L’OTTOBRE MISSIONARIO A RAGUSA…

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L’Ottobre missionario a Ragusa…laVeglia da organizzare….
Cosa fare? La gente verrà? I soliti noti, come ogni anno? O quest’anno sarà diverso…
Erano queste le domande più ricorrenti, nella vigilia…
In particolare, oltre alle esperienze degli anni precedenti, la preoccupazione più grande era legata ai recenti cambiamenti nell’Ufficio Missionario. Come tutte le volte che si comincia un cammino nuovo, un anno nuovo, le incertezze fioccano.
Allora, ecco che torna la domanda. Cosa bisogna fare?
Fidarsi…In primis di Dio, che ci aiuta a trovare idee e forze nuove. Poi nelle nostre capacità, nell’amicizia che ci lega ai tanti laici impegnati nella nostra comunità e nelle altre parrocchie, nella consapevolezza che sola semina porta al frutto. Un frutto buono solo se orientato al bene di tutti coloro che ne mangeranno.
E poi…La veglia a Ragusa è stata bella, viva, tante persone sono venute a sentire le testimonianze di Simona Antoci e di Valentina Giulino, le quali hanno dato un contributo a sensibilizzare l’assemblea nei confronti di un aspetto che a volte dimentichiamo: la Chiesa è Missionaria. Noi cristiani siamo il popolo dell’incontro, che vive e trova Dio nel fratello che ha bisogno di Lui. Ed il motivo è che Dio sta con gli ultimi, con gli emarginati,
con coloro che hanno subito ingiustizie; e ci insegna che stare dalla stessa parte, perché accogliere Loro è accogliere Dio.
Non noi salviamo il mondo, ma Dio ci salva attraverso l’incontro di chi ha bisogno,se manifestiamo il desiderio di andare verso l’Altro, senza paura ed oltrepassando i nostri pregiudizi e programmi.
Ed allora, anzisolo allora,scopriremo nell’altro di fronte a noi, accanto a noi, un Altro più grande capace di aprire il nostro cuore, capire che al di là dei bisogni materiali ciò che serve è Umanità ed Amore. Insomma, Dio.
Tutto da imparare e da vivere e solo determinati “incontri”possono darci quella forza vitale per rispondere al Suo invito.
Simona ha parlato del progetto “Peruferia” della diocesi di Ferrara, con cui lei è partita, e che ora sta diventando un appuntamento fisso. Un ponte che possiamo attraversare anche noi, se vogliamo, perché aperto a tutti, contattando Simona stessa.
Lei è partita nel 2012, per tre settimane, ed è stata a Huaycàn, periferia nord est di Lima, presso la parrocchia-missione dei Padri Monfortani.
“Io lì ho capito che Dio sta con i poveri, che non potevo fare granché, ma che quell’incontro mi stava convertendo il cuore. Nelle baraccopoli di una città peruviana, ho scoperto che è presente un popolo che cammina e cerca Dio. E Dio si fa trovare per chi lo cerca”.
Simona, oggi, lavora come infermiera all’Hot Spot di Pozzallo, e ci ha parlato dell’incontro con le persone che aiutanel suo lavoro. Un percorso a volte difficile ma spesso commovente, in cui ha potuto sperimentare un’umanità che sorride nonostante abbia perso tutto. Simona ha sottolineato inoltre che sente di essere nel posto giusto, in un luogo dove può continuare quel cammino iniziato nel 2012.
Valentina, psicologa di Medu, ci ha parlato di un canto ascoltato durante il primo sbarco a cui ha assistito. Uomini che, su un barcone, esprimevano nel canto la loro lode a Dio per essere stati salvati.
E poi, Valentina, ci ha introdotto il concetto degli “atti di riparazione”, perché, ci ha detto, “noi cristiani abbiamo il dovere di compiere una giustizia dove, finora, l’ingiustizia ha regnato…“Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati”.
Ancora Valentina ci ha parlato di un sogno, che da poco sta muovendo i primi passi.
Un sogno nato in una sera di pioggia invernale. Quando una cenaper due, lei ed un suo amico, è diventata una cena per quattro. A casa sua, infatti, ha ospitato due ragazzi che erano stati rilasciati quella sera stessa, sotto la pioggia, senza capire dove erano e cosa dovevano fare. Avrebbero dormito per strada, se lei non fosse andata oltre, se lei non avesse usato il cuore per trovare un alloggio temporaneo aquesti ragazzi.
Nella povertà, nella semplicità della parrocchia di San Luigi, tutto questo è avvenuto. Un incontro di tutta la comunità che ha aperto il cuore a un sogno. Un sogno che potrà continuare, se il cuore di questa comunità  rimarrà attaccato alla fiducia in Cristo.
Alcune risonanze dei partecipanti alla veglia:

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Avevo già partecipato alle veglie missionarie a San Giuseppe Artigiano e sempre mi hanno emozionato le testimonianze e l’atmosfera che si creava. Ma venerdì sera alla parrocchia Maria SS. Nunziata, mi ha colto un brivido e l’aria sembrava sospesa. Le testimonianze di Simona e Valentina gradualmente mi hanno rapito e mi hanno fatto rendere conto di una realtà che è attorno a noi e che spesso non vediamo. Facciamo il nostro percorso: casa, lavoro, svago, amici e ci tiriamo fuori dalla sofferenza delle periferie del mondo, finanche nelle nostre città. Ho avuto la sensazione della presenza di Dio nelle parole e nelle esperienze di queste ragazze. Qualcuno che, oltre ad aiutare chi ha bisogno, si coinvolge con loro fino ad ospitarli per una cena in un giorno di pioggia o entrare nelle loro capanne che talvolta non sono dissimili ai pollai delle nostre sicure case di campagna iblee. La spontaneità e la verità usciva veramente dalle loro testimonianze di vita quotidiana dentro l’Hotspot di Pozzallo e di straordinarietà nel dedicarsi alle missioni in giro per il mondo. Ho percepito umanità, coraggio e fiducia: elementi distintivi di un vero cristiano.

Luigi D’Onufrio

 

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Ho partecipato con interesse, coinvolgimento e commozione alla veglia: ascoltando le
testimonianze e le riflessioni condivise, pregando e cantando al Signore ho rivisto e rivissuto alcuni momenti ed esperienze della mia quotidianità o del lavoro che svolgo al servizio degli altri: i passi compiuti, le paure, le gioie condivise, la sofferenza di tanti, troppi che neanche immaginavo, qui, proprio qui dietro l’angolo! Fratelli di altre nazioni e anche tanti italiani in cerca di dignità, di speranza, di cura, di qualcuno che creda in loro e li riconosca quali “figli del Padre e fratelli”! Ho pensato a quanto timore di Dio e con quanto rispetto dell’altro occorre accostarsi ad ogni singola persona, perché ciascuno è “suolo sacro”. Ora, però, provo a guardare innanzitutto me stessa con misericordia. Di fronte alle mie contraddizioni e ai miei limiti, alle mie insicurezze, alle mie paure
decido di accogliermi e accettarmi come sono: non “avevamo” forse solo cinque pani e due pesci quando Gesù sfamò cinquemila persone? Non era forse Mosè “inadatto a parlare” ma abbastanza umile da piacere a Dio? Poiché Lui agisce proprio in chi Gli fa spazio, riconoscendo la propria piccolezza e a lui si affida e in lui confida! Dio ha già seminato, ora cerca figli umili ma fiduciosi che collaborino alla raccolta della messe, andando dove Lui si trova. C’è Dio nel mio fratello. Nel fratello che ha bisogno e mi chiede sostegno o consiglio, nel fratello che mi ringrazia o mi sorride, ma anche nel fratello che con la sua rigidità e il suo sarcasmo mi ferisce, nel fratello che mi accusa
di aiutare chi non se lo merita, dimenticando che anche Gesù era “amico dei peccatori”. Nel fratello che con la sua diversità mi obbliga a rivedere i miei schemi e nel fratello “importuno” che con le sue richieste mi costringe a interrompere il mio lavoro e i miei progetti e “perdere” il mio tempo per stare con lui e così “riempire di eternità” ogni attimo, cercando di capire cosa Dio vuole dirmi anche attraverso di lui. E c’è Dio anche dentro di me, se solo rimango in silenzio per ascoltarlo. Non ho che “cinque pani e due pesci”, Signore, ma se vuoi, dove vuoi manda me.

VALENTINA

 

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