NON E’ L’ABITO CHE FA LA GIOIA

Pubblichiamo la LETTERA DI P. SEBASTIANO AMATO, missionario saveriano in Congo, in occasione della Veglia Missionaria diocesana 2017.

 

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Sono P. Amato Sebastiano di Monterosso Almo in Provincia di Ragusa. Mi trovo nel Congo dal 1975 ed oggi mi ritrovo ancora con lo stesso entusiasmo di sempre e con una esperienza di gioia colma da traboccare. A volte mi chiedo perché Dio ha scelto proprio me per un simile dono? Tutto è grazia.

Eccomi a voi in questo momento di Veglia Missionaria con il tema: la messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Negli anni passati (i più anziani se ne ricordano) quando pronunziavamo questa frase, il nostro pensiero era sempre rivolto ai missionari che erano pochi e insufficienti per annunziare il Regno di Dio in un mondo vasto e pagano.  Ed era vero.

Nei miei primi 15 anni di missione mi trovavo a Walungu nella tribù dei Bashi. Tutto era grande: la parrocchia, come territorio,  era più grande della nostra Provincia di Ragusa e oltre metà, zona di foresta, senza strade, quindi da percorrere a piedi; la popolazione era una moltitudine, oltre 150.000 abitanti con ancora una grande percentuale di pagani; il numero dei catecumeni era grande, oltre 5000 l’anno; le scuole costruite o da costruire, organizzate o non ancora, erano numerose, oltre 150;…. Tutto in grande e noi missionari eravamo solo tre. Con la grazia di Dio e la collaborazione efficace di tantissimi laici locali, posso dire che mai abbiamo lavorato così tanto e così bene e non ci sentivamo pochi perché riuscivamo a fare tutto. Anche durante la guerra, molti erano dovuti partire ed eravamo rimasti in pochi, ma sostenuti dalla grazia di Dio e dalla fraternità che si era creata tra i membri di tutte le Congregazioni rimaste, abbiamo potuto lavorare sempre al meglio, come se la guerra ci passasse a lato senza scalfirci.

Adesso in Congo abbiamo vescovi locali, sacerdoti, suore e laici impegnati in gran numero, le parrocchie grandi si sdoppiano per creare altre parrocchie per l’abbondanza di vocazioni che ci sono, almeno in alcune Diocesi più fiorenti. Si vede una Chiesa viva che da oggetto della Missione sta diventando soggetto della missione nel mondo. Oltre ad avere i suoi sacerdoti o i suoi religiosi, tramite le Congregazioni religiose, la Chiesa africana manda missionari e missionarie in tutto il mondo… Noi, come Missionari Saveriani del Congo, ne abbiamo in Cina, in Tailandia, in Messico, Brasile, in Sierra Leone, Camerun, Chad, Mozambico…  e, ogni anno, i nostri seminaristi, senza contare quelli della teologia che si trovano in altre nazioni, ne abbiamo una media che supera i 75.

Io mi chiedo: Come mai questa inversione di rotta: da noi in Italia non ci sono più vocazioni e nel mondo recentemente evangelizzato, ci sono molte vocazioni? Non sarà perché non abbiamo pregato abbastanza? Oppure perché pregavamo con disinteresse pensando che le vocazioni erano per le missioni e che per noi non era necessario? Come se da noi era assicurato che ne avremmo sempre avute? Oppure perché abbiamo perso il senso missionario della Chiesa?

Il giorno che Monsignor Pennisi, vescovo di Ragusa,  mi aveva dato la lettera di presentazione per andare missionario dai Saveriani di Parma, mi disse una frase che oggi capisco meglio.  Io mi scusavo per il fatto di lasciare la Diocesi sapendo che c’era pure bisogno (e in quel tempo di vocazioni ne avevamo abbastanza, anche se non sono mai troppe), e lui mi disse: “Non aver paura, perché, se noi continuiamo ad avere grande spirito missionario e continueremo a mandare missionari nel mondo, il Signore non ci farà mai mancare le vocazioni necessarie per la nostra Diocesi”.

Se oggi la nostra Diocesi di Ragusa ha poche vocazioni sacerdotali, non può essere causato anche dal fatto che il nostro spirito missionario si è fortemente indebolito e non mandiamo più missionari e missionarie nel mondo? A volte pensiamo che le vocazioni sacerdotali e missionarie vengono quando la Diocesi ha molti sacerdoti e può darne come in soprappiù.  Per Monsignor Pennisi era proprio il contrario: a un grande spirito missionario aperto alla evangelizzazione dei popoli nel mondo intero, con tante vocazioni sacerdotali e missionarie, corrisponde nelle nostre Diocesi la garanzia e il dono di tante vocazioni sacerdotali e religiose. Così dobbiamo chiederci questo: se nella nostra Diocesi le vocazioni sacerdotali sono diminuite non è forse anche perché è diminuito nelle nostre parrocchie lo spirito missionario?

In questa veglia missionaria dedicata propria alla preghiera per le vocazioni, preghiamo il Signore perché aumenti il nostro spirito missionario e che in tutte le nostre parrocchie ciascuno si impegni a trasmettere il vangelo al suo vicino, cosciente che la nostra fede aumenta nella misura in cui sappiamo condividerla con altri. Preghiamo perché la nostra pastorale parrocchiale sia sempre più impregnata di spirito missionario ad gentes, per accogliere la dinamicità di una Chiesa in uscita e in cammino verso i più poveri che sono quelli che non conoscono ancora il Vangelo. Preghiamo perché i cristiani prendano a cuore le opere missionarie della Chiesa e le sostengano con le loro preghiere e con le offerte generose, frutto di condivisione e di sacrificio.

Anch’io, dal Congo, mi unisco alla vostra preghiera e insieme invochiamo il Signore dicendo: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai. Ti preghiamo Signore: manda molti e santi operai nella tua messe, sceglili in “tutte le ore del giorno” dalla prima all’ultima ora, in tutti i ceti sociali da quelli ricchi a quelli più poveri, in tutte le nazioni e da tutte le razze… uomini e donne, e che, anche nelle nostre parrocchie e diocesi, non vengano mai a mancare i tuoi santi ministri e annunziatori fedeli della tua Parola, per l’avvento del tuo Regno.

Padre  AMATO SEBASTIANO                  Bukavu   29/09/2017

Bukavu  7/2/2017

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I nostri piccoli progetti sono:

  • Kujifunza ni haki (l’istruzione è un diritto) aiutare i bambini nella retta scolastica, perché tanti non riescono a studiare. (per le scuole elementari, secondo le zone, la media è di 8€ et per le scuole superiori è una media di 15€)
  • Orfanotrofio di Kilomoni. Si tratta dei bambini orfani di mamma morta al momento del parto, che nei villaggi morirebbero senz’altro.
  • Mutuelle de santé (Assicurazione salute). E’ il modo migliore che abbiamo trovato per aiutare tante famiglie per i problemi di malattia. Si adotta una famiglia con la somma di 60€ per un anno.
  • Adozione di un seminarista missionario: qui, contrariamente che in Europa, abbiamo molte vocazioni missionarie di giovani che vogliono servire il Signore e sono disposti a portare il Vangelo dell’amore in tutto il mondo. La messe è abbondante, ma mancano i mezzi sufficienti per sostenerli, farli studiare e prepararli bene ad essere missionari. Un sostegno costante è di 100€ al mese, ma qualunque aiuto è il benvenuto.
  • Intenzioni di sante messe. Anche questo è un buon sostegno per i missionari: far celebrare loro delle sante messe e diventa un modo di pregare gli uni per gli altri nella comunione dei santi.
  • Missioni di Kitutu e di Luvungi (Diocesi di Uvira). Queste due missioni festeggiano per il 2017 il loro giubileo di 50 anni. Qui le feste diventano momenti privilegiati di animazione cristiana verso i pagani e di animazione vocazionale e missionaria per una chiesa aperta sul mondo.
  • I poveri li avrete sempre con voi.  Ogni giorno c’è tanta gente che passa per salutarci e, spesso si tratta di   poveri con i problemi ricorrenti di fame, scuola, salute, alloggio. Si dà sempre qualcosa: poco si, ma mai a mani vuote!!! 

 

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