Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

RENDERE RAGIONE DELLA SPERANZA

Missio Giovani – Diocesi di Ragusa . Proposta di un itinerario per il “PERCORSO 2014-2015)formiche (1)

Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Ma questo sia fatto con dolcezza, rispetto e retta coscienza. (1 Pietro  3,15-17)

Abbiamo aperto uno scritto del Nuovo Testamento steso in un greco molto raffinato (ci sono 62 parole greche che non ricorrono nel resto delle pagine neotestamentarie). Il titolo non ha esitazione nell’attribuire questa Lettera, la prima delle due, a Pietro, «apostolo di Gesù Cristo», il quale scrive però per mezzo di un segretario, Silvano (5,12), forse quel Sila che negli Atti degli Apostoli è anche collaboratore di san Paolo. La Lettera è composta a Roma, menzionata con l’epiteto usato dagli scritti apocalittici giudaici e cristiani, “Babilonia”. Molti studiosi pensano che l’opera sia da riferire alla tradizione petrina più che all’Apostolo in modo diretto, perché sembra rivolgersi alla seconda generazione dei cristiani: «Voi amate Cristo senza averlo visto e senza vederlo credete in lui» (1,8).

Il testo è, comunque, una splendida testimonianza della vita ecclesiale delle origini cristiane, in particolare dell’esperienza battesimale. Un’esistenza vissuta nel cuore dell’impero romano, nella consapevolezza di essere «una fraternità sparsa nel mondo» (5,9). Acquista un significato particolare, allora, il frammento – per altro molto noto – posto al centro della nostra riflessione. Per illustrarlo in modo più netto dobbiamo ricorrere a un’immagine cara a questa Lettera, quella della “casa”, in greco oikos.

Con essa si raffigura la Chiesa che è una «casa spirituale», edificata sulla fondazione di Cristo, «pietra viva», e con le pareti fatte di «pietre vive» che sono i cristiani, una casa che è in realtà un tempio perché in essa si offrono «sacrifici spirituali» (2, 4-5). La Chiesa, però, continua Pietro, è anche paroikía (vocabolo greco dal quale è derivato il nostro termine “parrocchia”), cioè “fuori casa”, in pellegrinaggio verso un’altra casa, una meta superiore (1,17; 2,11). Questo cammino si svolge appunto nelle strade del mondo ove s’aggirano forze ostili, «l’avversario, il diavolo, simile a un leone ruggente in cerca della preda da divorare» (5,8).

Ci si imbatte nell’«incendio della persecuzione, acceso per mettere alla prova» (4,12), si è oltraggiati, contestati, tentati di nascondersi, mentre è necessario che, se uno soffre come cristiano, non si vergogni ma glorifichi Dio per questo nome» (4,16). In questa atmosfera, mentre si è in paroikía, cioè lungo le vie della storia, è importante il monito che è presente nel nostro versetto. Il cristiano deve conservare intatta la fiducia e la serenità, tenendo alta la fiaccola della speranza.

A chi lo interroga chiedendo le ragioni di questa fiducia e della sua visione del mondo e della vicenda umana, il fedele risponde «con dolcezza, rispetto e retta coscienza», senza aggressività, reagendo pacatamente anche alle accuse, ma sapendo illustrare con efficacia e con motivazioni la sua scelta di fede e di vita. È, questo, un luminoso programma di testimonianza, un esempio di certezza, ma è anche un modello di dialogo, di coscienza limpida della propria identità cristiana, senza però integralismo e chiusura.

(Pontificio Consiglio della Cultura – http://www.cultura.va/content/cultura/it/organico/cardinale-presidente/recensioni/famiglia-cristiana-articoli0/rendere-ragione-della-speranza.pdf)

Altro testo biblico utile all’itinerario:

La parabola del granello di senape è una parabola di Gesù raccontata nei tre vangeli sinottici (Vangelo secondo Matteo 13,31-32, Vangelo secondo Marco 4,30-32 e Vangelo secondo Luca 13,18-19) e nel Vangelo di Tommaso (Tommaso 20). Possibili paralleli ebraici della Bibbia sonoDaniele 4,10-12 e 4,20-22; Ezechiele 17,22-23 e 31,1-9.

La parabola mette a confronto il Regno dei Cieli a un grano di senape: questo, secondo la parabola, è il più piccolo tra i semi e tuttavia si trasforma in una pianta abbastanza grande da poter dare riparo agli uccelli.

Le versioni della parabola, secondo le traduzioni dei vangeli sinottici nell’edizione CEI, sono le seguenti:

« A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra. »   (Marco 4,30-32)
« A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò? È simile a un granellino di senapa, che un uomo ha preso e gettato nell’orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami. »   (Luca 13,18-19)
« Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami. »   (Matteo13,31-32)
« I discepoli dissero a Gesù, “Raccontaci com’è il Regno dei Cieli”. Egli disse loro “È come un granello di senape, il più piccolo dei semi, ma quando cade su terreno preparato, genera una pianta grande e diventa riparo per gli uccelli del cielo”. »
(Vangelo di Tommaso, 20)

 

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Brassica-Juncea

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PARABOLA DEL GRANO DE MOSTAZA 3

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Senape

PROPOSTA DI ITINERARIO “PERCORSO MISSIO-GIOVANI 2014-2015”

TEMPI:
– Semente: Ottobre-dicembre
– Terreno: Gennaio-febbraio
– Albero: Marzo-aprile
– Nido: Maggio-Giugno

vedi anche https://www.facebook.com/missionari.iblei
e https://www.facebook.com/groups/271348023895/?fref=ts

 

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