Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

A Mompilieri la Giornata Sacerdotale Mariana Regionale 2014

CATANIA. GIORNATA SACERDOTALE MARIANA REGIONALE  – 10 giugno 2014

Santuario della Madonna della Sciara di Mompilieri –

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L’annuale Giornata sacerdotale mariana regionale nella Festa di S. Maria Odigitria, martedì 10 giugno, ha visto  il clero siciliano, rappresentato da circa duecento sacerdoti e da dieci vescovi, radunato al Santuario della Madonna della Sciara a Mompilieri (Mascalucia), luogo di raduno e di speciale devozione mariana per l’intera arcidiocesi di Catania e non solo.

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“Il Santuario custodisce la bella statua della Madonna, sepolta sotto la “sciara” (lava) dall’eruzione del marzo 1669 e prodigiosamente ritrovata il 18 agosto 1704. Da questi eventi – si legge in una nota della Curia – scaturisce un forte messaggio di quella grande speranza che lo Spirito del Signore Risorto fa germogliare in ogni desolazione che possa circondare la nostra esistenza”.

Alle ore 9,30, la calorosa accoglienza e di seguito l’incontro con padre Ermes Ronchi, presbitero e teologo italiano dell’Ordine dei Servi di Maria,  sul tema “Cerco nel cuore le più belle parole, riflessioni sul Magnificat”  (Maria casa di Dio. Variazioni sull’Ave Maria, il Magnificat e la vera devozione, EMP, 2013)

 

Alle 12 la concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Carmelo Cuttitta, seguita dalla processione al Santuario e con l’Atto di Affidamento a Maria:

Ai tuoi piedi,
o dolcissima Madre,
stanchi del nostro vagare,
senza meta né riposo,
storditi dalle fatue luci di questo mondo,
ammaliati da facili promesse,
promesse di felicità, poi deluse,
prostriamo le nostre misere anime.

A te Maria,
forgiata dal fuoco del vulcano,
gemma preziosa,
luce sgorgata dalle profondità della terra,
per illuminare l’incerto cammino delle nostre esistenze,
per diradare le nebbie che offuscano i nostri pensieri e che ci allontanano dalla strada di tuo Figlio, Gesù Cristo,
a te o Madre,
offriamo le nostre pene e le nostre sofferenze.

Al Tuo Cuore Immacolato,
o Maria di Mompileri,
sorgente d’acqua cristallina,
a cui le nostre anime assetate si ristorano,
fonte di inestinguibile calore,
acceso da Dio Padre in questo Santo Luogo,
per irradiare la fiamma ardente del Suo Spirito,
noi, tuoi poveri e fragili figli, affidiamo le nostre vite.

Amen

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La Giornata si è conclusa con l’agape fraterna presso il “Casale del Notaio” a Belpasso.

“La Madre nostra Santissima – come aveva scritto mons. Salvatore Gristina, Arcivescovo di Catania in una lettera ai presbiteri – propizierà soprattutto per noi presbiteri una rinnovata abbondanza di doni dello Spirito che ci sostengano nel nostro generoso ministero a servizio dell’amata gente di Sicilia”.

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Alcuni testi raccolti su internet con riferimento a Ermes Ronchi e Marina Marcolini contenuti in  Perché avete paura? (Mc 4,40) La speranza dalle Scritture. Serata di presentazione dell’Ottava edizione del Festival Biblico. Santuario di Monte Berico – Vicenza, 21 marzo 2012 http://www.festivalbiblico.it/contenuti/serata%20ermes%20ronchi.pdf

CANTARE LA SPERANZA.
Intervento di Padre Ermes Ronchi
Eppure, io canto. Nonostante tutto, io canto…
La speranza è la testarda fedeltà all’idea che la storia e la vita siano, nonostante tutte le smentite, un
possibile cammino di salvezza. Una semplice metafora: nella nostra esistenza siamo accompagnati da due cagnolini, uno è la paura
l’altro è la speranza. Il cane al quale dai da mangiare di più diventa sempre più grande. L’altro
rimane piccolo. Se io alimento la paura, se le do ascolto attenzione ragione, se la nutro, essa
continuerà a crescere. Se invece custodisco e coltivo motivi di speranza, sarà questa a diventare
sempre più grande. Come una profezia che si autoavvera.
In un viaggio in Tunisia sulla soglia di una villa romana, ho trovato questo mosaico:
εν σαυτο τασ ελπιδασ εκε, fai cantare in te stesso le tue speranze, dai voce, fai echeggiare, dai
forza alle tue speranze. Falle cantare e dà loro ascolto.
Come stasera le fanno cantare i Nuovi Trovadori e i versi di Turoldo.
Non è decorazione il canto, è necessario, cantare è molto più che dire.
Ma il problema diventa: quali speranze cantano in me? che livello di obiettivi nutro per me e per i
miei? Mi accontento di un po’ di salute, un po’ di soldi, un po’ di sicurezza….
Il mio sogno: villa con piscina e Ferrari nel garage?
Queste però sono speranze che tendono alla paura, paura di perdere il livello di vita che ho raggiunto.
Perché non commisuriamo le speranze invece che al PIL, prodotto interno lordo, ad un PIF, Prodotto
Interno di Felicità?
Allora ecco, che cosa spero? voglio una famiglia felice, e amicizie belle, godere più cultura, l’onestà
e la fine della corruzione, custodire la bellezza della natura, aspetto pace per me e per la terra,
desidero giustizia per me e per tutti i figli di Dio, e libertà e rispetto a cominciare dagli ultimi? Allora
la speranza tende all’espansione della vita.
Il vangelo è il maestro della speranza, ci insegna l’espansione della vita. E ci indica il percorso: la
fiducia.
Per una mancanza di fiducia è entrata nel mondo la paura, per un atto di fiducia ne sarà esiliata.
– Fiducia nel mondo e nel suo destino. Il futuro sarà buono, il mondo non finirà nel fuoco ma
nella bellezza. Ultima visione dell’ultimo libro l’apocalisse: vidi la nuova terra scendere dal
cielo bella come una sposa pronta per l’incontro d’amore.
– Fiducia nell’altro, perché anche lui in cuore attende e cerca le stesse mie cose. Offro un
anticipo di fiducia ad ogni uomo, perché offrendola si riduce nell’altro la paura. Ed è
probabile che la spirale di fiducia generi fiducia.
– Fiducia in me stesso. Credere nell’altro e credere in me stesso sono l’interfaccia di
un’apertura alla conquista del futuro. Perché se anche l’altro fallisse, io ho fiducia in me e
allora il fallimento non tiene in scacco la mia volontà di ripresa.
– Fiducia in Dio. Ho fiducia in Lui perché lui ha fiducia in me, amo colui che mi ama, credo in
colui che crede in me, quasi un raddoppio di fiducia, una fede al quadrato.
Cantare la speranza, allora. Dando fiducia come un pregiudizio, optando per speranze grandi,
quelle che rendono davvero felice la vita, e poi cantarle, ridirle a me e agli altri «La speranza è un
essere piumato / che si posa sull’anima, / canta melodie senza parole / e non finisce mai» (E.
Dickinson).

Intervento di Marina Marcolini
Magnificare le speranze.
Magnificare: che bella parola, suona già come ciò che indica: è grande, riempie la bocca quando la
pronuncio.
Forse in italiano ne abbiamo un po’ scordato il significato.
In inglese ‘Magnification’ significa ‘ingrandimento’ (significato tecnico) e si usa per gli obiettivi, le
lenti ottiche.
Magnificare è ingrandire i nostri obiettivi, le nostre speranze.
E’ Maria nel Vangelo a cantare il Magnificat.

Maria è una donna che ha magnificato le sue speranze.
Crede fino in fondo al sogno più grandioso mai sognato: il regno dei cieli sceso in terra. E ci voleva
un Dio per sognarlo. Nessun uomo avrebbe osato tanto:
i superbi rovesciati dal trono e gli umili innalzati, i ricchi a mani vuote e gli affamati saziati….
Un mondo dove a nessuno, nel più sperduto angolo della terra, sia negata la possibilità di fiorire, un
mondo di giustizia, di pace…
Magnificat: il più grande canto rivoluzionario dell’avvento, secondo Bonhoeffer.
Noi scuoteremmo la testa dicendo: utopie!
E invece Maria, la rivoluzionaria, ci crede così tanto che lo canta già al passato: c’è un Sogno che
urge.
Il vangelo ha inventato un tempo verbale nuovo, che prima nella grammatica non c’era: il‘presente
gravido’, e Maria ne è l’icona.
Maria incinta di Dio e di desiderio fremente di un futuro covato nel presente.
E’ il mistero dell’incarnazione a fare del presente un tempo pregnante, pieno di domani e quindi di
speranza.
Il vangelo inserisce nella vita un dinamismo, un tendere a.
La speranza è tensione verso un compimento e l’uomo una cosa in divenire.
La vita dei singoli e la storia con tutti i suoi dolori non è una tragedia, non rotola cioè verso la
catastrofe, ma avrà un lieto fine, come una commedia, una commedia divina.
Non sarà il male a vincere, ad avere l’ultima parola: perché l’opera di Dio è un costante creare: se
l’uomo distrugge, Dio ricrea, se l’uomo si ribella, fugge, Dio si riavvicina. «Tutto concorre al bene di
coloro che amano Dio» (S. Paolo) e Sant’Agostino: «tutto, anche i peccati».
Nella Divina Commedia Lucifero precipita dal cielo per peccato di superbia, scavando la voragine
infernale e con le macerie che la caduta ha prodotto, Dio costruisce una montagna, che è come una
scala. Con il vuoto che il male scava, Dio costruisce un pieno. Il male toglie, Dio dona. Da una
ferita, una guarigione.
Dio porge agli uomini una scala per salire verso di lui, verso il bene e la gioia.
Parlare della gioia richiede un gesto di coraggio. Perché la gioia cristiana è una cosa seria. Non è fuga
dal dolore e dalle durezze della vita, né euforia superficiale, ma deriva dalla convinzione di fede che
«ci assicura che siamo sempre custoditi nell’amore» e che per questo «tutto sarà bene». (Giuliana di
Norwich).

 

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