Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Si è spento poco fa Padre Andrea Cascone

Si è spento poco fa Padre Andrea Cascone, già parroco di Santa Maria delle Scale. Un uomo che ha amato gli uomini, specialmente i più poveri. Un cristiano e un pastore vero, che ha creduto in Dio, testimoniato Cristo, servito sinceramente la Chiesa. Un educatore amato, che ha guidato i giovani a crescere, a sperare, a donarsi. Un cittadino impegnato e generoso, che ha sempre difeso il metodo della laicità nella fedeltà ai valori umani e cristiani.

GianPiero Saladino 

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Nel 2003 Luciano Nicastro aveva scritto un articolo in omaggio a Padre ANDREA CASCONE in occasione del 50° di parrocato a Santa Maria delle Scale. L’articolo “E’ la sera dei ricordi” lo riproponiamo pensando di fare cosa gradita ad amici e conoscenti, ma anche di far conoscere l’animo e la bellezza del ministero sacerdotale testimoniata da Padre Andrea .

da http://www.lucianonicastro.it/

RAGUSA – Articolo E’ la sera de ricordi – omaggio a Padre Andrea Cascone, Ragusa 2003

LUCIANO NICASTRO

 E’ LA SERA DEI RICORDI…

  Riflessioni per il 50° di servizio pastorale ininterrotto

di Padre Andrea Cascone

come Parroco di S. Maria delle Scale in Ragusa

VENERDI!  11 luglio 2003 alle ore 19

1 – Premessa

 Eccellenza,

illustri Autorità,

cari amici,

tocca a me stasera l’onore di tracciare le coordinate di una riflessione sui 50 anni di attività pastorale del Rev.mo Padre Andrea Cascone.

Non tanto per meriti di cultura quanto per debiti di riconoscenza. Sono stato il destinatario privilegiato  della Sua Carità. Mi ha fatto studiare alla Cattolica di Milano e mi ha aiutato sempre nella mia difficile vita come un padre discreto e sempre accogliente, anche dopo i miei errori e disorientamenti.

Sono passati 50 anni da quando S. E. Mons. Baranzini, Arcivescovo di Siracusa e I° Vescovo di Ragusa, conferì il mandato di Parroco in questa Chiesa al nostro Padre Andrea, che aveva allora appena 28 anni.

Io ero un ragazzo di 11 anni. Come cappellano del parroco Di Quattro aveva fondato la GIAC, l’Associazione Giovanile S. Michele, ed aveva riunito i giovani, che erravano per le strade del quartiere senza scopo e senza guida.

Prima la Sacrestia era un luogo sacro e vi si entrava solo per conferire con il Parroco. Ora era diventata “l’Associazione”, il luogo dei giochi, del ping pong, della televisione, delle riunioni di cultura religiosa, delle interminabili serate passate a discutere in modo animato su tutto, problemi giovanili e problemi religiosi, cattolici e politica, a cantare “vola colomba etc…”. Alcune immagini rendono bene il clima ed i rapporti di allora.  Il giovane prete quando veniva sfidato, era capace, sollevandosi la tonaca, di correre per le scale di S. Maria dietro la Canonica e di raggiungere il malcapitato o di guidare una lunga passeggiata a cantare e a pregare da S. Maria alle curve ‘ro piriculo.

E’ la sera dei ricordi.  Una sera magica, direbbe Lucio Dalla.

Come in un film ritornano alla memoria scene, luoghi, fatti e  persone care di questi 50 anni. Chi non ricorda Donna Vannina “a saristana”, l’ins. Sig.na Concettina Giummarra, la presidente di grande fede e profonda devozione, la Sig.ra Ottaviano e l’armonium e i tanti appassionati collaboratori, tanti giovani, uomini adulti, anziani…

S. Maria era allora un quartiere, pieno di miseria e di forti disuguaglianze sociali, molto popolato e pieno di giovani vivaci e chiassosi, ai quali bisognava insegnare a pregare e ad amare, ma anche a  comportarsi da cittadini educati…alla legalità.

2 – Venne un uomo

In questo quartiere venne un uomo di nome Andrea, un giovane sacerdote, in mezzo ai giovani, che camminava per le strade del quartiere a chiamarci ad uno ad uno per una nuova avventura.

Allora la strada era una Scuola ma da quel momento con Padre Andrea, parroco giovane fra i giovani, nacque per misterioso disegno della provvidenza dal quartiere una Comunità.

3 – Dal quartiere una Comunità

Così nacque da un quartiere popolato, dove la Chiesa era stata solo una istituzione “sacra”, una Comunità, attraverso l’opera di un giovane sacerdote che seppe dare ad una realtà sociologica particolare e stratificata un’anima cristiana ed una intensa vita associativa.

Non suoni retorico l’elogio di un Parroco che ha fondato, costruito e amato la sua comunità, i suoi Parrocchiani per 50 anni nel nome e in persona Christi. Chi un domani farà la storia di questo quartiere e del servizio religioso e civile reso da questa Parrocchia alla Città di Ragusa non potrà non parlare di Lui, della sua grande anima e della sua tenace testimonianza di Parroco povero e coraggioso.

4 – Il rapporto con i Padri Carmelitani

Nella Parrocchia di S. Maria c’è il Santuario del Carmine dei Padri Carmelitani Scalzi.  Con  Padre Andrea nessun conflitto ma rispetto e fraterna collaborazione, anche nel periodo di Padre Casimiro.

Il Santuario era visitato dai ragusani della città e non solo da quelli del quartiere. I Padri erano monaci confessori e direttori spirituali del Santuario, ma se occorreva, diventavano anche cooperatori del parroco Andrea.

Nessuna rivalità tra le Associazioni giovanili ma appassionata competizione. L’educazione dei giovani avveniva con particolare impegno catechetico e sacramentale, anche se con metodi diversi.

Nella Parrocchia c’è anche la chiesa di S. Lucia, ora risorta con il restauro, che è stata sempre meta di devozione popolare e  di autentica e partecipata religiosità da parte dei ragusani.  Il 13 dicembre era impegno dell’Azione Cattolica tutta con le SS. Messe e la “Pesca”.

5 – Nella ricchezza della Povertà

Si può dire con molta verosimiglianza che la Parrocchia è vissuta nella ricchezza della povertà, della generosità e della carità delle persone, del loro volontariato, della alimentazione del Parroco Andrea attraverso le iniziative più stravaganti, l’allevamento delle galline e la vendita delle uova ‘nda riana, pesche e sorteggi per ogni festa, raccolta della carta e dei giornali, la Pesca di beneficenza di S. Lucia, il contributo della banca Agricola Popolare e degli Enti… Non chiedeva soldi alla Curia Vescovile e la Curia era anzi in debito con la Parrocchia. Non sembri esagerato dire che la parrocchia sul piano economico non era un affare ma un carico anche per le povere economie del giovane Parroco che non aveva nemmeno le entrate dell’insegnamento religioso  nella Scuola Pubblica.

6 – Una Pastorale di frontiera

Eppure ci sono stati fatti di grande novità sul piano associativo – formativo, culturale e ricreativo che sono stati un primato nella città:

–       la prima televisione nella Sacrestia (ad esempio per “Lascia o raddoppia” la Parrocchia tutta si riuniva);

–       il primo cineforum cattolico per i giovani studenti, affollato e pieno di dibattito su temi religiosi ed esistenziali. Ad uno di questi partecipò anche fra gli altri l’attuale Mons. G. Battista Di Quattro;

–       la nascita di una polisportiva “Virtus” S. Maria che, fondata da Giacomino Cecchino e sviluppata in modo brillante e competitivo da Gianni Raniolo, trionfò nella pallacanestro e nella pallavolo maschile e femminile  e anche nel calcio maschile e femminile, non solo nei campionati del CSI ma anche in quelli del CONI.

7 – La promozione della donna

Forse fu allora la prima Parrocchia a partecipare ai campionati sportivi femminili ufficiali con le trasferte che venivano accettate  dalle famiglie solo grazie alla garanzia del Parroco.

La promozione della donna vede in questo quartiere e nella città non solo un riferimento organizzativo di tipo sportivo ma anche di tipo culturale e formativo nel contesto di una società maschilista. Si dimostrava così che la Chiesa di S. Maria non era un ritrovo di donne bigotte ma di donne cristiane mature ed emancipate nelle quali la fede non era rinuncia ma anima della vita.

8 – La scelta strategica della formazione.

La partecipazione ai corsi di formazione diocesana, regionali (campiscuola)  e nazionali per dirigenti di Azione Cattolica di noi giovani avveniva a  totale carico della parrocchia.

La Parrocchia investiva i soldi che raccoglieva non sui mattoni né a risparmio ma sulla formazione delle persone, sulla formazione di una nuova classe dirigente.

Bisognerebbe aggiungere l’asilo privato parrocchiale nei locali della Canonica, la Biblioteca e il Centro di Lettura con i corsi di autoeducazione e di orientamento a diventare adulti.

Le filodrammatiche, i festivals, i cenoni, le gite a Siracusa, sull’Etna, ad Agrigento e in campagna dal Parroco a raccogliere vaccareddi…

9 – Un Parroco “buono”

Ci ha regalato il suo tempo e il suo cuore. E’ stato tutto per noi, per ciascuno di noi. Ha dato tutto  per l’Azione Cattolica, per la Parrocchia, per i poveri.

Paziente nell’ascolto, sempre pronto ad accogliere, sincero e leale nei rapporti personali e fedele negli impegni. La sua parola era piena e solida. Quando si impegnava, lo faceva appassionatamente non solo con noi ma anche con i confratelli Sacerdoti. Fu eletto loro rappresentante negli organismi diocesani e regionali e lottò con decisione per l’equiparazione economica del clero, a favore dei preti poveri. Allora non c’era l’otto per mille.

10 – Il rapporto con la politica

Anche il suo rapporto con la politica fu improntato a correttezza, distinse sempre il rapporto con gli uomini, caldo e accogliente, dalle loro idee partitiche che lui non condivideva. Insieme a un gruppo di sacerdoti della Diocesi di Ragusa protestò contro il riarmo atomico con missili Cruises della Base Nato di Comiso.  Fu impegnato con la preghiera e la testimonianza nella Marcia dei pacifisti venuti a Comiso per il disarmo e la pace tra l’URSS e gli USA. In quell’occasione si trovò in disaccordo con il Vescovo Angelo Rizzo che volle una chiesa nella Base Missilistica come rifiuto della  pura logica di guerra.

11 – Sono passati 50 anni

e noi ne siamo testimoni. Testimoni del suo insegnamento. Ci ha fatto scoprire la profondità della fede trinitaria del cristiano, l’amore per il Papa, il Vescovo e la Chiesa Cattolica, l’amore per l’Azione Cattolica, per la dottrina sociale cristiana e per l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ci ha insegnato in particolare a vedere il volto di Dio nel bisogno del prossimo, l’importanza ed il valore dello studio e del lavoro ben fatto per diventare buoni e bravi cristiani.

 12 – La sua opera

Ci ha trasmesso la necessità morale dell’impegno e la generosità del servizio, il dovere di diventare qualcuno per meglio aiutare gli altri, il culto del perdono dei peccati e la fiducia nella Misericordia Infinita di Dio Amore.

Una classe dirigente sul versante religioso, ecclesiale e civile si è formata alla Sua Scuola. E’ stato un eterno studente, sempre impegnato e diligente. Partecipava al corsi di aggiornamento per sacerdoti ed educatori di metodologia o di spiritualità, di liturgia e pastorale e amava sfidare i suoi amici, sacerdoti e laici, sulle novità e sugli ultimi studi fatti sempre da “autodidatta” e un po’ utilizzando la sapienza dei relatori e degli studiosi con i quali intratteneva rapporti di intelligibilità  e di approfondimento e di corrispondenza epistolare (Padre Carlo Maria Martini S. J. poi Cardinale, Mons. Filippo Franceschi, Assistente Nazionale Azione Cattolica Italiana, poi Vescovo di Padova).

Democristiano da sempre,  non condivise la mia scelta socialista né quella di altri amici che orbitavano nel movimento culturale dei “cristiani per il socialismo” (Giovanni Firrito, Saro Di Grandi, etc.) ma continuò ad essere nostro amico affettuoso e compagno generoso.

Non portò voti né diede il suo voto né a me né agli altri di sinistra nelle competizioni elettorali amministrative o politiche, ma gioiva del nostro impegno e della nostra coerenza. Aveva sempre sostenuto che bisognava pagare di persona e che chi si impegnava prima o poi doveva incontrare con la croce del sacrificio personale il bene comune, come bene di tutti e di ciascuno.

La nuova classe dirigente cattolica sul piano politico che si andava affermando trovava in lui un convinto sostenitore del rinnovamento e della progettazione di nuovi e più ambiziosi traguardi di bene comune. E’ nata la sua vicinanza alla sinistra democristiana, a Giorgio Flaccavento e Franco Antoci, all’indimenticabile On. Corrado di Quattro, ideatore di “Ibla Viva” e sostenitore con l’On. Giorgio Chessari, che ne fu l’ispiratore, della legge sui centri storici di Ragusa, che è stato uno snodo storico nella vita culturale, economica e politica di Ragusa, non ancora pienamente attuata e realizzata, come rinascimento della città.

Ha dato agli uomini semplici o colti da lui incontrati una concezione alta della vita e della politica nella città, sin dall’esperienza dei Comitati Civici di Luigi Gedda nel dopoguerra. Per molte generazioni è stato l’immagine del Parroco, uomo, pastore, amico, ne ha incarnato la generosità ed il tratto distintivo.

 

 

13 – La Parrocchia si è spopolata

Ha sofferto molto da quando la Parrocchia si è spopolata e ha cominciato il suo inarrestabile declino. Il quartiere cambia di nuovo e la Comunità di S. Maria delle Scale non regge a questo processo di emigrazione e di disgregazione, di emarginazione a periferia della città, ma non è la sola. Purtroppo è la condizione di tutto il Centro Storico, che è  ormai diventato una vera patologia urbana.

I Santamariani prendono la via della diaspora, portano però con loro il profumo di Cristo nelle professioni e nelle altre zone della città.

Dopo la morte della sorella resta solo nella casa di via Ecce Homo. Padre Andrea incomincia a girare, invitato a pranzo ora da un santamariano, ora da un altro, ad una festa, ad una ricorrenza. Cambia la sua attività pastorale, segue i gruppi di famiglia nelle altre parrocchie della città fino al consumo delle sue energie.

Continua con accanimento anche se con meno forze, a seguire i Santamariani sparsi per la città di Ragusa nelle loro vicende, ora liete, ora tristi. E’ presente per benedire, pregare, confortare, consigliare. Ora che la Sua Parrocchia è diventata più povera, egli è diventato ancora un riferimento sacro e centrale, per il popolo dei Santamariani. Ma diventa anche il parroco dei problemi familiari difficili da risolvere. Vengono da Lui, anche da fuori Parrocchia, per ricevere un consiglio, un conforto cristiano, una speranza di vita.

E’ la sera dei ricordi.

E’ la sera della gratitudine.

E’ la sera del ringraziamento.

Il Pensiero di ciascuno di noi va alla Santissima Trinità che ha voluto in questo Sacerdote e Parroco, fatto fedele testimone del Suo Amore, incarnare un disegno provvidenziale per la parrocchia di S. Maria delle Scale e per la città di Ragusa.

Stasera…Bisogna tessere l’elogio dei Parroci che, innamorati servitori di Cristo scandiscono nel tempo il progresso civile della città e accompagnano i cittadini  lungo le trasformazioni e i problemi sociali, spesso acuti e drammatici, della qualità della vita.

L’evento di questa sera è unico perché emblematico e paradigmatico.

Sono trascorsi 50 anni di Parrocato a Ragusa. Lo testimoniano la presenza del Vescovo Mons. Paolo Urso e del Sindaco Dr. Tonino Solarino, le due più alte autorità della città e della Diocesi.

 

 

14 – La parabola della sua testimonianza

Se consideriamo la parabola della testimonianza del Parroco Andrea Cascone i momenti salienti sono i seguenti:

  1. all’inizio è un giovane Parroco che costruisce forti legami associativi per trasformare un quartiere in una comunità viva e operante. E’ il periodo del Parroco costruttore;
  2. successivamente è un Parroco maturo che modifica la sua Pastorale non potendo governare il terremoto sociologico dello spopolamento del Centro Storico. E’ il periodo del Parroco che segue ed insegue i suoi Santamariani dispersi per la città; è l’esperienza della diaspora…
  3. dopo il I° raduno dei Santamariani del 1996 alla Masseria (strada prov.le per Marina e bivio per S. Croce), è iniziato il periodo del Parroco che rivede tutto alla luce della Poesia “religiosa”. Le sue poesie sono il bisogno di comunicare con il  cuore venato  di un po’ di melanconia, la Sua fede incrollabile nel mistero trinitario;
  4. stasera a Lui il nostro abbraccio e il nostro caldo affetto. Non è stato  scalfito dalla ruota degli anni che sono passati. A Lui, alla presenza del suo Vescovo, successore degli apostoli, un grazie collettivo ed una invocazione corale a Gesù Cristo Signore della storia: “Pignus futurae gloriae”.

 

Infine chiediamoci: Quale futuro per questa Parrocchia?

Non spetta certo a me dare una risposta. Spetta però a me come discepolo di Padre Andrea Cascone affermare con forza che non può rinascere S. Maria delle Scale solo come bene culturale, come Chiesa di arte e di cultura, da conservare e da visitare, cioè da affidare alla fruizione periodica dei turisti che arrivano.

Bisogna fare di più, una grande operazione di risanamento e di ripopolamento, come ho proposto recentemente e precisamente quella di creare a S. Maria delle Scale un “Campus universitario” con il palazzo della Provincia di via Ibla (ex Laboratorio di Igiene e Profilassi) e il palazzo Sulsenti – Biscetti a ridosso di S. Lucia che può essere acquisito al demanio comunale con i fondi della Legge sui Centri Storici di Ragusa.

In questo modo si realizzerebbe un polmone attrezzato per ridare ossigeno culturale, sociale, economico e religioso al Centro Storico di Ragusa ed in particolare a “mezzo-iuso”. Non è il sogno di inguaribili idealisti ma, come ho dimostrato, è invece una possibilità concreta.

Il filosofo ed economista Jeremy Bentham nel “Panopticon” pensa ad una citta dell’utilità armoniosa come risultato compatibile della felicità individuale con quella collettiva. Per noi cristiani, seguendo Charles Peguy, la città armoniosa è invece quella della fraternità generosa e della solidarietà militante come vocazione comune di tutti gli uomini alla Trascendenza.

Ci vuole una politica alta e coraggiosa, che progettando la rinascita, la rivitalizzazione e il riuso degli spazi dei quartieri favorisca il rifiorire della vita economica, sociale, culturale e religiosa di Ragusa. E’ il messaggio di questa comunità e di questo quartiere stasera al Sindaco Tonino Solarino.

Questa è la sera della musica sacra e del “jazz sotto le stelle” per i giovani e gli appassionati. E’ la sera della poesia che resta sempre “la lingua materna del genere umano” perché offre una traccia di quel Dio di cui le religioni moderne (le religioni “fai da te”!) non riescono a fare parlare e che invece Gesù Cristo “Parola incarnata” ci ha           rivelato.

E’ la sera dei ricordi…di ciascuno di noi e di Padre Andrea.

E’ la festa di una Comunità cristiana con il Vescovo Paolo, di un quartiere di Ragusa con il Sindaco Solarino.

E’ la nostra festa.

 LUCIANO NICASTRO

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