Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Terremoto in Cile. Ci scrivono Angela e Salvo

20140325_165643 Altura della Croce nel deserto.

Carissimi,

vi scriviamo, queste poche righe, per rassicurarvi delle nostre condizioni dopo il terremoto di ieri sera.
La parte più colpita è stata a nord, cioè, in Iquique vicino alla costa dell’Oceano pacifico.
Intorno alle 20.30 ora locale, mentre eravamo a cena, abbiamo avvertito il movimento lento e costante per circa un minuto. Qui, in Copiapò niente di preoccupante, solo apprensione per la parte più colpita a rischio tsunami.
Copiapò dista da Iquique 797 Km in linea d’aria e 998 km su strada.
Fino  ad ora qui tutto bene, che possa continuare bene.
Un fraterno saluto,
Salvatore e Angela.
LA NOTIZIA
Una violenta scossa di terremoto di magnitudo 8,2 ha colpito la costa settentrionale del Cile, alle 20,46 di ieri, ora locale (l’1,46 di notte in Italia). Per ora si contano sei vittime e diversi feriti. Il punto in cui è stato registrato l’epicentro si trova a 95 chilometri a nordovest di Iquique e l’ipocentro è a circa 20 chilometri di profondità. Centinaia di migliaia di persone si sono dovute allontanare dalla costa, molte zone sono rimaste senza corrente e delle frane hanno bloccato alcune strade a scorrimento veloce.  Almeno sei morti Il sisma si è verificato in una zona in gran parte desertica e questo ha limitato i danni. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di sei morti e diversi feriti. Tra le vittime, due hanno perso la vita a Alto Hospicio, vicino Iquique, capoluogo della regione di Tarapacà: la prima è stata colpita da un infarto, la seconda è morta per motivi ancora non chiariti. Nell’area si segnalano anche frane, edifici crollati e incendi. Tsunami La scossa, violentissima, ha anche generato uno tsunami. Onde di quasi due metri hanno investito Iquique, ma il fenomeno ha riguardato tutta la costa pacifica dell’America Latina. Il Centro allerta tsunami del Pacifico (Ptwc) ha emesso un allarme di pericolo per Cile, Perù ed Ecuador e un’allerta per Colombia, Panama e Costa Rica. In America Meridionale l’allarme è ormai rientrato, mentre onde anomale anche se di minore entità si attendono fino in Giappone. Le “zone di catastrofe” Il presidente cileno Michelle Bachelet ha dichiarato le tre aree più colpite (Arica, Parinacota e Tarapaca) “zone di catastrofe”. Dal palazzo presidenziale della Moneda, Bachelet ha dichiarato che “il Cile ha affrontato bene questa prima fase dell’emergenza”.   L’evasione dal carcere Dopo il terremoto circa 300 detenute di un carcere femminile di Iquique sono fuggite, anche se 26 di loro sono state catturate nel giro di poche ore. Il ministro cileno degli Interni, Rodrigo Penailillo, ha precisato che questo è stato l’unico incidente di rilievo registrato finora a causa del sisma, smentendo versioni circolate su presunti saccheggi in località costiere del paese.  La situazione ad Arica Salvador Urrutia, sindaco di Arica, tra le città più colpite dal terremoto ha parlato della situazione del centro: “Nello stadio della città c’è molta gente evacuata, per questo abbiamo bisogno di coperte”. Nella zona manca la luce e non ci sono comunicazioni telefoniche. Arica è un centro portuale nell’estremo nord della costa cilena, 18 km a sud del confine con il Perù, e capoluogo dell’omonima provincia. I precedenti Il Cile – uno dei paesi più colpiti al mondo dai terremoti – è così ripiombato nell’incubo sisma: il 27 febbraio del 2010 la terra aveva tremato nel centrosud, con un bilancio – soprattutto a causa dello tsunami – di 526 morti e 25 ‘desaparecidos’, oltre alla distruzione delle infrastrutture e delle abitazioni. La scossa di allora fu superiore a quella odierna, con magnitudo 8.8.  –
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