Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Prime linee-guida sul Convegno Missionario Nazionale 2014

 

Carissimi,
sulla scorta di quanto presentato e discusso, prima in Commissione Episcopale per l’Evangelizzazione e la Cooperazione tra le Chiese (28 ottobre) e poi in Consiglio Missionario Nazionale (20 novembre), vi facciamo pervenire le prime linee-guida sul Convegno Missionario Nazionale 2014 (n versione Power Point e in versione cartacea), con preghiera di iniziare a diffonderle, magari dedicandovi una riunione/incontro, in ognuna delle realtà da voi rappresentate. Saremmo grati poter avere in maniera immediata un primo riscontro dalla “base”.
Sarà poi premura della Commissione in tempi ragionevoli diffondere il più possibile il materiale di lavoro (schede e video, presumibilmente) su cui si baserà il lavoro periferico.
Vi chiediamo anche di iniziare a diffondere questo primo materiale in altri ambiti ecclesiali interessati alle tematiche del Convegno, soprattutto a livello di gruppi di animazione parrocchiale, diocesana, associativi, religiosi, ecc.
Rimaniamo sempre a completa disposizione vostra per eventuali sottolineature, chiarimenti, presentazioni per gruppi più ristretti o per eventuali commissioni regionali o altro.
Grazie di vero cuore.
A presto, e buon lavoro.
Don Alberto Brignoli

Ufficio Nazionale Cooperazione Missionaria tra le Chiese

STRUMENTO di LAVORO

del 4° CONVEGNO NAZIONALE MISSIONARIO

(Sacrofano, 20-23 novembre 2014)

 A cura della Commissione Preparatoria

  1. 1.           Partire dai presupposti

La nostra Chiesa in Italia è chiamata a prendere coscienza che non è più “il centro della Cattolicità”, così come quando numericamente la sua presenza in territori allora considerati “di missione” poteva lasciare a intendere. La fase della “Plantatio Ecclesiae” (intesa come obiettivo primordiale dell’attività missionaria) può ormai a ragione dirsi in via di superamento, e l’annuncio cristiano tende a realizzare in ogni angolo della terra – come indispensabile per la propria efficacia – la “Communio Ecclesiae”. Ora sono pure le altre Chiese sorelle, e non più solo viceversa com’era inizialmente, a dare stimoli al nostro slancio missionario. Questo comporta un cambiamento pure nel modo di concepire la cooperazione missionaria: da una Chiesa che “fa missione” in cooperazione con un’altra, a una Chiesa che grazie alla missione-cooperazione comprende e riscopre la propria identità, spesso assopita e stanca.

L’orizzonte in cui la Chiesa si colloca nella riscoperta della propria dimensione missionaria rimane senza dubbio quello del dialogo con l’uomo contemporaneo e con il suo universo di senso, intesi – come ci ha insegnato il Concilio Ecumenico Vaticano II della cui celebrazione ricorre il 50° anniversario – come “luogo teologico” di salvezza e non di contrapposizione (cfr. GS 40-45), in un atteggiamento di dialogo, caratteristico “di chi avverte di non poter più separare la propria salvezza dalla ricerca di quella altrui, di chi si studia continuamente di mettere il messaggio, di cui è depositario, nella circolazione dell’umano discorso” (Paolo VI, Ecclesiam Suam, III, 82)

È giunto il momento di aiutare la nostra Chiesa a liberarsi dal retaggio culturale da cui proviene, che ha creato un’idea talmente assodata di missione come “aiuto umanitario al terzo mondo” da non accorgersi nemmeno più della missione che ha fuori dalla porta di casa, ovvero quelle “genti” che spesso sono lontane pur vivendo vicine, e che invece devono tornare ad essere oggetto della sua sollecitudine.

Gli stessi istituti missionari e/o religiosi aventi missioni non possono non tenere conto del cambiamento avvenuto al loro interno: la loro internazionalizzazione è senza dubbio il frutto di un encomiabile lavoro missionario del passato, ma che è ormai mutato, perché mutata è pure la sensibilità missionaria ecclesiale che esisteva al tempo in cui i fondatori hanno profuso il loro carisma. È questo il momento di preoccuparci non tanto di salvaguardare il carisma nella sua formulazione originaria, quanto di rileggerlo in funzione di una missione sempre più profonda e globale.

 

 

  1. 2.           Definire gli obiettivi

 

Pur in questa situazione dai presupposti forse non troppo esaltanti, il ritrovarsi della Chiesa Italiana che fa missione non può essere motivato da riletture nostalgiche o auto-commiseratrici che creano ulteriore sterilità. Possiamo indicare per questo Convegno due obiettivi generali e due obiettivi intermedi.

 

Obiettivi generali

 

  1. 1.    Valorizzando la ricchezza delle nostre esperienze missionarie, riaccendere la passione e rilanciare la dedizione dei singoli e delle comunità cristiane per la missio ad gentes e inter gentes in attuazione della sequela di Gesù, che sempre comporta l’apertura a tutti, a partire dai poveri (missione “lontano”).

 

  1. 2.    Studiare nuovi modi e stili di presenza missionaria nella nostra realtà (missione “ai lontani”), a partire dalla considerazione che la missione non è uno degli impegni della pastorale, ma il suo costante orizzonte e il suo paradigma per eccellenza.

 

 

Obiettivi intermedi

 

  1. Offrire alle Chiese locali nuove modalità di presenza sul territorio e nuovi strumenti concreti di animazione – formazione – cooperazione che facciano riscoprire la gioia e l’importanza della missio ad gentes (in particolare, la valorizzazione della figura del sacerdote e del laico “Fidei Donum”; l’interdiocesanità dell’attività missionaria; la coordinazione con ogni forza missionaria presente sul territorio; l’ineludibilità del lavoro di équipe all’interno dei Centri Missionari diocesani);

 

  1. Attraverso la riflessione svolta e rielaborata in due fasi successive (v. sotto), elaborare concrete proposte di esperienze pastorali che rappresentino il contributo della missionarietà italiana alla Chiesa riunita nel prossimo Convegno di Firenze (“In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, 9-13 novembre 2015), il quale rimane il punto focale del nostro ritrovarci a pregare, a riflettere, a celebrare.

 

 

3.      Sviluppare le tematiche

 

Ci muoviamo intorno a tre categorie, alla luce delle quali siamo chiamati a rileggere il tema dell’“ad gentes” non più attraverso le dinamiche “classiche” della missione (battezzare i non cristiani di altri paesi del mondo… aiutare i popoli nella loro sete di autodeterminazione… sconfiggere le drammatiche situazioni di povertà…ecc.), ma in una prospettiva di cooperazione e scambio.

Possiamo rifarci a tre verbi che hanno a che fare con tematiche dalla spiccata valenza “missionaria”, a cui associare tre figure bibliche (Mosè – Gesù – Paolo) che insieme e in momenti successivi ci accompagnino in ognuna delle tre momenti categorie:

 

  1. USCIRE

 

Missione come “incarnazione” nelle complesse ed esaltanti vicende dell’oggi e del mondo:

* attitudine al dialogo nella contemporaneità lungo le strade e le periferie degli uomini (che sono di Dio e della Chiesa) in un continuo discernimento dei segni dei tempi

* in atteggiamento di perenne esodo (i temi dell’ “ad gentes” – “inter gentes”, andare “lontano” – andare “ai   lontani”)

* sottolineando il trinomio “povertà – cultura – religione” come luogo d’intesa con l’alterità

 Figure bibliche:

Mosè: la sua prima uscita (fuga) dall’Egitto – Es 2,11-15

Gesù: l’uscita “siro-fenicia” e l‘incontro con la Cananea – Mc 7,24-30 // Mt 15,21-28

Paolo: l’uscita verso i pagani conseguenza della conversione – Gal 1,11 – 2, 21; Atti, 22,1-21

INCONTRARE

Missione come “rivelazione”, comprensione del mondo come “luogo teologico” della salvezza:

* valorizzare le fasi storiche di crisi in senso “apocalittico” (difficoltà e ricchezza – destrutturazione e presa di coscienza)

* riscoprire le relazioni interpersonali come dinamica dell’incontro e dell’Annuncio

*  accogliere l’alterità come contributo decisivo all’azione pastorale

 

Figure bibliche:

Mosè: l’incontro con la comunità madianita e con Dio nel roveto – Es 2,16 – 3,1-22

Gesù: l’incontro con il sordomuto e l’Effatà alla Salvezza Mc 7,31-37

Paolo: l’incontro/scontro con Atene e Corinto e il nuovo “dire” il Vangelo – Atti 17,22 – 18,1-11

 

 

  1. DONARSI

 

Missione come “relazione”, ossia comunione e cooperazione tra le Chiese:

* in uno scambio reciproco di doni

*  nel continuo sforzo di “mantenersi in comunicazione tra diversi” senza proselitismi

* concentrando l’attenzione sulla dimensione di gratuità e di servizio come distintiva della missione

 

Figure bibliche:

Mosè: il dono di sé per la liberazione del popolo – Es 4; Nm 11,10-30

Gesù: il dono di sé, Pane Eucaristico, per la fame delle genti – Mc 8,1-9

Paolo: il dono di sé per l’annuncio del Vangelo – 2 Cor 11; 1 Ts 2,7-12; Fil 1; 2 Tim 4,6-8

 

 

Alla suddetta scansione tematica, va annesso quanto segue:

 

  1. Riguardo ai testi biblici di riferimento, emergono due testi-base che faranno da guida alle tematiche del Convegno: la saga di Giona (Gn 1-4) e il ritorno di Gesù a Nazareth (Lc 4,14-30). Il primo ci permette diversi richiami riconducibili al “qui e oggi” della missione: la chiamata, la diffidenza umana verso “le cose di Dio”, il dubbio del presunto credente, la sfiducia nell’uomo e nello stesso Dio, la città come “luogo delle vicende umane e della teofania” insieme, la possibilità del bene (sempre e comunque), la misericordia, l’annuncio, la “conversione” di Dio, la trasformazione dell’umano, la non accettazione di Dio… Riletto, questo, alla luce della vicenda di Nazareth, dove il “rifiuto” nei confronti di Gesù Cristo viene “da dentro” la comunità (come Giona che rifiuta Dio?), per cui il suo annuncio da subito si rivolge all’esterno. Una situazione di crisi da leggere, quindi, non come disfatta ma come una possibilità, ossia il ripartire, l’ “andare lontano e ai lontani”. Quest’ultima, da integrare con il mandato di Mt 28,16-20 che rimane comunque il “paradigma” dell’invio. I due testi (Giona e Luca 4) costituiranno il punto di partenza delle nostre riflessioni, per cui verranno collocati all’inizio del Convegno.

 

  1. Le implicazioni presenti nel secondo asse tematico (“incontrare”) ci portano ad assumere senza paure le “criticità” del momento, sia a livello socio-economico-politico che a livello ecclesiale. Siamo chiamati a leggervi all’interno le potenzialità che vengono dalla storia e dal mondo, visti non come vicenda “altra” rispetto alla Rivelazione, ma come luogo in cui la Verità si rivela, come luogo di inquietudine “creativa e non sterile”. È soprattutto questo secondo aspetto che ci stimola a considerare la saga di Giona (alla luce poi di Nazareth) come “tipo” della missionarietà e dell’annuncio. Da qui, la scelta dello slogan del Convegno:

“Alzati, va’ a Ninive la grande città” dove il Vangelo si fa incontro

 4.        Approntare le metodologie

Il Convegno sarà costituito da due fasi tra loro successive, una preparatoria e l’altra celebrativa, entrambi importanti, ma delle quali la prima è certamente più significativa.

Ognuna delle categorie dei destinatari sarà chiamata nella fase preparatoria a fare una lettura (attraverso contributi e metodi che saranno offerti) di quale sia la prassi che sta vivendo, in vista di ciò che si dirà nella fase celebrativa, tenendo già conto di cosa vogliamo apportare alla Chiesa Italiana in previsione di Firenze 2015.

Questa seconda fase dovrà “raccontare” la missione e rielaborare la riflessione fatta nella fase preparatoria. Frutto del Convegno dovranno essere proposte concrete di prospettive e di scelte pastorali da attuare.

A queste due fasi, ne va aggiunta una terza, non meno importante, relativa al post-Convegno.

A)   Fase preparatoria

Nell’elaborazione di questa fase iniziale, vengono sottolineati alcuni aspetti:

  1. Valorizzare i missionari rientrati, sentendo che cosa hanno da dire su di noi guardandoci da un’ottica “esterna”.
  2. Coinvolgere i missionari in servizio facendoci inviare le loro riflessioni sulle tematiche del Convegno, lasciando la libertà di decidere se farci pervenire le loro riflessioni personali o a seguito di una più ampia riflessione all’interno della chiesa locale (o comunità o paese) in cui essi operano.
  3. Non temere di definire debolezze e potenzialità della prassi attuale
  4. Riprendere in maniera forte il “ritorno” della nostra azione evangelizzatrice nelle Chiese del Sud (risultati e frutti).

Il lavoro periferico presuppone la preparazione di un “kit” sussidiario composto di:

–          Schede e testi di riflessione (da svolgere a livello periferico e rimandare al centro)

–          Lectio comuni in tre video per tre momenti determinati con personaggi di rilievo dal punto di vista della preparazione biblica e/o della sensibilità missionaria.

Rispetto alla tempistica, possiamo prevedere una triplice scansione:

  1. Fine 2013 – maggio 2014: fase periferica di riflessione. Studio e attuazione delle schede e dei testi di riflessione (da fare giungere al centro alla fine di maggio); lectio in video in tre mesi successivi (gennaio – febbraio – marzo);
  2. Maggio – giugno 2014: rielaborazione dei dati riflessi a livello periferico e definizione del programma per la grafica (dépliant); comunicazione dei dati pervenuti ai relatori.
  3. Da luglio 2014: fasi tecniche di preparazione.

 

 

B)   Fase celebrativa

Abbozzando una programmazione, possiamo prevedere quanto segue:

Giovedì 20 novembre – giornata inaugurale (tardo pomeriggio)

+ Preghiera iniziale e introduzione

+ Due relazioni bibliche:

  1. Giona (Gn 1-4)
  2. Gesù a Nazareth (Lc 4,14-30)

Venerdì 21 novembre

 

Mattino:

+ Due relazioni (a carattere sociologico-antropologico):

  1. Rilettura dei contributi della fase preparatoria e della situazione sociale attuale
  2. Stare a Ninive”: rileggere la Storia – passata e attuale – e la città/mondo come luogo di manifestazione della fede cristiana, tra crisi, incontro con l’altro, ricchezza dell’umano e Grazia

 

     Pomeriggio:

È bene inserire a questo punto i gruppi di studio per dare l’opportunità da subito ai partecipanti e alle loro idee di interagire, avendo poi a disposizione ancora una giornata intera di lavoro per far emergere alcune sensibilità importanti.

Sabato 22 novembre

 Mattino:

Relazione a carattere filosofico-cristiana (più che di carattere teologico) sul tema del dono-donarsi-servizio (terzo asse tematico), aperta già a prospettive comportamentali-attitudinali, che inducano verso le conclusioni pastorali del giorno successivo.

 

Pomeriggio:

Spazio alla dimensione esperienziale, con testimonianze e voci dalla missione. È fondamentale pensare all’opportunità del modello interattivo offerto dalle nuove tecnologie, con partecipazione diretta dei protagonisti dai luoghi di missione (oltre che alle presenze in sala). Ciò che più conta è adottare una criteriologia d’intervento, definendo ambiti e tematiche delle testimonianze.

Ne vengono proposti alcuni:

ü  la cooperazione Nord-Sud in senso biunivoco

ü  ascoltare la “diaspora” presente nelle nostre città (esperienze nel mondo dell’immigrazione)

ü  testimonianze dell’ordinarietà della pastorale missionaria (un CMD, un istituto che fa animazione, una parrocchia missionaria)

ü  l’importanza dei mass-media (come comunicare Dio oggi)

ü  la pastorale nelle megalopoli del mondo

 Domenica 23 novembre

 Mattino:

Prima della Celebrazione Conclusiva (in cui prevedere un “mandato missionario” alle nostre Chiese), dare spazio a una relazione finale che faccia da sintesi e da slancio in prospettiva pastorale pratica. Si vede l’opportunità che essa sia fatta da un Vescovo che possa essere presente lungo tutta la durata del Convegno.

C)   Fase successiva (post-Convegno)

L’uscita dal Convegno prevedrà proposte concrete che rispondano ad altrettanti concetti-chiave concreti:

  1. Necessità di ripartire (essere profetici)
  2. Dalle molte missioni all’Unica Missione
  3. Contestualizzazione dell’azione missionaria (ogni Chiesa nel suo specifico)
  4. Trasmettere un’esperienza viva di Cristo come punto fondamentale.

Note

Si farà particolare attenzione alla cura della Liturgia, delle simbologie, e dei momenti di spiritualità, non come “cappello” iniziale e finale della giornata, ma come parte integrante nello sviluppo della tematica. Rientra in quest’ambito soprattutto il momento del “mandato” e del segno simbolico.

  • Anche l’animazione (intesa come organizzazione delle serate, degli stand informativi, dell’accoglienza e del servizio di accompagnamento) avrà una parte fondamentale nella buona riuscita del Convegno.
  • Si sono avviati i contatti per avere un incontro ufficiale con il Santo Padre, più verosimile attraverso un ricevimento dei partecipanti in Vaticano.
  • Laddove possibile numericamente, avere un’attenzione particolare – tra gli invitati – anche ai rappresentanti degli ambiti missionari delle altre Conferenze Episcopali Europee, nonché a esponenti del dialogo ecumenico e interreligioso e ad esponenti del mondo e della cultura laica. 
    • Il logo: è opera del pittore Umberto Gamba di Bergamo, che lo ha elaborato sulle indicazioni tematiche fornitegli dalla Commissione preparatoria. 

    Nel disegno, al centro è Giona, individuo e insieme rappresentante di un popolo che (a volte in ombra, a volte parte della sua persona e della sua iniziativa) è inviato da Dio alla città, simboleggiata dagli alti grattacieli della modernità ma anche dalla bassezza delle periferie (“…dal più piccolo al più grande…”), nei porticati delle quali molta gente vive la propria ordinaria esistenza. È la mano di Dio che prende l’iniziativa, inviando ma anche rassicurando: e se il quadro di azione è la Croce (la sofferenza dell’annuncio, la crisi), la prospettiva finale è l’alba del Nuovo Giorno (il primo dopo il sabato). Tutto, avvolto in un colore/calore che richiama il fuoco della missione.

     

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