Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

UN NUOVO MODELLO DI PRETE E PARROCCHIA

IL METODO DI P.P.P.

Anzitutto l’ascolto.?Senza parlare mai di religione o di Dio, nel delicato momento dell’approccio non dava consigli immediati, ricette magiche.?Sapeva che per usare le parole giuste, soprattutto con gli ultimi, con i deboli, bisogna prima condividere a lungo il pane e il vino con loro.Sul suo stile ha scritto parole illuminanti padre Agostino Ziino – un palermitano entrato a far parte della comunità monastica in Toscana di don Divo Barsotti – in un discorso di commemorazione nel primo anniversario della morte: ? «Non era un grande oratore ma un prete la cui parola, proposta in quel modo tutto suo – con pacatezza, lentezza di espressione, che non era né impaccio né imbarazzo – rivelava la volontà di comunicare idee non tirate fuori frettolosamente e superficialmente, bensì meditate e ben mirate; non era neppure un uomo dalle manifestazioni e dalle espressioni vistose; eppure, essenziale com’era nel vivere l’amicizia come dono di sé agli altri, te lo ritrovavi vicino nei momenti in cui era bello o utile condividere con lui una gioia o un dolore. ??Lì dove lo incontravi, seppur immerso in attività pastorali di gruppo o in dialoghi personali o nella preparazione di incontri di catechesi o di preghiera, ti accoglieva sempre come se tu fossi stato per lui un dono di Dio. ?E mai ti liquidava frettolosamente, proprio come se fosse lui a ricevere qualcosa da te, da te che andavi da lui soltanto per un breve saluto. ?Il tempo nelle sue mani si dilatava; ma sarebbe meglio dire non nelle sue mani ma nel suo cuore, perché solo l’Amore riesce a dilatare gli spazi interiori del cuore, perché si sappia sempre accogliere gli altri come sapeva fare lui. ?Ovunque fosse e in ogni momento della giornata – oserei dire proprio notte e giorno – ti offriva quel suo sorriso accogliente e rassicurante, che era già in sé messaggio evangelico di una beatitudine vissuta.  ??Il segreto di questo suo stile di donarsi agli altri non poteva che essere una Carità scelta e assunta come atteggiamento costante, a cui mantenersi fedele, e che rendeva tutto in lui profondo e semplice, propriamente evangelico».

 

Preghiera di S. Agostino ( Dalle Confessioni )

+Concedimi, Signore, la pazienza senza simularla per coprire la durezza;
+Concedimi d’esser forte ma non crudele, astuto ma non fraudolento,
+Obbediente senza alterigia, perseverante nel bene e non impenitente,
+ Semplice ma non incline alla stupidità.
+ fà che non ceda ai superbi e sempre acconsenta agli umili,
+ che diventi innocente e non empio; pio e non ingiusto.
+ fà che non ami il mio interesse ma senza colpire con arroganza il male altrui;
+ che veda me peccatore invece del prossimo
+ che mi preoccupi di curare le ferite, senza curiosare sulla vita degli altri
+ fa che non giudichi sulla base di semplici sospetti e mantenga una pace sincera,senza indulgere al male
+ che ami tutti con uguale forza, ma in un modo tutto particolare i credenti,
+ che non odi i peccatori ma il peccato; né sia nemico degli uomini, ma di colore che odiano gli uomini.

 

TESTIMONE

Coraggioso testimone del Vangelo l’ha definito Giovanni Paolo II durante la visita in Sicilia, a Catania e a Siracusa, del novembre 1994. ?E per la diocesi di Palermo padre Puglisi è oggi certamente uno dei punti di riferimento per chi voglia ricostruire un percorso di vita esemplare come carisma profetico e feconde capacità educative. ??I testimoni, inoltre, in greco antico sono i màrtyres e l’offerta della vita, il martirio, sanciscono nella storia terrena di padre Pino l’incarnazione fino in fondo dei valori cristiani in una realtà come quella di Brancaccio, simbolo delle tante periferie siciliane dove la voce della Chiesa è spesso l’unica a confortare e promuovere il riscatto degli ultimi, con il coraggio della denuncia. ?

 

Per questo il giorno della morte di padre Puglisi in quanto momento non di sconfitta ma dell’incontro con il Cristo-vita è diventato a Palermo il giorno dell’apertura dell’anno diocesano, attimo simbolico del kayròs, il tempo della liberazione e della salvezza. ??Padre Pino si sentiva nell’intimo della propria fibra spirituale di sacerdote persona “consacrata”, sacramentalmente configurata a Cristo pastore della Chiesa. ?

E dall’amore di Dio promanava l’ansia di verità e di giustizia sociale che lo ha reso insopportabile agli occhi dei boss mafiosi a Palermo, così come – lo leggiamo nel Vangelo – l’azione del giusto è un peso insostenibile per lo sguardo del peccatore.

Padre Pino ha saputo costruirsi questa valenza profetica attraverso pilastri senza tempo: questi sono la Fede viva e coltivata nella meditazione della Parola e nell’aggiornamento teologico, la preghiera personale e liturgica, la quotidiana celebrazione dell’Eucarestia, la frequenza del sacramento della Penitenza. ??

E tutto questo nella dimensione di una vita poverissima: “La benzina è il mio pane”, diceva. Il pane poteva mancare alla sua umile mensa, ma non il carburante per l’utilitaria, in modo da essere sempre pronto ad accorrere dove una telefonata o un presentimento rendeva necessaria la sua parola.

 

UN NUOVO MODELLO DI PRETE E PARROCCHIA

Detto tutto questo, possiamo adesso calarci nello specifico delle vicende che hanno portato all’omicidio Puglisi.??C’è innanzitutto da analizzare il motivo dello scontro tra la mafia e don Puglisi. ?Don Pino propone a Brancaccio un modello di prete che i boss non riconoscono, mentre si sono sempre mostrati pronti ad accettare e “rispettare” un sacerdote che sta in sacrestia, tutto casa e chiesa, promotore di processioni – magari al fianco dello “Zio Totò” di turno –, che “campa e fa campari”. ??Padre Puglisi sceglie invece di uscire dalla sacrestia e di vivere fino in fondo i problemi, i rischi, le speranze della sua gente. Desidera in quanto parroco, la liberazione e la promozione del suo popolo.

 

Don Puglisi propone inoltre un nuovo modello di parrocchia. ?Tra le sue iniziative, ad esempio, c’era la richiesta di servizi e di una scuola media per Brancaccio. ?Fu un continuo pungolo per le istituzioni. Da qui una serie di manifestazioni, di contatti con lo Stato, di proteste civili.

Tutto questo avviene alla luce del sole, lontano dall’altare, con gesti che per la loro visibilità non passano inosservati: sono scelte ben precise e compiute con la consapevolezza del loro effetto dirompente sugli equilibri mafiosi. ?”Non dobbiamo tacere”, diceva don Pino ai parrocchiani più timorosi nei giorni delle minacce, degli attentati che preludevano all’agguato. ?E aggiungeva, citando San Paolo, si Deus nobiscum, quis contra nos? (se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?).

Sono scelte che lasciano intravedere l’immagine di una Chiesa che ha deciso di essere “debole con i deboli”, di stare dalla parte degli ultimi, che crede nelle istituzioni, senza supplenze o logiche clientelari. ?Senza supplenze perché la Chiesa non deve occupare spazi o compiti amministrativi che non le competono. ?Senza logiche clientelari, ovvero senza prestarsi alle pressioni, alle richieste di raccomandazioni e di servitù ai politici di turno (quando a Brancaccio arrivavano costoro, don Pino li metteva alla porta insieme ai loro facsimili elettorali).

È questa di Padre Puglisi una chiesa, insomma, che si cala nella realtà del territorio e dei suoi bisogni: questo è il banco di prova di una testimonianza che vuole essere veramente evangelica.

E se la Chiesa, tutta la Chiesa, saprà fare propria questa lezione allora per davvero la figura del piccolo prete di Brancaccio, caduto sotto i colpi della violenza omicida, non porterà più su di sé i segni cruenti della sconfitta, ma le stimmate di una dignità feconda, carica della forza della risurrezione.

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