Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa


“Videro e credettero. La bellezza e la gioia di essere cristiani”

http://youtu.be/8Y8eXN140bw

Un’esperienza consolidata

La proposta di una mostra itinerante per l’Anno della fede nasce da precedenti esperienze (circa 300 allestimenti) – Sulla via di Damasco. L’inizio di una vita nuova, per l’Anno Paolino; Oggi devo fermarmi a casa tua. L’Eucaristia, la grazia di un incontro imprevedibile, per il Congresso Eucaristico Nazionale – che hanno messo in evidenza come tale strumento costituisca una modalità molto efficace di una diffusa “alfabetizzazione” sui temi centrali della fede e della vita cristiana attraverso la via pulchritudinis.

Il carattere ecclesiale della mostra

La mostra Videro e credettero. La bellezza e la gioia di essere cristiani è stata ideata e prodotta da Itaca d’intesa col Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione che ha concesso il logo dell’Anno della fede e il patrocinio.

La mostra ha altresì il patrocinio del Progetto Culturale promosso dalla Chiesa italiana e dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della CEI.

Un’occasione di comunione ecclesiale

Le mostre precedenti – su san Paolo e sull’Eucaristia – laddove sono state promosse con il coinvolgimento della diocesi, del decanato, del vicariato, della parrocchia… hanno visto lavorare insieme – e con inaspettata soddisfazione – persone appartenenti a diverse parrocchie, associazioni e movimenti. Il lavoro per l’organizzazione, i momenti di formazione, l’accoglienza dei visitatori e le visite guidate diventano occasione di condivisione e testimonianza comune dei cristiani di un territorio o di un ambiente, favorendo una stima vicendevole che poi prosegue nell’ordinario lavoro pastorale.

Lo scopo della mostra

«In un tempo nel quale Dio è diventato per molti il grande Sconosciuto e Gesù semplicemente un grande personaggio del passato» occorre «un rinnovato impulso, che punti a ciò che è essenziale della fede e della vita cristiana» (Benedetto XVI, Discorso all’Assemblea generale della CEI, 24 maggio 2012).

«Desideriamo che questo Anno susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza» (Benedetto XVI, Porta fidei, 9).

La mostra intende essere uno strumento in funzione di tali finalità: riscoprire la fede e testimoniarla.

Da persona a persona

La mostra non consiste in una pura esposizione di pannelli, ma ha nelle guide il suo fattore decisivo.

Le guide possono essere catechisti, membri dei consigli pastorali, appartenenti ad associazioni e movimenti, semplici fedeli… Tramite un corso di formazione essi acquisiscono i contenuti della mostra e li presentano ai visitatori rendendo ragione della loro fede. Così la mostra diventa una forma di missione per una città o un territorio.

Anche i giovani possono essere coinvolti come guide.

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LA PORTA DEL CIELO

Un antico racconto degli ebrei della diaspora così dice: “Cercavo una terra, assai bella, dove non mancano il pane e il lavoro: la terra del cielo. Cercavo una terra, una terra assai bella, dove non sono dolore e miseria, la terra del cielo.
Cercando questa terra, questa terra assai bella, sono andato a bussare, pregando e piangendo alla porta del cielo…
Una voce mi ha detto, da dietro la porta: “Vattene, vattene perché io mi sono nascosto nella povera gente.
Cercando questa terra, questa terra assai bella, con la povera gente, abbiamo trovato la porta del cielo”.

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CEI. Sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente: Comunicato finale, nomine

Conferenza Episcopale Italiana

CONSIGLIO PERMANENTE

Roma, 23-25 settembre 2013

 COMUNICATO FINALE

 Lo sfondo attorno a cui si è svolta la sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente – riunito a Roma da lunedì 23 a mercoledì 25 settembre 2013, sotto la guida del Card. Angelo Bagnasco – è stato l’altare della Confessione. Con la memoria del cuore, infatti, i  Vescovi hanno ripreso e fatto proprie le indicazioni offerte da Papa Francesco lo scorso maggio, nell’incontro avuto sulla tomba di Pietro con tutta la Conferenza Episcopale Italiana. In quell’occasione, il Papa rinnovava la propria fiducia nei Pastori, li incoraggiava a continuare l’apprezzato cammino della Chiesa in Italia, indicando con chiarezza ambiti di competenza e, prima ancora, condizioni per assumerli con convinzione: “Non siamo espressione di una struttura o di una necessità organizzativa: anche con il servizio della nostra autorità siamo chiamati a essere segno della presenza e dell’azione del Signore risorto, a edificare, quindi, la comunità nella carità fraterna”.

Quelle indicazioni, approfondite nelle udienze del Papa con il Cardinale Presidente, nei lavori di questi giorni hanno avviato un percorso di discernimento a tutti i livelli. A far da filo conduttore domande precise: “Quale disponibilità ci chiede il Santo Padre? Che forme si aspetta che assumi la nostra collegialità? Come possiamo favorire tra noi una maggiore partecipazione?”.

A partire dai contenuti offerti nella prolusione, non è mancato il confronto sul momento storico, contrassegnato da un autentico cambiamento d’epoca. Insieme a una pastorale di prossimità e di cura, i Vescovi hanno evidenziato l’importanza di non far mancare una lettura teologica, capace di portare anche a revisione il linguaggio della fede. Nella preoccupazione per le condizioni di tante famiglie, hanno richiamato la politica a fare la sua parte, evitando inutili litigiosità e impegnandosi a non perdere il treno della ripresa. Preghiera e solidarietà sono state espresse per la Siria e per i cristiani perseguitati.

I lavori del Consiglio Permanente si sono, quindi, concentrati sul Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, per il quale è stata presentata una lettera di Invito; sono state approvate due richieste di Commissioni Episcopali per altrettante Note pastorali sull’Ordo Virginum e sulla scuola; sono stati raccolti suggerimenti per metodi e contenuti con cui dare continuità al cammino del Progetto culturale.

Sullo sfondo degli Orientamenti pastorali del decennio, una comunicazione ha riguardato una prima ricognizione delle “buone pratiche educative” diffuse nel Paese.

Il Consiglio Permanente ha, infine, approvato il messaggio per la prossima Giornata Nazionale per la Vita, nonché alcune modifiche statutarie di un’associazione di fedeli e ha provveduto ad alcune nomine.

 

 

  1. 1.      Alla scuola di Papa Francesco

“Voi avete tanti compiti: la Chiesa in Italia, …il dialogo con le istituzioni culturali, sociali, politiche… il lavoro di fare forte le Conferenze regionali, perché siano la voce di tutte le regioni, tanto diverse… e anche il lavoro per ridurre un po’ il numero delle diocesi tanto pesanti… Andate avanti con fratellanza”.

Le indicazioni offerte da Papa Francesco all’Assemblea Generale dello scorso maggio sono state il primo materiale di confronto e di approfondimento della sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente.

La ricchezza di quell’incontro è viva nel cuore di tutti i Vescovi: nella meditazione, in particolare, Papa Francesco aveva riproposto con forza l’attualità della domanda posta dal Risorto a Pietro – “Mi ami tu? Mi sei amico?” –, “unica questione veramente essenziale, premessa e condizione per pascere le sue pecore, i suoi agnelli, la sua Chiesa”. Nel contempo, aveva pure ricordato la natura della Chiesa: “Non siamo espressione di una struttura o di una necessità organizzativa: anche con il servizio della nostra autorità siamo chiamati a essere segno della presenza e dell’azione del Signore risorto, a edificare, quindi, la comunità nella carità fraterna”.

Le indicazioni del Magistero pontificio sono state confermate e approfondite nei recenti colloqui con il Cardinale Presidente, nel corso dei quali il Santo Padre ha espresso la volontà che, nel segno della collegialità, la partecipazione dei Vescovi alla vita della Conferenza Episcopale Italiana sia sempre maggiore: per un’assunzione ampia e attiva di orientamenti e decisioni sempre meglio condivise, per un giudizio concorde e scelte corrispondenti in ordine alle circostanze pastorali di questo tempo.

Tali indicazioni sono state fatte proprie prontamente con piena e cordiale disponibilità dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, che le ha quindi portate in Consiglio Permanente per un primo scambio e l’avvio di un processo di sereno approfondimento.

Nel corso della discussione – insieme alla gratitudine per le proposte e gli stimoli offerti dal Papa, del quale si è evidenziato una volta di più il peculiare legame con la Conferenza Episcopale Italiana – i Vescovi hanno sottolineato che prima e più di un eventuale rinnovamento dei profili organizzativi, le indicazioni pontificie inseriscono nella Conferenza Episcopale Italiana un nuovo dinamismo, una visione e uno stile di Chiesa; favoriscono il coinvolgimento, l’unità e una crescente e più incisiva corresponsabilità.

A tal fine in Consiglio Permanente è emersa la necessità di modulare gli interventi e iniziative a partire da un profondo ascolto del Magistero pontificio, con costante attenzione al dialogo con il mondo cattolico. In questa prospettiva, il cammino di preparazione al Convegno Ecclesiale Nazionale di metà decennio, le Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, le iniziative del Progetto culturale e gli stessi Congressi Eucaristici Nazionali, sono avvertiti come opportunità da valorizzare per un maggiore coinvolgimento del laicato cattolico, di cui si intende non soltanto incoraggiare la formazione alla Dottrina Sociale della Chiesa, ma anche promuovere un’autentica valorizzazione, attraverso la creazione di nuovi spazi di dibattito.

Nel mettere a fuoco il ruolo odierno della Conferenza Episcopale Italiana – le forme di attuazione della comunione ecclesiale ed episcopale – il Consiglio Permanente ha sottolineato la necessità di riflettere sulla sua evoluzione storica.

Dal Concilio ad oggi – è stato evidenziato – la Chiesa in Italia si è strutturata, ha preso forma, ha rinnovato catechesi, liturgia e carità: anche gli aspetti organizzativi, per essere compresi, vanno ricondotti all’interno di questa ricchezza.

La sollecitazione a una maggiore compartecipazione ha portato il Consiglio Permanente a voler coinvolgere tutti i Vescovi nelle rispettive Conferenze Episcopali Regionali, consultandoli in particolare sui seguenti temi: valorizzazione del ruolo e del contributo delle Conferenze Episcopali Regionali; proposte sulla modalità di svolgimento del compito delle Commissioni Episcopali; valutazioni circa le modalità di nomina delle diverse figure della Presidenza, alla luce del peculiare legame tra la Chiesa in Italia e il Santo Padre; considerazioni in merito alle procedure di lavoro del Consiglio Episcopale Permanente e dell’Assemblea Generale.

 

  1. 2.      All’insegna dello “stare con”

Sollecitati dai contenuti della prolusione, nel confronto i Vescovi hanno ripreso innanzitutto la cifra dell’individualismo, riconosciuta quale “radice avvelenata” che, mentre impoverisce “il suolo umano” svuotandolo di relazioni e di responsabilità, consegna un uomo appesantito, stanco e triste; un uomo che si limita a considerare lo Stato come il “nobile notaio”, chiamato a riconoscergli desideri, istanze e pretese.

Tale situazione – è stato evidenziato – ha le sue ricadute sul piano pastorale: senza ridursi a interpretare la Chiesa come una ONG, si avverte che lo stesso annuncio deve passare da un preciso atteggiamento, dal prendersi cura di ogni ambito della vita umana. Si riconosce come “vero metodo pastorale” lo “stare con”, rispecchiando così la compagnia di Gesù e rimandando a Lui, imparando a “dire e ascoltare”, a “dare e ricevere”: vale con i giovani – hanno sottolineato i Vescovi – come più in generale con tutto il laicato.

Ciò comporta anche un confronto culturale sostenuto da un “pensare teologicamente il presente”: al di là delle analisi sociologiche, i Pastori rilanciano una Chiesa che – secondo le parole di Romano Guardini, riprese nella prima enciclica di Papa Francesco – “è la portatrice storica dello sguardo plenario di Cristo sul mondo”. Parte da qui anche l’attenzione a tradurre il linguaggio della fede all’interno di una società fattasi plurale, priva ormai dello spessore del vocabolario cristiano.

Questo contesto riverbera segni di debolezza all’interno della stessa comunità cristiana: ad esempio, nella pastorale familiare, dove – quando manca chiarezza di contenuti teologici – si finisce per essere “difensivi, più che propositivi”. E debolezza si rileva anche sul piano politico, dove proprio la famiglia, “capitale che genera ricchezza per la società intera”, non riscontra l’impegno e la mediazione di risposta alcuna.

In questa direzione, il richiamo dei Vescovi ai rappresentanti del bene comune si è esteso alla necessità di evitare in ogni modo inutili divisioni, destinate unicamente ad allontanare il treno della ripresa economica.

Un’attenzione, espressa a più voci, è stata rivolta alla situazione che sta travagliando la Siria e, più in generale, i Paesi del Nord Africa: si avverte l’importanza di dare continuità alla giornata di digiuno e preghiera indetta dal Papa per lo scorso 7 settembre, puntando a promuovere iniziative nelle Chiese diocesane. Caritas Italiana rimane il soggetto deputato a raccogliere eventuali offerte di solidarietà per i profughi di questi Paesi.

Infine, una particolare vicinanza il Consiglio Permanente l’ha espressa ai cristiani che soffrono forme di discriminazione, d’intolleranza e di persecuzione a causa della loro fede.

 

3. Firenze, tempo d’Invito

È entrata nel vivo la preparazione al 5° Convegno Ecclesiale Nazionale (Firenze, 9-13 novembre 2015) con la valutazione da parte del Consiglio Permanente di un primo strumento, chiamato Invito, con il quale si chiama ad accoglierne il tema (In Gesù Cristo il nuovo umanesimo) e a comprenderne il significato. Si vuole pure verificare le vie in atto nelle Diocesi per incarnare l’umanesimo cristiano in proposte di vita capaci di animare iniziative pastorali di nuova evangelizzazione nei diversi contesti dell’esistenza umana.

I destinatari dell’Invito sono essenzialmente i Consigli presbiterali e pastorali diocesani, le Consulte per l’apostolato dei laici e le principali realtà associative e di movimento laicale, le Facoltà teologiche e gli Istituti superiori di Scienze Religiose.

Il testo contiene un appello a “muoversi subito e insieme”, riconoscendosi nella scia conciliare e, in particolare, all’interno del processo educativo a cui sono dedicati gli Orientamenti pastorali del decennio; recupera la testimonianza di incarnazione del messaggio cristiano, che parla attraverso le cattedrali e i santi e porta a convergere su Gesù Cristo, fulcro dell’umanesimo, che ha il suo cuore nell’Eucaristia celebrata e vissuta con fede e coerenza morale.

La riflessione intende avviare anche l’individuazione di qualche esperienza significativa, oltre a raccogliere suggerimenti e proposte per la stesura del documento preparatorio, che nell’anno pastorale 2014-2015 sarà rivolto a tutte le componenti del popolo di Dio, a cominciare dalle comunità parrocchiali.

 

4. Note pastorali e Progetto culturale

Un congruo spazio di confronto i Vescovi l’hanno dedicato al Progetto culturale orientato in senso cristiano, rivisitandone metodi e contenuti. In particolare, è stato valorizzato lo stile di lavoro del Comitato, come pure le iniziative realizzate, dai Convegni internazionali ai tre volumi del Rapporto-proposta. Il Consiglio Permanente ha evidenziato l’importanza di continuare l’efficace attività di promozione realizzato dal Servizio nel territorio, dove l’attenzione alla dimensione culturale si è tradotta nel sostegno a numerose iniziative locali e nazionali.

Il Consiglio Permanente ha approvato la richiesta di predisporre due Note pastorali, relative rispettivamente all’Ordo Virginum e alla scuola cattolica in Italia.

La prima, affidata alla Commissione Episcopale per il clero e la vita consacrata, è suggerita dalla nuova fioritura in Italia dell’antico Ordine delle Vergini, presente in 113 Diocesi di tutte le Regioni ecclesiastiche.

La seconda Nota, che si vuole capace di esprimere l’attenzione della Chiesa a tutta la scuola e alla sua promozione, è affidata alla Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università; mira anche ad aiutare il superamento di pregiudizi e posizioni ideologiche, che si rivelano incapaci di riconoscere la libertà educativa e continuano di fatto a penalizzare la scuola paritaria.

In particolare, in vista dell’iniziativa “La Chiesa per la scuola” – che culminerà il prossimo 10 maggio in un incontro del mondo della scuola italiana con il Santo Padre, a Roma, in Piazza San Pietro – il Consiglio Permanente ha deciso di predisporre una lettera-invito, che favorisca la preparazione e la partecipazione alla mobilitazione.

È stata presentata ai Vescovi una prima ricognizione sulle “buone pratiche educative” presenti nelle Diocesi, con l’intento di favorirne la conoscenza e lo scambio.

Il Consiglio Permanente ha, quindi, approvato il Messaggio per la 36ª Giornata Nazionale per la Vita (2 febbraio 2014), nonché la modifica statutaria richiesta dall’associazione di fedeli Opera Assistenza Malati Impediti (O.A.M.I.).

 

5. Nomine

Nel corso dei lavori, il Consiglio Permanente ha proceduto alle seguenti nomine:

–          Membri della Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute: S.E. Mons. Corrado Pizziolo, Vescovo di Vittorio Veneto; S.E. Mons. Douglas Regattieri, Vescovo di Cesena – Sarsina.

 

–          Membro della Presidenza di Caritas Italiana: S.E. Mons. Luigi Bressan, Arcivescovo di Trento.

 

–          Direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro: Mons. Fabiano Longoni (Venezia).

 

–          Direttore dell’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso: Don Cristiano Bettega (Trento).

 

–          Responsabile del Servizio per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo: Don Leonardo Di Mauro (San Severo).

 

–          Presidente dell’Associazione dei bibliotecari ecclesiastici italiani: S.E. Mons. Francesco Milito, Vescovo di Oppido Mamertina – Palmi.

 

–          Presidente del Centro di Azione Liturgica: S.E. Mons. Alceste Catella, Vescovo di Casale Monferrato.

 

–          Assistente ecclesiastico nazionale del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale: Don Giovanni Tangorra (Palestrina).

 

–          Assistente Ecclesiastico Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per il Movimento Lavoratori: Don Emilio Centomo (Vicenza).

 

–          Coordinatore nazionale della pastorale per gli immigrati greco-cattolici romeni in Italia: Don Ioan Alexandru Pop (Oradea – Romania).

 

–          Consulente ecclesiastico della Confederazione italiana consultori familiari di ispirazione cristiana: Don Edoardo Algeri (Bergamo).

La Presidenza, nella riunione del 23 settembre, ha proceduto alle seguenti nomine:

–          Presidente della Commissione Nazionale Valutazione Film: Don Ivan Maffeis, Vice Direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della CEI.

 

–          Segretario del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica: Sig.ra Patrizia Falla.

 

–          Assistente Ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Milano: Padre Enzo Viscardi (Missionari della Consolata, IMC).

 

–          Assistente Ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Piacenza: Don Mauro Bianchi (Piacenza – Bobbio).

 

Roma, 27 settembre 2013


Consiglio permanente: Comunicato finale Partecipazione e corresponsabilità

Venerdì 27 Settembre 2013

Lo sfondo attorno a cui si è svolta la sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente – riunito a Roma da lunedì 23 a mercoledì 25 settembre 2013, sotto la guida del Card. Angelo Bagnasco – è stato l’altare della Confessione. Con la memoria del cuore, infatti, i Vescovi hanno ripreso e fatto proprie le indicazioni offerte da Papa Francesco lo scorso maggio, nell’incontro avuto sulla tomba di Pietro con tutta la Conferenza Episcopale Italiana. In quell’occasione, il Papa rinnovava la propria fiducia nei Pastori, li incoraggiava a continuare l’apprezzato cammino della Chiesa in Italia, indicando con chiarezza ambiti di competenza e, prima ancora, condizioni per assumerli con convinzione: “Non siamo espressione di una struttura o di una necessità organizzativa: anche con il servizio della nostra autorità siamo chiamati a essere segno della presenza e dell’azione del Signore risorto, a edificare, quindi, la comunità nella carità fraterna”.
Quelle indicazioni, approfondite nelle udienze del Papa con il Cardinale Presidente, nei lavori di questi giorni hanno avviato un percorso di discernimento a tutti i livelli. A far da filo conduttore domande precise: “Quale disponibilità ci chiede il Santo Padre? Che forme si aspetta che assumi la nostra collegialità? Come possiamo favorire tra noi una maggiore partecipazione?”.
A partire dai contenuti offerti nella prolusione, non è mancato il confronto sul momento storico, contrassegnato da un autentico cambiamento d’epoca. Insieme a una pastorale di prossimità e di cura, i Vescovi hanno evidenziato l’importanza di non far mancare una lettura teologica, capace di portare anche a revisione il linguaggio della fede. Nella preoccupazione per le condizioni di tante famiglie, hanno richiamato la politica a fare la sua parte, evitando inutili litigiosità e impegnandosi a non perdere il treno della ripresa. Preghiera e solidarietà sono state espresse per la Siria e per i cristiani perseguitati.
I lavori del Consiglio Permanente si sono, quindi, concentrati sul Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, per il quale è stata presentata una lettera di Invito; sono state approvate due richieste di Commissioni Episcopali per altrettante Note pastorali sull’Ordo Virginum e sulla scuola; sono stati raccolti suggerimenti per metodi e contenuti con cui dare continuità al cammino del Progetto culturale.
Sullo sfondo degli Orientamenti pastorali del decennio, una comunicazione ha riguardato una prima ricognizione delle “buone pratiche educative” diffuse nel Paese.
Il Consiglio Permanente ha, infine, approvato il messaggio per la prossima Giornata Nazionale per la Vita, nonché alcune modifiche statutarie di un’associazione di fedeli e ha provveduto ad alcune nomine.
In allegato, il testo integrale del Comunicato finale, presentato ai media venerdì 27 settembre da Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana.


La vita è Missione !

La vita è…
sarà con noi LUIGI MOSCONI, prete Fidei Donum, in Brasile dal 1967, in Italia per pochi giorni… ci offre la sua testimonianza, la condivisione di un cammino di Comunità Ecclesiale radicato nel Nordest brasiliano e rilanciato in Brasile, in Centro America e adesso in Italia… Piacenza, Vicenza ecc. Missioni Popolari e Comunità Ecclesiali di Base… P. Luigi Mosconi ci presenterà il suo nuovo libro che dopo la versione portoghese e spagnola da Agosto è disponibile in italiano:
LA VITA E’ MISSIONE. L’invito ad aprire il libro della vita, per dare la parola alla vita, per dialogare con essa, da esseri in costruzione quali siamo… e perciò in cammino !
Ti aspettiamo!!!


Presentazione del progetto “I tetti colorati”

Scritto da Caritas Immigrazione

Venerdì 27 settembre p.v. alle ore 11.00 presso la Biblioteca “Mons. Francesco Pennisi” (Sala del Fondo antico) del Vescovado, in Via Roma 109, si terrà la conferenza stampa di presentazione del progetto “I tetti colorati” finanziato sul Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini dei Paesi Terzi. Il progetto si avvale di una partnership composta da Fondazione San Giovanni Battista (ente capofila), Comune di Vittoria e “Consorzio La città solidale” e da una fitta rete di enti aderenti.

“I tetti colorati” è il primo progetto in Sicilia sull’abitazione e sull’abitare secondo il modello europeo dell’Housing First, ovvero una proposta operativa in cui la casa è precondizione verso l’autonomia.

L’obiettivo è integrare, sulla base di una sistemazione alloggiativa non precaria, le altre condizioni materiali e personali dell’individuo o della famiglia, in rete con i servizi socio sanitari e con la comunità locale.

Il progetto prevede sin da subito la creazione di uno “Sportello Casa”, che mira a rafforzare le condizioni abitative dei destinatari e la loro integrazione nel tessuto sociale, attraverso un piano di servizi, azioni e strumenti quali il reperimento di alloggi con canone calmierato, l’accompagnamento sociale, la mediazione interculturale, l’accompagnamento al credito, la consulenza legale etc. Negli ultimi due mesi di progetto si darà vita, invece, all’“Agenzia Casa No Profit”, soggetto destinato ad operare oltre i limiti temporali e di target del progetto, che a livello locale possa gestire la filiera compresa fra l’accoglienza in strutture collettive e l’alloggio ordinario e stabile, creando le migliori sinergie tra pubblico e privato, coordinando azioni e attori diversi nel territorio e coinvolgendoli come elementi qualificanti di nuove politiche abitative.

Alla Conferenza Stampa saranno presenti il Vescovo, Mons. Paolo Urso, il Presidente della Fondazione San Giovanni Battista, Tonino Solarino, l’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Vittoria, Filippo Cavallo, il Presidente del Consorzio “La città solidale”,

Aurelio Guccione, il Responsabile del Progetto, Domenico Leggio.


VADEMECUM del Centro Missionario Diocesano. Cosa non è e cosa vuole essere

12HQLOV_900COMMISSIONE REGIONALE  DEI DIRETTORI DEGLI UFFICI DIOCESANI PER L’ANIMAZIONE MISSIONARIA

CESI Palermo, 8 giugno 2013

P. Salvatore Cardile presenta don Alberto Brignoli dell’Ufficio Nazionale Cooperazione tra le Chiese. Don Alberto è stato invitato per presentare ai Direttori Diocesani il vademecum che l’Ufficio nazionale offre a tutti coloro che sono impegnati in prima persona nell’animazione missionaria e non solo.

Don Alberto prende la parola:

Il vademecum nasce dall’incontro dei direttori a livello nazionale che si fece a Oleggio (No) nel 2009, chi di voi era già direttore era presente. Ma l’idea del “concepimento”, più che del Vademecum, dei Centri Missionari Diocesani che poi danno origine al Vademecum, naturalmente proviene da prima. Nel 2009, infatti, si celebrava il 40° anniversario della costituzione da parte della Chiesa Italiana dei Centri/Uffici Missionari Diocesani, e si voleva creare un nuovo regolamento, un nuovo statuto dei centri missionari diocesani. Riuscite a immaginare cosa vuol dire avere uno statuto redatto nel 1969 che potesse ancora essere attuale già ormai nel nuovo millennio del cristianesimo? Quindi già nell’incontro nazionale di settembre 2007 nell’Isola delle Femmine, i direttori dissero: “Puntiamo ad arrivare al prossimo incontro nazionale avendo già uno schema nuovo per questo regolamento”, cosa che in parte si fece, e poi tutto partì da Oleggio nel 2009, dove si decise da una parte di riproporre il nuovo schema di regolamento del Centro Missionario di cui parlerò poi, ma insieme anche di accompagnarlo con uno strumento, con qualcosa che permettesse ai direttori (inizialmente ai direttori di nuova nomina, e poi a quelli che già da tempo erano avviati nella pastorale) di organizzare più che un ufficio un “Centro Missionario Diocesano”, una Pastorale Missionaria, cosa ormai abbastanza consolidata, ma non in tutte le realtà del nostro paese, per cui ci sono addirittura alcune diocesi che hanno ancora l’Ufficio Missionario diocesano con l’incaricato nominato da parte del vescovo, e (sempre con un incaricato da parte del vescovo) la Direzione Diocesana o Regionale delle Pontificie Opere Missionarie. Prendo questi due aspetti un po’ come “paralleli” nella pastorale missionaria, ma che da tempo abbiamo cercato come chiesa italiana di coordinare senza unificare perché vedremo che ognuna di queste realtà ha ambiti di pastorale differenti. Stiamo cercando solo operativamente di unificarli, intorno – ad esempio – alla figura di un unico direttore: a livello nazionale è stato fatto così a partire dal 1998. Non c’è più un Direttore dell’Ufficio Nazionale di cooperazione missionaria della CEI con sede in via Aurelia e un Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie con sede in Piazza di Spagna, ma si è unificato in una sola persona e poi in un’unica struttura pastorale che va sotto il nome di Missio, l’Organismo Pastorale della CEI per la pastorale  missionaria.

Partiamo dicendo che cosa non è questo Vademecum. Innanzitutto non è il “toccasana” della missione: con il Vademecum non si risolvono i problemi della missione. Il Vademecum non vuole neanche essere un codice di procedura della missione: magari ha un po’ lo stile dei Codici di Diritto Canonico con i canoni, ma in questo caso a una cosa non corrisponde il canone da applicare, perché il Vademecum non ha nemmeno questa funzione o questo scopo.

Così come non vuole essere l’esaltazione dell’ideale della missione: quando si programma, soprattutto, si fa un progetto missionario diocesano e quando si pensa alla pastorale missionaria ci si vuole occupare dei grandi ideali. Poi (come sempre) obiettivi e ideali si scontrano con la realtà e la vita di ogni giorno, e si riescono a realizzare dal 30% al 60% delle idee. Non vuole essere il Vademecum il modello su cui conformare le pastorali missionarie, non vuol essere lo strumento che da gli ideali della missione. Fin qui abbiamo detto cosa non è.

Che cosa allora vuole essere il Vademecum? E per che cosa è nato? Il Vademecum è il “vai con me”, l’ “accompagnami”, un compagno di viaggio. Fondamentalmente lo abbiamo concepito come uno strumento con il quale camminare insieme, qualcosa che sia, anche dalla forma, una guida, che contenga delle indicazioni pratiche per percorrere questa via della missione. Dicevo prima, ogni pastorale è in cammino per aprire nuove strade, ed è questa la cosa più importante. Allora in questo abbiamo bisogno forse di un navigatore, di qualcuno che, impostando delle coordinate, ci aiuti a capire come possiamo camminare. Forse il Vademecum può servire a questo. Con un antecedente. Chi di voi ha partecipato gli anni scorsi alla settimana di formazione dei direttori di nuova nomina che ogni anno, la terza settimana di giugno, organizziamo come Ufficio di Cooperazione Missionaria della Cei, ricorderà che in questi anni abbiamo sempre predisposto il cosiddetto “Dossier” in cui mettevamo vari dati (numero di missionari inviati all’estero, quanti sono i sacerdoti non italiani che lavorano qui, quante sono le convenzioni, ecc.) e anche alcuni elementi di pastorale missionaria, alcuni elementi base e alcune schede operative che ci permettevano di capire dove e come operare. Con questo antecedente del Dossier abbiamo cercato di costituire un po’ l’anima di questo nuovo lavoro. Il Dossier era qualcosa che tutti gli anni dovevamo aggiornare, e in parte lo facciamo ancora per quanto riguarda i dati. Ma per quanto riguarda i lineamenti, i principi e le linee, l’organizzazione del Centro Missionario, abbiamo pensato appunto ad uno strumento che durasse qualche anno in più rispetto al Dossier.

A che cosa vuole rispondere questo Vademecum? Per chi ha il testo, ci sono delle domande nell’ultimo di copertina. Abbiamo sintetizzato tutto in quattro domande:

  1. 1.    Con quali motivazioni?
  2. 2.    Con quali obiettivi?
  3. 3.    Con quali metodi?
  4. Con quali strutture operative impostare una pastorale missionaria?

Solitamente abbiamo una concezione, che forse per certi aspetti è anche praticamente così: il modello è il centro, il modello è l’Ufficio Missionario Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, e gli altri a livello periferico devono cercare di adeguarsi a quello. Magari a livello organizzativo può anche essere così: noi in realtà la pensiamo al contrario, cioè che comunque il modello per chi lavora è la Diocesi, dalla cui ricchezza attingiamo perché a livello nazionale possiamo avere un punto di comunione, di condivisione, di coordinazione. Si parte in realtà da quello che le varie chiese locali producono o vivono e offrono anche da un punto di vista della pastorale, e il centro non deve mai essere il modello o la guida, né voi dovete adeguarvi a quello che noi facciamo, ma in realtà il centro deve essere una cassa di risonanza di questo lavoro che viene svolto, che poi diventa comunione, condivisione, soprattutto perché chi si sente più ricco non abbia l’atteggiamento dell’autosufficienza e dell’autoreferenzialità che secondo me è qualcosa di molto pericoloso. Nel Centro Missionario Diocesano penso sia importante sapere che cosa già si muova, sia a livello locale sia a livello nazionale. Abbiamo fatto il calcolo di quante sono tra Centri Missionari diocesani, associazioni, istituti, le realtà che si occupano della missione in Italia, e all’interno della chiesa cattolica sono circa 600 .

Per chi abbiamo scritto questo Vademecum? I primi destinatari del Vademecum sono i nostri vescovi, perché comunque i primi responsabili della pastorale, di ogni ambito pastorale. E questo ci tengo a ribadirlo con forza, perché lavorare a prescindere dalla cooperazione con in nostri pastori non porta assolutamente a nulla e non ha assolutamente senso. Magari il nostro vescovo non crede molto alla missione “ad gentes”: bene, noi allora lo aiutiamo a fargli vedere un nuovo aspetto, diamogli degli stimoli. Però è anche vero che il vescovo è colui che ha uno sguardo più globale della realtà della chiesa. Magari ogni vescovo riceve da parte di ogni direttore di ogni ambito pastorale degli stimoli perché la sua diocesi incrementi un po’ la pastorale di quel tipo: quella missionaria, quella caritativa, quella dei migranti… Ma il vescovo è chiamato ad avere uno sguardo d’insieme nella pastorale e quindi ad animare i vari settori della pastorale. Questo sguardo d’insieme è ciò su cui voglio cercare d’insistere, e ciò per il quale abbiamo scritto innanzitutto questo Vademecum, che è stato approvato dai nostri vescovi in questo senso, e cioè mostrare che la pastorale missionaria non sia vista come una delle tante cose da fare. Nelle varie attività che facciamo in una parrocchia o in un gruppo di giovani, possiamo avere uno stile missionario: la pastorale missionaria è diretta proprio a questo. Quando una parrocchia ha un volto missionario, ce l’ha non perché raccoglie i fondi della Giornata Missionaria da destinare al missionario X o Y, ma perché ha un atteggiamento di apertura nei confronti dell’altro, l’altro che può essere diverso da te per la religione, diverso da te per la traiettoria di fede che ha avuto: avere un atteggiamento missionario per la pastorale missionaria significa proprio lavorare con questo stile. Figuriamoci se i nostri vescovi, i nostri pastori non hanno un atteggiamento missionario, anche solo per il fatto stesso di essere presenti nelle varie parrocchie, nelle varie situazioni: è ben difficile trovare vescovi che non hanno una sensibilità missionaria per la loro diocesi. Che poi si scontrino con delle realtà difficili per l’animazione della pastorale missionaria, pure questo è vero. Molti vescovi mi dicono che vorrebbero avere dei missionari laici formati per questo, ma che poi devono fare i conti con le realtà in cui vivono. Questo non vuol dire che quella non sia una chiesa missionaria. La chiesa missionaria come dicevo prima, non si basa sul numero dei missionari che partono o sulla raccolta di fondi che hanno, ma appunto su questa sensibilità e su questo stile di apertura e di accoglienza. In comunione con i vescovi, poi, è chiaramente questa guida che noi abbiamo mandato loro, e che non è fatta per stare su una scrivania: chi deve usare questa guida sono proprio i loro collaboratori diocesani e tutti coloro che hanno a che fare con la pastorale missionaria diretta. Quindi, persone che nella concretezza della vita di ogni giorno si occupano di questa pastorale. È stata data prima di tutto ai vescovi, e poi ai CMD: qualora ci siano CMD che vogliono altre copie possono chiederle liberamente. Stiamo anche pensando alla versione on line da scaricare.

A chi, anche, è destinato? Il Vademecum è rivolto anche e soprattutto a chi lavora nelle diocesi dunque i direttori e i loro collaboratori, e anche a tutti coloro che hanno a cuore la missione e che vogliono fare animazione missionaria, a condizione che la persona che utilizza questo Vademecum vada di pari passo con l’ufficio di pastorale missionaria presente in diocesi. Il centro missionario dovrebbe avere la funzione di coordinare e coinvolgere le varie realtà. I direttori che sanno che nella propria diocesi sono presenti altre realtà che hanno a cuore la missione, dovrebbero farsi presenti in queste realtà, non perché queste devono lavorare agli ordini del CMD, ma perché si possa garantire una collaborazione ottimale. Se ad esempio si organizza la Giornata Missionaria Mondiale, non è concepibile che il CMD la celebri nel giorno stabilito e un’altra parrocchia o centro la organizzino per fini propri in un altro giorno. Se cominciamo a disperdere le varie forze che abbiamo, a che vale? Se ad esempio la prendiamo dal punto di vista economico, con le varie giornate di raccolta di fondi, la gente che viene messa di fronte a molteplici richieste, non riesce più a dare nulla, soprattutto in questo periodo di crisi,.

Quando facciamo un buon monitoraggio delle varie realtà che lavorano nella nostra diocesi dobbiamo fare anche una scrematura, in quanto ci rendiamo conto che non tutto è missione. Dobbiamo dare al termine “missione” il suo vero significato, che non è realtà di volontariato ma è evangelizzazione; non è una realtà che compie atti filantropicamente lodevoli, ma è una realtà che porta il Vangelo, e che è dunque ecclesiale. Le realtà laiche di volontariato e di cooperazione internazionale non possono spacciarsi per realtà missionarie: la missione ha una configurazione nettamente ecclesiale, perché è legata all’annuncio del Vangelo che molte realtà, non di ispirazione cristiana, non hanno.

C’è a volte il problema che molte giornate di raccolta fondi sono vicine tra di loro: quali sono le Giornate con raccolte di fondi a destinazione obbligata? Ve ne sono due a livello mondiale, una a livello nazionale e una a livello diocesano. A parte quella della Carità del Papa, di Mondiale c’è la Giornata Missionaria; poi a livello italiano c’è la giornata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e quella diocesana è per il Seminario. Tutte le altre sono di sensibilizzazione e non comportano la destinazione obbligatoria di fondi: mi riferisco ad esempio a quella dei Migrantes, a quella delle Comunicazioni Sociali, ecc.… Neanche il 6 gennaio (POIM) ha di per sé obbligatorietà di destinazione dei fondi. Se tutte le nostre parrocchie facessero la Giornata Mondiale Missionaria sarebbe già un buon passo per il fondo di solidarietà universale.

Come viene visto il rapporto tra ONLUS e CMD? Molti CMD hanno una propria Onlus per raccogliere fondi: questo è un bene? Molti anni fa, quando cominciarono a partire i laici per la missione, c’era una distinzione abbastanza netta tra i sacerdoti o le religiose, che partivano per evangelizzare, e i laici che invece partivano con obiettivi diversi – sociologici – ma pur sempre cristiani. Allora si è pensato per i laici che partivano dal loro Centro diocesano e facevano esperienza di missione, di creare progetti che permettessero di raccogliere fondi, purché legati al loro CMD. Così sono nate le ONLUS all’interno dei CMD: l’unico modo per fare continuità tra CMD e ONLUS è quella di avere il direttore del CMD come Presidente della ONLUS. Questa cooperazione può funzionare così come può rompersi: il segreto sta nella chiarezza degli Statuti, nel mettere in chiaro le cose prima di iniziare. Il Vescovo deve esserne al corrente, in quanto deve conoscere chi sono i missionari laici della sua diocesi che partono con una ONLUS diocesana. Ricordiamoci che l’ ad gentes è un fatto vocazionale, ma la missionarietà viene dal battesimo.

 

Direttore di Palermo ( Bisogna specificare cosa significa missione anche all’interno ecclesiale, e non solo per l’UNICEF o altri. Non bisogna cadere nell’equivoco che tutto sia missione e mettere l’etichetta missione a tutto. Soprattutto nell’impostazione pastorale bisogna chiarire molto, perché se tutto è missionario, allora il problema pastorale è proprio questo, bisogna cercare di chiarire cosa sia missione.)

 

Più che analizzare il contenuto del Vademecum, vediamo un po’ il contesto in cui è nato e deve operare. Abbiamo parlato dello statuto dei CMD. A Oleggio è nata la necessità di riformare questo statuto dei CMD del 1969. Quando abbiamo preso in considerazione questa possibilità e ne abbiamo parlato all’interno della Commissione Episcopale, e poi nel Consiglio Permanente della CEI (perché è il Consiglio Permanente che ne da l’approvazione) da subito ci è stato detto di cambiare la terminologia. È stato uno stimolo interessante: “Statuto” dava un po’ l’impressione di una costituzione legata a qualcosa di autonomo, come una fondazione, una associazione, e il Centro Missionario Diocesano non è né l’una né l’altra.  Allora è stato proposto di chiamarlo (e non è solo una questione di nomenclatura) “Schema di regolamento”. Perché “Schema”? Perché da una parte può essere un punto di riferimento col quale indirizzare la diocesi ad avere un proprio punto di vista nella gestione del CMD, ma dall’altra parte va lasciata la totale libertà al vescovo e ai suoi collaboratori che si occupano della pastorale missionaria di poter anche creare un proprio regolamento. Quindi lo schema di regolamento (che poi è nato nel giugno dello scorso anno) è stato approvato con questa finalità. È ben preciso, è ben puntuale nelle finalità, ma è sempre uno schema-tipo di regolamento, quindi la diocesi può benissimo prendere quello schema e rivederlo secondo le proprie necessità, secondo la propria situazione e soprattutto secondo le linee pastorali che quella diocesi detta, in quanto corrispondono alla realtà nella quale la diocesi si trova.

Il Vademecum è nato appunto come strumento per favorire questo nuovo schema di regolamento, prima di tutto per favorire la cooperazione e la coordinazione, ricordandoci sempre che siamo inseriti nel contesto di una chiesa locale in collaborazione con tutti gli altri ambiti della pastorale. Il Vademecum deve favorire la cooperazione con quegli ambiti che sono molto affini alla pastorale missionaria, ad esempio la pastorale giovanile. Abbiamo, ad esempio, cercato di dare alla giornata mondiale della gioventù a Rio un carattere missionario. Pensiamo, oltre che agli uffici più affini come Caritas, Migrantes e Pastorale Giovanile, anche agli altri uffici. Perché un ufficio missionario non può entrare in collaborazione con l’ufficio liturgico?

Il contesto nel quale nasce il vademecum è anche il contesto nel quale vogliamo immetterci, che sono le due prospettive di inserimento: il convegno della Chiesa Italiana di Firenze 2015 e il Convegno Missionario Nazionale del 2014. Abbiamo questi due appuntamenti importanti per la nostra chiesa in Italia. Il primo è quello di Firenze, primo non cronologicamente, ma primo perché è quello che ci stimola di più. Il convegno ecclesiale nazionale, che viene circa 10 anni dopo quello di Verona e si trova a metà del decennio degli orientamenti pastorali, sarà a Firenze dal 9 al 13 novembre 2015.  Nell’ultima Assemblea Generale dei Vescovi sono state messe a punto un po’ di strategie: il tema sarà quello di rilanciare le fonti dell’umanesimo sociale. Nel precedente Consiglio Permanente della CEI sono state date delle linee per coordinare, perché si sottolineava come il convegno ecclesiale di Firenze voglia appunto rilanciare le fonti dell’umanesimo sociale nel contesto della modernità, ma ci chiede di esserci dentro come credenti e quindi portatori di una parola decisiva circa l’umano. Come possiamo, dunque, non essere coinvolti noi dal punto di vista missionario e dell’evangelizzazione? “Portatori di una parola decisiva circa l’umano”: è proprio quello che la nostra pastorale missionaria cerca di trasmettere.

Senz’altro dobbiamo metterci nella prospettiva che il convegno di Firenze sarà un convegno in cui la pastorale missionaria può aiutare tutte le altre pastorali in modo fondamentale. Lo facciamo creando un momento precedente a questo, ossia il nostro Convegno Missionario Nazionale che viene a 10 anni esatti dall’ultimo Convegno Nazionale, quello di Montesilvano del 2005: sarà dal 24 al 27 novembre 2014 probabilmente a Roma (successivamente, la Segreteria Generale della CEI fissa le date e il luogo definitivo a Sacrofano, Roma, dal 20 al 23 novembre 2014, n.d.v.) L’obiettivo generale del Convegno sarà di rilanciare la dedizione dei singoli e delle comunità sulla “Missio ad gentes”. Ci sarà una fase preparatoria in cui raccoglieremo dei dati a livello periferico: la faremo partire il 4 luglio 2013, con la commissione preparatoria di questo convegno nazionale, e lì stabiliremo alcune scadenze. La scadenza iniziale sarà quella di partire da settembre-ottobre con un lavoro a livello periferico di raccolta dati, di elaborazione dei dati (quanti missionari abbiamo, cosa vorrebbe fare un CMD…). Ci serve avere un’analisi dei dati, qualche sociologo ci aiuterà anche a rielaborarli e a vederne le prospettive. Soprattutto, vorremmo ottenere una verifica su tre temi: missione e incarnazione, missione e rivelazione, missione e scambio.

– Missione e incarnazione: le strade del mondo, sono le strade della missione della chiesa, ed è qui che si inserisce il discorso della nuova evangelizzazione. Punteremo molto sul tema della strada, non solo dal punto di vista visivo, ma anche e soprattutto come luogo degli incontri con gli uomini del nostro tempo. La gente che evangelizziamo non è più nelle nostre chiese, la gente per essere evangelizzata non viene più in chiesa.

– Missione e apocalisse/rivelazione: l’apocalisse di Giovanni sarà un po’ il testo che ci aiuterà a vedere la condizione di crisi, di persecuzione, di debolezze nella quale ci troviamo, ma a vederla anche come una forza.

– Missione è scambio: rafforzare questo aspetto di cooperazione tra le chiese, anche sulla base dello stimolo di quello che dicevamo prima. Facciamo partire dall’Italia 520 sacerdoti Fidei Donum, e abbiamo in Italia 1420 Fidei Donum non italiani: qual è la chiesa missionaria? E qual è il territorio di missione? Allora anche sulla base di questo rileggeremo il discorso di scambio tra le chiese, di missione cooperazione.

In questo Convegno lavoreremo molto sull’ascolto della Parola, con la lectio e la preghiera, e sull’ascolto dei dati raccolti. Chiederemo alle chiese che ancora fanno fatica a portare un progetto missionario diocesano di crearne uno in occasione del convegno, e infine verrà dato un mandato. I tre ambiti di cui sopra fanno parte della fase preparatoria al convegno, e verranno fatti a livello periferico. Questa fase dovrebbe occupare la parte immediatamente precedente al Convegno, tra marzo ed estate 2014: dovrebbe essere il lavoro che si fa a livello regionale e diocesano. Chiederemo alle diocesi e alle commissioni regionali di lavorare con noi, sia nell’elaborazione dei dati, che dovrebbe essere nel periodo precedente, sia in questo aspetto. Poi l’estate 2014 occuperà la commissione a livello centrale nell’elaborazione dei dati che vengono dalle diocesi, per arrivare al convegno con qualcosa di pronto.

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