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Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Charles de Foucauld: un fuoco d’amore nel deserto

UOMINI DI DIO
Charles de Foucauld: un fuoco d’amore nel deserto
Categoria: Uomini di Dio
Pubblicato Venerdì, 23 Novembre 2012 15:35
Scritto da Antonio Parlato
http://www.seminariodiocesano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=16:charles-de-foucauld-un-fuoco-d-amore-nel-deserto&catid=19&Itemid=126

Charles de Foucauld militareUn giovane soldato impettito, un esile monaco in abito bianco con una croce e un cuore sul petto, un eremo nel bel mezzo di un deserto in cui si celebra l’Eucaristia: tre immagini in bianco e nero, tre spaccati di una vita redenta, tre pagine di una storia che interroga, attrae, sfida.

Il 13 novembre del 2005, nella basilica di San Pietro, papa Benedetto XVI proclama beato Charles de Foucauld, fratel Carlo di Gesù, il monaco che, nei primi anni del Novecento, vive un’avventura cristiana particolare, radicale, estrema. Che senso ha la presenza di un religioso tra i Tuareg nel deserto di Tamanrasset? Fratel Carlo porta Gesù a coloro che Gesù non lo conoscono, senza avere la pretesa di fare proseliti ma semplicemente vivendo nella preghiera, nella presenza, nell’amicizia con uomini diversi per cultura e fede. Ma di cosa parlava padre de Foucauld con i Tuareg? Dopo la sua morte, nell’abitazione di Tamanrasset, viene ritrovato un taccuino di note personali e molte delle pagine di esso portano come titolo Cose da dire a Moussa e lettere scritte Charles de Foucauld proclamato beato da papa Benedetto XVI il 13 Novembre 2005a Moussa” (Moussa era il capo dei Tuareg): «Dire a Moussa […] che il primo dovere è amare Dio con tutto il cuore e sopra ogni cosa; il secondo amare tutti gli uomini come se stesso […] di diminuire il numero di schiavi […] di ridurre le spese. Farsi piccolo. Solo Dio è Grande. Colui che si crede grande , o che cerca di essere grande, non conosce Dio […] ». Il monaco pur nelle abissali differenze riesce a dialogare con le popolazioni del deserto cercando di trasmettere loro l’importanza del bene, della pace, della fraternità. Il terreno comune: Dio e l’uomo!

La missione radicale di fratel Carlo è soltanto l’apice di un lungo cammino di conversione: dal buio di una fede spenta alla luce di una fede vissuta con amore. Charles de Foucauld vive una giovinezza disordinata dedita all’ozio e alla ricerca del piacere. Intraprende la carriera militare ma viene congedato per indisciplina aggravata da cattiva condotta. Durante una pericolosa esplorazione in Marocco si risveglia il desiderio di Dio; osservando i figli dell’Islam prosternarsi sulla sabbia in direzione dell’Oriente per cinque volte al giorno prova una grande ammirazione e scopre la grandezza della fede. Ritorna in Francia portando con sé un interrogativo:  «Ma Dio esiste?[…] Mio Dio, se esistete, fate che Vi conosca». Decisivo fu l’incontro con un sacerdote umile ed intelligente, l’abbè Huvelin,  che scatena nel suo cuore una tempesta di domande, dubbi, desideri, fino al giorno in cui Charles si accosta al confessionale chiedendo all’abbè di essere istruito perché non ha fede. Il sacerdote in modo inatteso e crudo risponde: «Si inginocchi e si confessi e crederà». Confessa tutta la sua vita e, a 28 anni,  si apre per il giovane un nuovo percorso di vita: « Come credetti che c’era un Dio, compresi che non potevo far altro che vivere per Lui solo ». Da monaco trappista ad eremita presso un monastero di clarisse a Nazareth in cui vive, solo, dedicandosi alla preghiera e all’adorazione; da sacerdote ordinato a 43 anni, ad avventuriero radicale nel deserto.

Il cardinale Walter Kasper, in un’intervista alla

Charles de Foucauld nel suo eremo

vigilia della beatificazione di fratel Carlo di Gesù, dopo aver sottolineato l’ammirazione e l’importanza che il monaco occupa nella sua vita di cristiano e sacerdote sostiene:«Charles de Foucauld può essere assunto come un modello per realizzare la missione del cristiano e della Chiesa non solo nel deserto di Tamanrasset ma anche nel deserto del mondo moderno: la missione tramite la semplice presenza cristiana, nella preghiera con Dio e nell’amicizia con gli uomini».

A noi, ricercatori instancabili di nuove idee pastorali, il piccolo fratello insegna a “stare accanto” nella preghiera. A noi, che continuamente rischiamo di perderci dietro il successo ad ogni costo, fratel Carlo ricorda che siamo umili strumenti nelle mani di Dio. A noi che ci confondiamo e ci stordiamo nel chiasso delle nostre tante parole, il beato Charles de Foucauld propone il silenzio del deserto come cassa di risonanza della voce di Dio.

Muore, assassinato da una banda di predoni, in quello stesso deserto che l’ aveva visto ardere come “fuoco d’amore” per Cristo.

Padre mio, io mi abbandono a Te,

fa’ di me ciò che ti piace.

Qualunque cosa tu faccia di me,

ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto,

purché la tua volontà

si compia in me

e in tutte le tue creature.

Non desidero niente altro, Dio mio;

rimetto l’anima mia nelle tue mani

te la dono, Dio mio,

con tutto l’amore del mio cuore,

perché ti amo.

Ed è per me un’esigenza d’amore

il donarmi,

il rimettermi nelle tue mani,

senza misura,

con una confidenza infinita,

perché Tu sei il Padre mio.

Charles de Foucauld

  

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