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Centro Missionario Diocesano – Ragusa

I gesuiti “Che sorpresa per noi abituati a servire i papi”

Quel mezzo minuto di silenzio in Piazza San Pietro, per padre Antonio Spadaro, dice già tutto su chi sarà Papa Francesco: «Darà la priorità a Dio, non vuole l’attenzione su di sé: noi gesuiti siamo così. E non siamo abituati ad avere per papa uno di noi: i papi li abbiamo sempre serviti».
È un’elezione al soglio pontificio che in qualche modo vale doppio per il direttore di «Civiltà Cattolica», la rivista che dal 1850 è la voce dei gesuiti nel mondo. Per lui ieri sera, insieme alla scoperta del nuovo Papa, è arrivata anche la sorpresa di vedere il primo gesuita nella storia a diventare successore di Pietro.
Alla Compagnia di Gesù non era mai accaduto niente del genere da quando Ignazio di Loyola fondò il suo ordine nel 1534.

Padre Spadaro, forse per lei no, ma per molti è stata una sorpresa anche la scelta del nome: perché un papa gesuita decide di farsi chiamare Francesco?
«Il primo motivo è la scelta del cardinale Bergoglio, ora Papa Francesco, di mettere la povertà al centro della sua vita e della sua vocazione. Lo ha dimostrato anche negli stili di vita che i suoi fedeli in Argentina conoscono bene, come l’abitudine a girare in metrò».

C’è altro, oltre alla centralità della povertà, ad aver fatto emergere quel nome?
«Certo, c’è il cuore stesso dell’esperienza dei gesuiti. Francesco era alla radice della vocazione di Ignazio, è leggendo lui che rimase folgorato. San Francesco è il modello del nostro fondatore, è in fondamento della sua conversione».

I gesuiti sono sempre stati un’armata, se così si può dire, al servizio del Papa. Ora che uno di voi è il Santo Padre, che significa per la Compagnia?
«È vero, la spiritualità di Ignazio nasce per essere al servizio del Papa come figura universale. Lui però adesso è Pietro, è la guida della chiesa universale, avrà una visione del mondo che attinge a questa vocazione dei gesuiti, ma è la Compagnia che d’ora in poi si pone al suo servizio».

Che figura è quella di Bergoglio, che papa dobbiamo attenderci in Francesco?
«Il suo stile è dimesso, la sua spiritualità è quella della semplicità e della povertà. Ma è stato il “provinciale” della provincia argentina dei gesuiti, ha guidato una grande arcidiocesi come Buenos Aires, quindi è senza dubbio dotato di una grande capacità di governo. Mi immagino un papato che punta all’essenziale, caratterizzato da un appello alla povertà evangelica e a mettere al primo posto Dio».

Il Sudamerica da cui proviene il nuovo Papa è una parte di mondo decisiva per la Chiesa cattolica e una delle più complesse. Da tempo l’America Latina sperava in un Papa. Che cosa ci dice questa sua provenienza?
«Viene da un continente in ebollizione, ma pieno di grandi risorse e di energie. Una terra che si è confrontata con grandi sfide come le dittature. Bergoglio si fa portatore di un’esperienza di Chiesa molto viva e giovane, un polmone spirituale per il cattolicesimo».

Padre Spadaro, lei non è solo il direttore della prestigiosa rivista dei gesuiti, le cui bozze vengono riviste dalla Segreteria di Stato. È anche un grande esperto di web e social media, di cui scrive da tempo sul blog «Cyberteologia». Chiudiamo su una nota forse più leggera: Papa Francesco userà il profilo Twitter inaugurato da Benedetto XVI?
«Lasciamo che scelga lui che cosa fare. Ciò che è importante per lui, come per il suo predecessore, è l’annuncio del Vangelo. Le modalità con cui farlo, nel mondo di oggi, sono molteplici».
http://www.lastampa.it/2013/03/14/italia/cronache/i-gesuiti-che-sorpresa-per-noi-abituati-a-servire-i-papi-Gm5AhjISKcKlcJxttE1AJL/pagina.html

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