Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

FINANZA KILLER al Teatro Naselli di Comiso

Ciao a tutti, vi segnalo quanto allegato e in oggetto per domenica 17/03 chiedendovi la cortesia, con riferimento al tema trattato e la recensione in basso, diffondere presso tutti quei contatti che riterrete potenzialmente interresanti. Grazie e buon fine settimana. Gabriele.

Finanza Killer

presso il Teatro Naselli di Comiso domenica 17/03 ore 21,00

Lo spettacolo “FINANZA KILLER – Non con i nostri soldi”, affronta in modo critico l’evoluzione del ruolo delle banche, con particolare riguardo al passaggio dal modello pubblico al modello privato, attraverso la riforma bancaria del 1993 che in Italia spalancò le porte all’attività speculativa.

Può sembrare strano ma in questo spettacolo si affrontano in modo divertente e facilmente comprensibile i temi della crisi mondiale, dei mutui subprime, dei derivati, dei titoli tossici, dei paradisi fiscali, delle banche armate e della finanza etica. Temi apparentemente tutt’altro che teatrali!

L’obiettivo dello spettacolo è quello di informare il pubblico, permettendogli di capire come siamo giunti nella condizione in cui ci troviamo, ma soprattutto cosa sia possibile fare, anche individualmente, per uscirne.

La via maestra per uscire dalla crisi ed evitare un suo ripetersi passa per una maggiore giustizia sociale, economica e ambientale. I 50 top manager dei grandi fondi di investimento guadagnano in media 588 milioni di dollari ciascuno, 19.000 volte lo stipendio medio del lavoratore statunitense. Somme difficili anche solo da concepire e frutto unicamente di attività finanziarie e speculative. La ricchezza prodotta nel mondo permetterebbe a ogni essere umano di vivere con un reddito di 2884 dollari al mese. Oltre un miliardo di persone, nella realtà, sopravvive con meno di un dollaro al giorno. Un’ennesima conferma del fallimento del libero mercato e della sua presunta efficienza nel distribuire le risorse autoregolandosi. Invertire la rotta diventa imprescindibile. Cambiare strada significa porre gli esseri umani davanti ai profitti. 


UNA RECENSIONE:

 

TEATRO CIVILE – FINANZA KILLER

In un teatro gremito come raramente si vede, il 25 ottobre 2012 a Rezzato, alle porte di Brescia, è stato rappresentato “FINANZA KILLER – non con i nostri soldi”, produzione di Itineraria Teatro, uno spettacolo sulla storia della crisi attuale, un percorso a ritroso nel tempo a rintracciare nomi eccellenti, non escluso quello di Monti, nonché fatti e misfatti legati alle banche e alle loro fusioni, che dall’America all’Europa non hanno risparmiato nessuno.

In scena un unico attore, Fabrizio De Giovanni ed alle spalle un video che riprende all’inizio storie di gente qualunque: la perdita di cospicui risparmi per un crac nelle azioni, un mutuo non concesso, un mutuo già avviato ma oggi impossibile da assolvere.

Lo spettacolo non è la classica satira politica che con battute più o meno graffianti allude a quel o tal altro personaggio politico, ma la minuziosa ricostruzione, in stile giornalistico, di quanto avvenuto in una rilettura che accusa le banche e i suoi dirigenti del passato e del presente.

Non manca nemmeno un accenno alla Costituzione Italiana e alla discrepanza tra le finalità delle banche in essa previste e le finalità che invece esse oggi perseguono, così lontane dal primitivo pensiero di sostegno al cittadino. Nonostante il tema già di per se si presti ad attrarre l’attenzione pubblica, ( ora si capisce il motivo dell’esorbitante pubblico) l’attore in scena è un professionista, capace di passare con scioltezza da un personaggio all’altro, versatile nel colorire caratteri e umori e soprattutto rispettoso del suo ruolo di “contro informatore”, attento, nel corso dello spettacolo, a non catalizzare l’attenzione del pubblico su di sé, come narcisisticamente spesso attori solisti fanno, ma piuttosto sullo svolgimento dei contenuti della messa in scena. Ne viene fuori uno spettacolo a misura di pubblico, di cui il pubblico eterogeneo ( c’è davvero di tutto, comprese le suore) sembra essere consapevole.

La sensazione dello spettatore, pur nel rispetto dei reciproci ruoli, è di benessere, di “un sentirsi a casa”.

Molti alla fine si fermano a salutare, ringraziare, richiedere un depliant contenente “ le istruzioni” per avviare un corretto rapporto con le banche, precedentemente presentato dall’attore: una sorta di promemoria che sintetizza il senso dello spettacolo e fornisce qualche dato in più.

Anch’io incuriosita mi avvicino a palcoscenico a fine spettacolo per chiedere notizie della Compagnia.

Emanuela Dal pozzo/www.traiettorie.org   –  N.7 del 3 novembre 2012

INTERVISTA A ITINERARIA TEATRO

 

Quando nasce la Compagnia e si configura subito come Teatro Sociale? C’è stata un’evoluzione nel tempo?

La Compagnia teatrale ITINERARIA nasce nel 1994 a Cologno Monzese e da subito concentra le proprie produzioni sul filone del TEATRO CIVILE.

Voci dalla Shoah”, un recital che raccoglie le testimonianze di Goti Bauer, Liliana Segre e Nedo Fiano, sopravvissuti del campo di sterminio di Auschwitz, apre la strada alle successive produzioni del filone storico“Dove è nata la nostra Costituzione” che intreccia le biografie di quattro padri costituenti con gli eventi che portarono alla nascita della nostra carta fondamentale; “La vergogna e la memoria” sul fascismo e la lotta di Resistenza; “Bambini esclusi” prodotto in collaborazione con UNICEF sulla condizione dell’infanzia nel mondo; “Mia terra, patria mia” che ancora una volta dà voce a chi voce non ha, affrontando la situazione Palestinese.

H2Oro”, spettacolo sul tema del diritto all’acqua, ha segnato una svolta nella modalità teatrale della Compagnia, con una messinscena a metà tra il teatro civile e l’inchiesta giornalistica, in cui la varietà dei linguaggi e degli strumenti porta lo spettatore a prendere coscienza della situazione indignandosi e al contempo divertendosi.

Sulla scia di “H2oro” sono nati poi “Q.B. Quanto Basta” sulla riduzione dei consumi, “Identità di carta” sul razzismo e la condizione dei migranti, fino al neo-nato “FINANZA KILLER – non con i nostri soldi” sulla crisi economica globale e il ruolo delle banche.

Quali sono gli obiettivi che vi ponete e quale la vostra formazione?

Personalmente mi sono formato alla scuola di Dario Fo e Franca Rame con i quali collaboro da oltre vent’anni. Era il 1991 quando muovevo i primi passi sui palcoscenici di tutta Italia nello spettacolo “Parliamo di donne” con Franca, mentre Dario, che ne aveva curato la regia, girava le nostre stesse piazze con “Johan Padan”. Da loro ho imparato, anzi “rubato” tutto! E’ per questo che i nostri spettacoli trattano argomenti, per così dire, impegnati. Perché credo che oggi più che mai, anche in teatro, sia necessario parlare dei problemi del nostro tempo.

Come scegliete i temi da trattare e come preparate gli spettacoli?

I temi da trattare ci vengono suggeriti dall’attualità e dal succedersi di quegli eventi che un giorno faranno parte della Storia con la S maiuscola. La nostra Compagnia allestisce 100/120 spettacoli all’anno, in ogni regione d’Italia. Questo comporta il fatto di trascorrere molte ore insieme, chiusi nell’abitacolo del nostro amatissimo furgone. I temi delle nuove produzioni spesso nascono proprio lì: dalle discussioni, anche animate, che ci accompagnano nei lunghi spostamenti. E non solo. Il tema dell’acqua per esempio, sviscerato in H2Oro, lo avevamo già incontrato in ogni nostro spettacolo precedente sui diritti umani: da quello sui diritti dell’infanzia al recital sulla condizione palestinese… Per quanto riguarda la crisi economica, tema di FINANZA KILLER, inutile dire che ce la siamo trovata addosso come tutti. Improvvisamente e senza preavviso. E la nostra riflessione principale è stata quella di invitare le persone, anche in tema di finanza, a non delegare completamente. Così come in politica le “deleghe in bianco” alla propria banca, disinteressandosi della questione, sono troppo pericolose.

Quali sono state le maggiori soddisfazioni e quali, se ci sono stati, i momenti di crisi?

La soddisfazione maggiore ogni sera è constatare quanta gente abbia fatto lo sforzo di rimettere le scarpe dopo cena per venire a teatro. E’ una grossa responsabilità. Non si può deludere quelle donne e quegli uomini con una semplice “esibizione”. E’ necessario trasferire loro dei dati importanti, condividere riflessioni profonde e suggerire (e questa è la responsabilità più grande) possibili alternative. Perché le alternative ci sono quasi sempre. Il teatro per noi non è un fatto estetico, non è una questione di forma, né un’esibizione. E’ un momento di scontro e di incontro con altre persone che potrebbero non condividere i nostri percorsi ma che spesso percepiscono la profondità del nostro lavoro e a fine serata ci ringraziano.

Non sempre è stato così. Nelle oltre 350 repliche di H2Oro abbiamo avuto almeno due serate in cui il pubblico non ha compreso il nostro lavoro: una volta a Pescara, in un grande teatro del centro, dove lo spettacolo era stato erroneamente inserito in una stagione per donne impellicciate e annoiati mariti che non si aspettavano la nostra modalità. E l’altra quando al castello di Belgioioso lo spettacolo è stato organizzato per le scolaresche la mattina all’aperto, sotto una tensostruttura in una giornata piovosa… e non l’hanno voluto rimandare! Immaginati il nostro imbarazzo nel recitare coperti dal rumore della pioggia e invasi da schizzi d’acqua in ogni angolo, noi e il pubblico! A parte queste piccole parentesi la crisi ci coglie spesso, perché continuiamo a metterci in dubbio, a confrontarci anche nel dopo spettacolo con la gente che si avvicina al palco o viene in camerino… Nel nostro mestiere, e tu lo sai, è difficile avere certezze. Basta che per una settimana non arrivino richieste e subito sei portato a pensare che il tuo spettacolo non funzioni più o che tu non sia più in grado di interessare la gente. Poi squilla il telefono, arriva la mail, esce un articolo e tutto torna come prima! Meno male che è così, però! Immaginati un artista, un professionista che si consideri arrivato… Che non abbia più dubbi. E’ destinato a scomparire, dimenticato da tutti!

Quali le collaborazioni e quali i circuiti nei quali siete inseriti?

La collaborazione più importante, che ci ha dato sostegno in ogni attimo in questi diciotto anni di attività di Itineraria, è stata certamente quella con Dario Fo e Franca Rame. Ma forse ancora di più ci ha sostenuto l’affetto e l’interesse dimostrato dalle centinaia di Associazioni culturali, di Parrocchie, di Scuole e di Organizzazioni di vario tipo che hanno creduto nelle nostre proposte e continuano a programmare repliche dei nostri spettacoli anno dopo anno. Tornare negli stessi teatri, rivedere facce conosciute ed altre nuove ci rende la vita un po’ magica, come magico è da sempre il mondo del teatro.

In quanti siete e come riuscite a finanziarvi?

Lo zoccolo duro di Itineraria è composto da 22 persone tra attori, tecnici, registi, musicisti e organizzatori. Tutti professionisti. Tutti remunerati attraverso gli spettacoli che portiamo in giro. Non abbiamo contributi ministeriali anche se dopo 1.800 spettacoli in diciotto anni forse ce li meriteremmo, se non altro per fare un po’ meno fatica a sbarcare il lunario

Quali sono i vostri progetti futuri?

Dopo il debutto di FINANZA KILLER ci siamo tuffati in un altro progetto, a cui pensavamo già dal 2009 quando abbiamo conosciuto Enrico Comi, autore del libro autobiografico “STUPEFATTO – avevo 14 anni, la droga molti più di me”. La droga è un altro argomento di cui si parla troppo poco in termini informativi. Spesso ci si limita a definirla una cosa “dalla quale stare alla larga”. E niente più. Con la storia di Enrico noi cerchiamo di comunicare ai più giovani l’esperienza di un ragazzo che ha attraversato tutti gli stadi dello “sballo” e che da 15 anni si occupa di prevenzione. Senza moralismi, senza accuse, né terrorismi. Raccontando una storia, come si fa in teatro.

 

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