Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

UNA PARENTESI, UNA PROVA, UN’INCOGNITA

Sono Padre Nello Ruffaldi, missionário Del PIME in Brasile da 40 anni.

Dal 1971 lavoro con i Popoli nativi, iniziando dalla regione di Oiapoque, all’estremo nord del Brasile. Faccio parte del CIMI-Consiglio Indigenista Missionario dalla sua nascita, a servizio della missione tra i Popoli Indigeni in nome della Chiesa.

            La mia residenza attuale è in Belém del Parà-Brasile, nella casa del PIME a servizio dei padri che è anche, parzialmente, sede del Mensageiro con una segretaria che ingloba multiple attività nel campo dell’ indigenismo e della Evangelizzazione.

Il 2011 era per me, l’anno di vacanze in Italia. Già avevo comprato il biglietto di andata e ritorno dopo 40 giorni. Il lavoro da portare avanti era molto ma le vacanze, oltre al riposo, costituiscono l’incontro e la comunione con la Chiesa di origine: parte integrante della missione.

La partenza da Belém era marcata per il giorno 19 de luglio e il ritorno per la fine di agosto. I regali per gli amici erano pronti da tempo. Avevo anche preparato un DVD che parlava della missione in Brasile. Tutti i giorni camminavo abbastanza e facevo esercizi per arrivare in forma in Italia. Ero abituato a fare un cheek cup e, scontando alcuni abituali problemi, stava andando bene.

Una mattina appare un poco di sangue nel catarro. Niente di importante per me, ma Suor Rebecca insistette: “Devi parlare con la dottoressa.” La Dr.a Sonia chiese i Raggi X dei polmoni e il 13 giugno arrivò il risultato.  “Presenza di una massa di 13 cm nel lobulo inferiore del polmone sinistro.

Presi coscienza che qualcosa stava per cambiare nella mia vita: “La mia vita sta nelle mani di Dio, legga questo”, disse alla mia collega. La dottoressa si preoccupò molto.  Prescrisse la TAC, la visita con un pneumologista, a broncoscopia e la biopsia. Il tutto durò 3 settimane e alla fine il risultato: “carcinoma espinocellulare invasivo”

Era Il 5 luglio, 19,00h. Tutti, io compreso  aspettavamo um resultado che non fosse questo: un tumore maligno. E i progetti?  E’  stato um momento difficile. La mia testa girava e era quasi incapace di pensare. Però rifiutavo scoraggiarmi.

Piano, piano, affiorava sulle mie labbra Il salmo 23 : Il Signore é mio pastore!  Se dovessi camminare in una Valle oscura, non temerei alcun male perché tu sei con me. Mi dai sicurezza. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita. Io  sono tuo e Tu mi ami.

            E’ stato come un confronto con Dio, una sua visita e un immergermi in Lui, all’ improvviso. Sperimentei una grande pace anche se nell’ insicurezza. So che ho ricevuto una grande grazia, scesa senza averla cercata.

Da li in avanti la mia vita si svolse come un film; ti accorgi che un regista lo dirige. Guardando indietro mi accorgo come Dio sta scrivendo la mia vita e mi parla con molti segni che adesso voglio condividere con voi.

Ogni film ha gli attori e io penso che è attraverso di loro che Dio mi ha parlato.

        I primi attori del film sono gli amici.

All’ inizio Rebeca, Sonia, Anna Maria, Angelo, Luigi, Carlo,Vilson, Artur, Zica, la mia famiglia in Itália. Andavo a celebrare nelle comunità e chiedevo preghiere.     Fin dall ‘ inizio mi sono sentito sorretto, seguito. Gli amici e le loro manifestazioni sono cresciuti giorno per giorno, dalle parti più differenti: amici di ogni giorno e amici dimenticati, amici del CIMI e amici del PIME e tanti altri nuovi e antichi.

La comunicazione è iniziata in Brasile ma é continuata in Roma, in C.Azzara, nella mia diocesi, nell ‘ Italia.  Email, telefonate, messaggi! Gli amici trasmisero solidarietà, coraggio, speranza, amicizia, amore, preghiere e fede.

Com la mia sorella, mio fratello e le loro famiglie abbiamo sempre avuto una relazione molto intensa e spontanea, però mai li ho sentiti tanto vicini e perfino conosciuti come durante questa malattia.

Il mondo dell ‘ amicizia e solidarietà é un mondo con viso nuovo che si é manifestato in concomitanza con la malattia. Man mano che questo mondo si apriva rimanevo commosso, contento, piangevo, ringraziavo, ero sorpreso e meravigliato. Era um mondo già  conosciuto ma in parte nuovo, nemmeno sognato.

E’ un mondo bello, un mondo che aiuta a affrontare la vita insieme. Pensai: “Quello che vale nella vita é volersi bene, é sapere che siamo amati. Allora non c ‘ é bisogno di star male per provare questa realtà. Dobbiamo imparare che é importante manifestare la nostra amicizia giorno per giorno. Queste ‘ esperienza é stata cosi forte che ho detto al Signore: “Signore La malattia non é qualcosa di bello ma la controparte é molto gratificante.  Io sperimento Il tuo amore attraverso la vicinanza degli amici.

In questi giorni di Quaresima  del 2012, celebro con amici e comunità, ringraziando per la vittoria sulla malattia ma anche per Il dono dell’ amicizia che ho sperimentato in questo periodo.

Il secondo attore sono io:

Nel momento che scoprii che avevo um tumore maligno nel polmone sinistro ho percepito che Dio prendeva Il timone della barca della mia vita e che era Lui a condurla.

Lui mi ispirò tre atteggiamenti che ancora oggi mi guidano:

·         Abbandonarmi completamente nelle sue mani com fiducia senza limiti.

·         Da parte mia lottare con tutte le forze contro la malattia, indipendentemente dal risultato.

·         Dar un passo dietro l ‘ altro  con serenità imparando a leggere quello che Dio scrive nella mia vita.

Scelsi due preghiere che mi hanno accompagnato in tutte le circostanze:

La prima é di Carlo di Foucauld:

Padre mio, mio amico Gesù,
Io mi abbandono a Te:
Fa di me ciò che ti piace!
Qualunque cosa tu faccia di me,
Ti ringrazio.
Sono pronto a tutto,
Accetto tutto,
Purché la tua volontà si compia in me
E in tutte le creature.
Non desidero nient’altro mio Dio.
Ti consegno la mia vita,
Te la do completamente,
Perché ti amo e mi sento Amato.
In te ho completa fiducia
Perché sei mio amico,
Mio Padre e mio Salvatore.

La seconda preghiera é composta da me:

É a Dom Luciano Mendes de Almeida:

Don Luciano,
Prezioso regalo di Dio per la Chiesa,
Per i Popoli Indios, per me.
Come in Gesù, la tua grandezza come uomo
É cresciuta nella misura del tuo approssimarti alle persone
E immedesimarti con la sofferenza e la causa dei più umili.
Uomo di Puebla e dell’opzione preferenziale per i poveri.
Luciano, ogni volta che mi sono rivolto a te,
Ho ricevuto solidarietà, coraggio, fiducia.
Io consegno la tutta la mia vita, Il presente e Il futuro
Nelle mani del mio Dio e Salvatore.
Ti scelgo come padrino.
Stammi vicino in questo momento.
                                               Belém: 11 de luglio del 2011

 

 Questo atteggiamento mai mi ha abbandonato durante questi mesi.

Non chiedevo nemmeno Il miracolo, ma ripetevo: “Mio Dio sono tue la mia persona e la mia vita;fa di me ciò che tu vuoi.

Questa storia ancora non è finita ma io considero che é avvenuto un vero miracolo; un miracolo che Dio non ha voluto fare da solo, in cui ha chiamato molti a partecipare: Lui ha messo al tuo lato gli amici segno della sua misericordia e delicatezza, há illuminato i medici, ha guidato la mano dei chirurghi. Questa malattia ha un epilogo fuori del comune. Avevo um tumore maligno e adesso non ci sono più segni della sua presenza. E’ un caso molto raro. Io la ritengo una  grazia speciale di Dio, di Colui che ha montato la sua tenda al lato della mia, che mi ha guidato e mi accompagna.

Ma anche se Il risultato fosse diverso, anche cosi Il miracolo continuerebbe perché Lui ti ha fatto sperimentare ciò che da senso e sicurezza alla vita: in Lui puoi deporre tutta la tua fiducia.

A me piace molto  un brano del profeta Habacuc, che ho ripetuto durante questi mesi:

Anche se Il fico non germoglierà,
Anche se le viti non daranno uva,
E gli ulivi non forniscano più le olive,
Anche se i campi
non produrranno nessun raccolto,
e dagli ovili spariscano i greggi e i
buoi dalle stalle,
Anche così    io gioirò nel Signore,
Esulterò in Dio mio Salvatore” (Ab. 3,13-14)
Questo passaggio mi piace molto e lo utilizzo nella mia preghiera:

Signore ti ringrazio perché mi hai dato possibilità di curar-me

 e tra poco, ritornare alla missione in Brasile.

Ti ringrazio, Signore, dal profondo del mio cuore.

Però ti dico anche:

Anche se non avessi avuto possibilità di cura,

Nonostante tutti gli sforzi;
Anche se, con grande frustrazione, non avessi
Potuto ritornare al Brasile, non rivedere gli amici,

Non Poter continuare la missione che è la mia vita;

Anche se non avessi ricevuto tutte le attenzioni

E le cure con cui sono stato circondato;

Anche se l mia vita fosse arrivata alla fine;

Anche cosi, Signore………..

io gioirei in Te, ti loderei come mio Salvatore,

anche  cosi non avrei dubbio che mi sei vicino e che mi ami,

che rendi preziosa tanto la mia vita come la mia morte.

Questi sentimenti che sperimento e che ho condiviso, la capacita di vivere una vita normale facendo le chimioterapie, Il Poter parlare con entusiasmo della missione e del Brasile, Il Poter condividere sogni futuri, Il gioire di essere solidário con le sofferenze degli altri, quasi dimenticando per un momento le tue, proclamare la speranza anche in situazioni difficili, sento che tutto questo é un grande regalo di Dio, Il segno della sua presenza e del suo amore nella mia vita.

I terzi attori sono coloro che sono apparsi durante la malattia.

In Italia ho incontrato tutte le porte aperte e professionisti coscienti e competenti.

Potrei fare um grande elenco a cominciare daí professori, medici, chirurghi e anche infermieri\e, lavoratori.

Ho avuto l ‘ impressione che ogni persona che mi accompagnava fosse la più competente nel suo ramo, tanta la fidúcia che mi hanno trasmesso: Pirronti, Porziella, Granone, Cassano, Carnasale, Mantini, Balducci; sono solo alcuni dei molti conosciuti.

Anche la velocità con cui si é svolta la terapia é stata sorprendente.

 

Pensate, in un ospedale con 1600 pazienti io ho visto le visite con ognuno dei professionisti negli esami necessari realizzarsi in un tempo rapido e di forma, a volte,  inaspettata. Considerate che Il 20 luglio sono arrivato dal Brasile e che Il 1 agosto già iniziavo la prima chimio. Sono stati 6 terapie, ognuna con i relativi esami.

 

A tutti la mia riconoscenza e la preghiera che Dio li benedica e li accompagni sempre. Non posso dimenticare la dottoressa di C.Azzara, Silvia e quella di Roma, Silvana. Di maniera speciale mi hanno accompagnato, dall’arrivo fino alla partenza la dottoressa Kisten e suo marito Dario, amici antichi, che hanno aperto la loro casa, mi hanno accolto nella loro famiglia e aprirono uno spazio in più nella loro vita per me.

 

Mi sono sentito accolto e accompagnato nella casa del PIME che é di fatto la mia casa. E’ in questa che sono stato la maggior parte del tempo. Vi ho gà parlato dei miei fratelli ai quali aggiungo i miei parenti.

 

Questi mesi di malattia mi hanno dato opportunità di incontrarmi com comunità, amici di infanzia, confratelli, parenti. Tutti sono stati più vicini, più sensibili. Il 2011 é passato rapidamente e ricco di incontri. E’ finito  con Il Natale e Il Primo dell’ Anno abbondanti in Celebrazioni.

 

 

Il quarto protagonista é Il Brasile.

 

 

Il Brasile é stato sempre presente durante tutto Il periodo della malattia. Anzi questo periodo é servito perché maturassero Il progetto missionário in Mozambico per la Chiesa del Parà e, principalmente, Il sogno della missione nelle frontiere del Brasile, Guaiana Francese e Suriname. Spero che queste missioni diventino realtà durante Il 2012. Ho pensato molto anche nella “Missione Belém” che raccoglie  persone di ambo i sessi dalla strada e offre loro la possibilità di iniziare una vita nuova. Ritornando in Brasile penso di accompagnarli nella misura del possibile.

 

 

 

 

 

 

Ritornando in Brasile: Che cosa potrò o non potrò fare?

 

 

Ho questa norma approvata completamente dai medici: faro ciò che riuscirò a fare e non faro ciò che non riesco, ma sempre con gusto e gioia.

 

Questo periodo in Italia ha stabilito alcuni contatti e relazioni che avranno conseguenze per la futura missione.

Nel proprio Brasile sembra che sai nato qualcosa di nuovo con le persone e le comunità. La comunione che abbiamo mantenuto é come un messaggio che Il Signore ci ha inviato e che produrrà i suoi frutti.

Io ringrazio Il Signore e Gli chiedo che continui a dirigere la mia vita e mi aiuti a leggerci quello che Lui scrive.

Egli che non há risparmiato Il suo proprio Figlio, ma lo há dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa, insieme com Lui?” (Rm 8,31-32)

Con questa speranza e certezza continuiamo la nostra vita, uniti e cimentati nel suo amore e nell’ amicizia che ci dona.

Roma: 6 di marzo 2012

http://padrenelloruffaldi.blogspot.it/2012/03/ritorno-in-brasile.html

 

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