Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

P. Giacinto Bianchi

Insieme ai rinnovati auguri di un buon anno 2013 invio la lettera mensile di p. Giacinto, ringrazio quanti hanno già inviato una loro riflessione, spero poter entro l’anno centenario (1914 – 2014) riuscire ad elaborare un libretto. Grazie

con stima e affetto

suor Antonietta, delle Figlie di Maria Missionarie

N. 5 – Gennaio 2013

 In questo primo mese che ci conduce nel cuore dell’Anno della Fede, il brano di Padre Giacinto ci aiuta a riflettere sul nostro credere, sull’atto dell’intelligenza e sulla disposizione del cuore che ci mettono in rapporto con Dio attraverso la grazia donata da Gesù Cristo nel Battesimo.

Si tratta dell’introduzione ad una sua catechesi che prende come esempio san Mauro monaco, discepolo prediletto, “figlio spirituale” e poi fidato collaboratore di san Benedetto.

È l’occasione per descrivere il vincolo filiale che ci lega a Dio, con l’invito a riscoprirlo per viverlo in pienezza attraverso la fede, la speranza, l’amore.

L’ osservazione, l’esperienza ci mostrano che una gran parte dei cristiani (e diciamo pur anche delle anime religiose e divote) pare che non sappiano concepire fiducia vera in Dio – cioè filiale e tenera confidenza – ma i loro affetti si riducono tutti a sensi di timore, di riverenza, di trepida venerazione: cosicché stanno col cuore stretto e come a stento, col pensiero diffidente. Non è che io biasimi gli umili sensi che si devono alla maestà di Dio, ma vorrei che non fosse devozione fredda: i sensi di umiltà vorrei caldi di forte affetto, il quale allarga il cuore e fa essere generosi. Vorrei che con Dio si avesse la confidenza di figli verso del Padre – oh che padre è Iddio!

Egli assicura che ha il cuore di madre per noi e che se mai avvenisse che una madre della terra abbandonasse i suoi figli, Egli mai, mai lascerà di giovare al suo popolo [cfr. Is 49,15].

Fiducia a Dio riferita: è fede in Dio che Egli possa farci ogni grazia, è speranza che voglia sempre farci sempre bene, è amore perché è impossibile non voler bene a chi si crede che può e vuole beneficarci.

AFMM, Aut. 7, [San Mauro abate modello di fiducia in Dio]

Aiuto alla comprensione

Benedetto XVI, Udienza generale del 24 ottobre 2012.

Noi abbiamo bisogno non solo del pane materiale, abbiamo bisogno di amore, di significato e di speranza, di un fondamento sicuro, di un terreno solido che ci aiuti a vivere con un senso autentico anche nella crisi, nelle oscurità, nelle difficoltà e nei problemi quotidiani. La fede ci dona proprio questo: è un fiducioso affidarsi a un «Tu», che è Dio, il quale mi dà una certezza diversa, ma non meno solida di quella che mi viene dal calcolo esatto o dalla scienza. La fede non è un semplice assenso intellettuale dell’uomo a delle verità particolari su Dio; è un atto con cui mi affido liberamente a un Dio che è Padre e mi ama; è adesione a un «Tu» che mi dona speranza e fiducia […] Avere fede, allora, è incontrare questo «Tu», Dio, che mi sostiene e mi accorda la promessa di un amore indistruttibile che non solo aspira all’eternità, ma la dona; è affidarmi a Dio con l’atteggiamento del bambino, il quale sa bene che tutte le sue difficoltà, tutti i suoi problemi sono al sicuro nel «tu» della madre […] Credere cristianamente significa questo abbandonarmi con fiducia al senso profondo che sostiene me e il mondo, quel senso che noi non siamo in grado di darci, ma solo di ricevere come dono, e che è il fondamento su cui possiamo vivere senza paura. E questa certezza liberante e rassicurante della fede dobbiamo essere capaci di annunciarla con la parola e di mostrarla con la nostra vita di cristiani.

Invito alla riflessione

La fede è un dono che nasce da un incontro e si realizza nell’esperienza personale. Che cosa posso testimoniare e condividere a proposito di:

  1. «Fiducia vera in Dio».
  2. Affetto umile a Dio che «allarga il cuore e fa essere generosi» verso i fratelli.
  3. Dimensione “materna” dell’amore di Dio.

https://sites.google.com/site/padregiacintobianchi/home

Annunci

I commenti sono chiusi.