Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Inaugurazione dell’Anno Accademico dell’I.T.I., protagonista è il Popolo di Dio

di:

Luca Tuttobene

L’Istituto Teologico Ibleo San Giovanni Battista ha inaugurato l’anno accademico 2012-2013, alla presenza del Vescovo, mons. Paolo Urso, che ha donato come ogni anno parole attente a suscitare desiderio di sapienza e impegno per soddisfarlo, e con la prolusione della professoressa Cettina Militello, docente a Roma al Pontificio Istituto Liturgico, che ci ha fortemente provocati nello sviluppare il tema Popolo di Dio? Un lungo percorso dal Concilio ad oggi.

Quest’anno, l’inaugurazione dell’anno accademico è stata anche il primo di due momenti formativi pensati insieme dall’Istituto Teologico e dalla Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali, al fine di sottolineare, nella ricorrenza dei cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, alcuni concetti fondamentali per la vita della Chiesa, quale quello di “Popolo di Dio”, come ha ricordato il vicepresidente della Consulta, l’ing. Roberto Piccitto, nei saluti introduttivi.

Magistralmente, la professoressa Militello ha, poi, sviluppato le sue argomentazioni, innanzitutto presentando e commentando il capitolo secondo della Lumen Gentium. Tra i vari aspetti messi in luce, ci sembra opportuno ricordarne due: la riscoperta che i padri conciliari hanno fatto della Chiesa come Popolo di Dio permette alla Chiesa stessa di auto comprendersi come il raggruppamento solidale di coloro che sperimentano la salvezza di Dio e la testimoniano perché altri possano accoglierla, aprendo la strada allo sviluppo dell’ecclesiologia di comunione; l’appartenenza al Popolo di Dio, poi, poiché è dono che si accoglie attraverso la conformazione a Cristo nell’iniziazione cristiana, abilita tutti i cristiani, senza contrapposizioni tra stati di vita, ad agire secondo le tre dimensioni fondamentali della vita in Cristo, i tria munera del sacerdozio, della regalità, della profezia.

La riflessione della professoressa Militello è continuata proprio sulle luci e le ombre che hanno caratterizzato l’esercizio dei tria munera dal Concilio Vaticano II ad oggi. Sicuramente, c’è stata una riacquisita soggettività ecclesiale sia a livello liturgico, sia nella testimonianza in ordine alla Parola, sia nell’esercizio della regalità. Segno di tutto ciò sono le assemblee liturgiche (in cui cresce la partecipazione attiva e consapevole), il martirio (dalla testimonianza nella quotidianità fino all’effusione del sangue), gli organismi sinodali, i movimenti ecclesiali. Eppure, sembra non si parli più di Popolo di Dio come del fondamento dell’essere Chiesa e tutto ciò che è stato segno della riscoperta di questa dimensione fondamentale dell’essere Chiesa o che avrebbe dovuto rivitalizzarsi grazie a tale riscoperta, sembra in crisi. Lo sono gli organismi di partecipazione, in crisi perché facoltativi e, nel loro essere consultivi, intesi sempre più come organismi che approvano quanto già deciso in alto; lo sono le parrocchie, in cui non emerge la dimensione comunionale della Chiesa e sia il ministero ordinato che il laicato risentono di caduta di tono o d’integrismo; ci si trova sempre in una situazione di scisma sommerso, oggi forse già apostasia silenziosa, in quanto le sensibilità culturali degli ultimi decenni hanno creato una frattura all’interno del Popolo di Dio fra Magistero e battezzati.

Eppure, come la professoressa Militello fa notare nell’ultima parte del suo intervento, alle domande di felicità e di senso che continuano a provenire dal cuore dell’uomo, nonostante si sia rotta la cinghia della trasmissione della fede e la Chiesa stessa si trova all’interno di cambiamenti culturali che con fatica comprende, è possibile rispondere, a partire dall’essere il Popolo di Dio, realizzando un modello di Chiesa dialogico, sinodale, ecumenico, inter-religioso, simpatetico, dalla parte dei poveri.

L’invito della relatrice è quello di aprire nuovi cantieri-laboratori in cui, attuando il discernimento sulla crisi culturale ed ecclesiale attuale e sulle vie da percorrere per attraversarla, tutte le realtà ecclesiali, anche quelle istituzionali, provino a ridisegnare la loro identità, focalizzando meglio per l’oggi carismi e ministeri che le caratterizzano.

Proprio all’inizio dell’inaugurazione, nell’esortazione tenuta durante la benedizione dei docenti e degli studenti, il nostro Vescovo auspicava per l’Istituto Teologico di essere laboratorio d’umanità, per capire le domande di felicità e di senso della vita e cercare le risposte adeguate ad esse, accogliendo con passione gli inviti del Libro dei Proverbi: acquista, stima, abbraccia la Sapienza; fai attenzione, porgi l’orecchio, custodisci la Parola (cfr. Prv 4, 7-15.18-22).

Questo incrocio di inviti ad aprirsi al discernimento sapiente per essere pellegrini verso Dio, nel discernimento della Parola, fraternamente uniti con tutti gli uomini per permetter loro di sperimentare la salvezza che il popolo di Dio vive ed annuncia, trova nella consegna ad una sua parente del diploma di baccellierato di Giovanni Iacono, assente in quanto impegnato a Pavia negli studi di Licenza in Teologia Sistematica, non tanto la conclusione dell’evento inaugurazione, ma il segno del traguardo degli studi che diventa solo una tappa di quel cammino verso la Verità, fatto di formazione, di impegno nello studio e di ricerca che accompagneranno per tutto l’anno, e per sempre, docenti e studenti dell’Istituto e della Scuola di Teologia di Base.

Luca Tuttobene

* Fotogalleria  http://www.insiemeragusa.it/node/1999

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