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Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Brasile. Dopo la saga di espulsioni, fame, malattie, gli Xavantes finalmente vedono confermato il possesso della loro terra ancestrale

di José de Souza Martins, sociologo. Articolo pubblicato nel giornale O Estado de S. Paulo, 16-12-2012 *

Nel mese di luglio del 1973, il capo villaggio xavante Aniceto Tsudzawér’e, avvicinato da una bambina malmessa in una strada di Cuiabá chiedendogli  l’elemosina, le rispose: “Non posso aiutarti, sono povero come te: sono indio e abbandonato”. Aniceto parlava di un concetto indigeno di povertá che la bambina non poteva capire. La sua povertá era, é lo é ancora, povertá di diritti in rapporto alla sua terra di possesso permanente, assicurata dalla Costituzione del 1946, riconfermata poi nella Costituzione seguente, del 1988. In quell’nno 1973, gli Xavante lottavano per lo sgombero degli invasori dalle loro terre. La Polizia Federale trovó armi nelle fazendas. In una di queste, due cannoni di fabbricazione casereccia.
Sempre nel 1973, uno dei fazendeiros dichiarava: “ Questi Indios stanno impedendo lo sviluppo nazionale”.
La fazenda Suiá-Missu, con mezzo milione di ettari, nell’epicentro della crisi fino ad oggi, fu aperta, negli anni 1950, in territorio xavante, da Ariosto Da Riva – uno specialista nel desbravamento ( apertura di aree) di aree vergini, aprendo fazendas, formando cittadine, rimuovendo Indios e proprietari poveri e senza titolo di proprietá, vendendo terre.                                                                         Faceva la famosa “pulizia dell’area”, che valorizza titoli di terra e genera una rendita  fondiaria molto peculiare.
Nel 1961, Da Riva si é associato al Gruppo Ometto, di São Paulo, specializzato nella coltivazione della canna da zucchero e nella produzione di zucchero. L’area della Suiá-Missu, in territorio xavante, arrivó a 800.000 ettari, all’epoca il maggiore latifondo del Brasile.
L’ho attraversato in tre occasioni, viaggiando di pau d’arara (camion con gabbie per carico animali e merci) e autobus lungo la strada BR-158, nel 1978, e piú tardi nel 1980. Lo scenario era di desolazione: alberi che erano stati risparmiati nel  disboscamento, morti nella susseguente queimada (incendio), testimoniavano, nelle cicatrici nere lasciate dal fuoco,                              la devastazione apocalittica. Un pascolo verdeggiante ricopriva ora la terra sabbiosa.
Durante un viaggio di un intero giorno, di autobus, lungo la strada polverosa che da Barra do Garças raggiunge São Félix do Araguaia, al mio lato viaggiava un soggetto carrancudo ( torvo,serio) e taciturno.
Cominciai a conversare, desideravo sapere se abitava nella regione, che cosa faceva. Mi rispose che era un fazendeiro. Viaggiava per tentare di localizzare le terre che aveva comperato sulla carta. Dalla descrizione che faceva, ció che comprava si trovava nel territorio degli Indios. Gli chiesi se essi avrebbero voluto che aprisse una fazenda nelle loro terre. Mi rispose secamente: “E lá gli Indios sono capaci di volere?”
Da Riva non chiedeva agli Indios se lo volevano da quelle parti. Chiese al Dipartimento delle Terre del Mato Grosso, il quale non fece obiezioni e gli concesse titoli per vaste estensioni di terreno. Quando egli decise di aprire la fazenda Suiá-Missu, gli Indios rimasero sul posto. Come gli alberi, anche loro sarebbero stati abbattuti.
In passato essi erano stati contattati dall’indigenista Francisco Meirelles. Contrassero il vaiolo, nel 1956, da vestiti contaminati
che essi ricevettero dagli abitanti di Xavantina. Il giorno 2 gennaio 1957, numerosi Xavante, capeggiati dal grande capo Apoena, si avvicinarono a Merure, un villaggio degli indios Bororo, loro nemici, che vivevano lá ospitati dai padri salesiani. Chiedevano soccorso. Erano stati colpiti dal vaiolo e dalla varicella (sarampo?).
Entravano affamati e ammalati delle malattie dell’uomo bianco, per le quali non erano protetti, nell’anno nuovo delle loro vite. L’anno di una nuova era xavante, anno di morte, ma anche di resistenza e lotta.
La pacificazione si completó soltanto nell’epoca dell’arrivo di Da Riva. Nel 1961, egli chiese aerei della FAB (Forza Aerea Brasiliana) per rimuovere gli Indios dalla sua fazenda, in veritá dalla Terra Indigena Marãiwatsédé, per portarli lá dove sará il villaggio Parabubure. In questa migrazione forzata, un vero e proprio sequestro, 63 morirono di raffreddore. Nel 1972, espulsi dalla Suiá-Missu, si trovavano esiliati nella riserve di São Marcos, Merure, Sangradouro, Arões e São Domingos. Una frantumazione della organizzazione del gruppo tribale che da lí proveniva. Villaggio, per loro, non é solo il luogo dove si abita.   Il villaggio ha una unitá organica e una dinamica peculiare, marcata da obblighi rituali, scambi matrimoniali, norme di reciprocitá.
La fazenda Suiá-Missu verrá in seguito venduta alla societá italiana Liquifarm, píú tardi Agip. Durante la Conferenza Mondiale Eco-92 a Rio de Janeiro, l’impresa, pressionata, decise di ridare agli Indios 165.000 ettari di terra. La semplice notizia di questo trasferimento scatenó un’onda di invasioni delle terre xavante, stimolata dai sindaci della regione. Sono coloro che oggi stanno essendo epsulsi dalla terra altrui con la conferma della riserva indigena creata nel govenro Fernando Henrique Cardoso e con la decisione della Gisutizia che ha determinato il suo sgombero.
Gli Indios vogliono di ritorno la loro terra. La crescita demografica degli Xavante, che oggi sono agricoltori familiarizzati con tecniche agricole moderne e non oziosi fannulloni come dicono gli invasori, costituisce un fattore della richiesta di devoluzione di quello che la Costituzione dice che é loro. Altro fattore é che la societá xavante é orientata verso una organzizazione frammentata, differente da quella del bianco, il quale vive ammontichiato. In ognuna delle varie riserve di questa tribú, i villaggi si stanno moltiplicando, giungendo a alcune decine. Segnale di vita e di rissurrezione, segnale che l’Indio ha la capacitá di volere.

* Traduzione del padre Angelo Pansa.

– Osservazioni di padre Angelo:
Dal mappale che fu realizzato da Remo Veronesi negli anni 1953/1954, l’area
dove é situata la Suiá-Missu era stata richiesta dalla FIAT.
Gli Xavante che si stabilirono a Parabubure sono quelli con i quali ho
realizzato il Progetto Xavante/Amazonia Foresta Viva sostenuto dalla
Bioforest.

Brasilia, 26.12.2012

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