Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Religiositá popolare tema dell’íncontro di Clero del 18/12

Carissimi, in allegato trovate del materiale utile per martedì. Essendo nel bimestre in cui cercheremo di verificare se le nostre sono Parrocchie vere, comunità dalla chiara identità di fede nel vivere la religiosità popolare, dopo la relazione principale, ci saranno tre comunicazioni brevi, sulle lettere di mons. Pennisi e mons. Rizzo e sui brani delle costituzioni del sinodo diocesano che si occupano di culto esterno, feste religiose popolari e cosi’ via.

 L’allegato presenta i titoli dei paragrafi delle due lettere e i testi del sinodo che fanno riferimento al tema (se qualcuno ne trova altri nei testi sinodali, può tranquillamente presentarli).
A martedì! E naturalmente, chi ha i testi di mons. Pennisi e di mons. Rizzo completi li porti pure.
Luca Tuttobene

Il culto esterno

Lettera pastorale nella Quaresima del 1963

Figli Dilettissimi,

nella mia lettera Pastorale della Quaresima del 1960, facendo uno scrupoloso “Esame di coscienza” dello stato religioso della nostra Diocesi, tra i caratteri negativi segnalavo la eccessiva esteriorità delle nostre feste e promettevo di trattarne di proposito.

Questo mi pare il momento più adatto, sia per la maturità spirituale raggiunta dai nostri fedeli, sia per preparare la nostra Diocesi alla accettazione consapevole e alla esecuzione entusiasta delle decisioni che il Concilio Vaticano II sta per emanare in riguardo alla Santa Liturgia.

[…]

Lo scopo quindi di questa Lettera Pastorale è quello di restaurare il culto esterno della Diocesi per prepararci ad uno più sentito, cosciente e vissuto culto liturgico.

I – Il culto esterno è legittimo, doveroso e necessario

 

II- Il vero culto esterno

1 – Deve essere decoroso

2 – Deve essere sobrio

3 – Deve essere pio

4 – Deve avere la partecipazione attiva del popolo

III – La degenerazione del culto esterno

1 – Il culto esterno in chiesa

2 – Il culto esterno fuori dalla chiesa

3 – Il culto popolare

4 – Manifestazioni civili

IV – I rimedi

1 – Il clero

2 – Le organizzazioni cattoliche

3 – Le commissioni delle feste

4 – Tutti i fedeli

+ Francesco Pennisi Vescovo

Ragusa, 22 febbraio 1963

Cattedra di S. Pietro

Difendiamo le nostre feste religiose popolari

Considerazioni e norme pratiche per una fruttuosa celebrazione

Ai Rev.mi Parroci,

ai membri delle commissioni per le feste religiose popolari,

ai fedeli della Santa Chiesa che è in Ragusa pace e pastorale benedizione!

Dilettissimi in Cristo,

1. è da più anni ormai che vengo sollecitamente invitato da singoli fedeli e da vari gruppi ecclesiali ad intervenire, per mettere ordine nelle feste religiose della nostra Chiesa, con nuove proposte pratiche e, se lo ritenesse necessario, anche con opportuni provvedimenti disciplinari. L’argomento è, certamente, per molti aspetti, dei più delicati e difficili ma non voglio sottrarmi al mio dovere pastorale. Ho, peraltro, viva fiducia che, nonostante ogni apparenza in contrario nella nostra e nelle altre Chiese di Sicilia e del meridione d’Italia, i tempi siano maturi per efficaci interventi innovativi. Una delle maggiori difficoltà potrebbe essere l’atteggiamento contrastante dei fedeli al riguardo delle feste esterne.

Analisi della situazione

Pareri contrastanti

Preziosa collaborazione dei consigli presbiterale e pastorale

Premesse generali

1 – Abrogazione e istituzione di feste religiose popolari

2 – Gratitudine doverosa agli operatori del settore, collaborazione generosa, diritto di critica

3 – Fondamenti dottrinali e aspetti pratici delle feste

4 – Specificità della festa cristiana e sue caratteristiche generali, qualità morali dei membri delle commissioni e loro disposizioni interiori

Norme pratiche obbligatorie

1a norma – Presidenza delle commissioni

2a norma – programmi e bilanci

3a norma – tutela della specificità religiosa della festa

4a norma – tra vecchio e nuovo, con moderazione ed equilibrio

Ragusa, 1 gennaio 1986

+ Angelo Rizzo Vescovo

Prot. N. 21/86

Diocesi di Ragusa – Sinodo Diocesano

“Pietre vive scolpite dallo Spirito per l’edificazione della città di Dio e dell’uomo del III millennio”

Costituzioni promulgate dal Vescovo S.E. Rev.ma Mons. Angelo Rizzo il 5 gennaio 2001

 

L’EUCARISTIA, CENTRO DELLA VITA DELLA CHIESA E DELLA SUA MISSIONE

VII. “IL GIORNO DEL SIGNORE”

VII.A. I “giorni feriali”

181) La vita liturgica della comunità lungo i giorni della settimana non sia limitata alla celebrazione dell’Eu-caristia, ma venga promossasecondo l’opportunità, nella ricchezza delle sue espressioni: la celebrazione della Liturgia delle Ore, specialmente delle lodi mattutine e dei vespri; la celebrazione della Parola e gli in-contri di preghiera; la celebrazione del sacramento della penitenza nella forma individuale e in quella co-munitaria; il culto eucaristico fuori della messa e i pii esercizi (qualidevozione al S. Cuorevia crucis, rosa-rio, e altri).

IX. RELIGIOSITÀ POPOLARE E LITURGIA

195) Le espressioni della religiosità popolare (quali: mese di maggio, di novembre, novene, feste patronali) arricchiscono il cammino dell’anno liturgico e ispirano usi e costumi familiari e sociali. Queste forme devono essere oggetto di attenta considerazione da parte degli operatori pastorali, per ritrovare in esse valori posi-tivi quali: la disponibilità a cogliere il senso religioso dell’esistenza, la fiducia nella provvidenza di Dio e il ricorso alla sua protezione. È necessario, tuttavia, vegliare costantemente sugli aspetti di ambiguità di certe tradizioni e feste popolari, inclini al puro folklore, all’improvvido consumismo o perfino a forme di su-perstizione, facendole invece evolvere verso forme più mature ed autentiche.

Il tutto deve essere ordinato a comporre in armonia liturgia e pietà popolare, in modo che la prima sia continua fonte di ispirazioneorientamento e correzione per le molteplici forme della tradizione popola-re144.

144 Cf SC, n. 13 e, in particolare, per le feste esterneRizzo A., Difendiamo le nostre feste religiose popolariLettera pastora-le, 1/1/1986.

CATECHESI

II – NUOVA EVANGELIZZAZIONE E INCULTURAZIONE DELLA FEDE

C – Forme antiche e nuove per il ministero della parola

219) La sapiente intelligenza pastorale rende preziose anche altre forme di ministero della Parola:

a) le missioni popolari, che, se ben preparate, arricchite dalla Parola di Dio e seguite da iniziative che ne tengano vivo lo spirito, sono efficaci per la crescita o il recupero della fede e per l’acquisizione, da parte delle comunità parrocchiali, dello stile missionario;

bgli esercizi spirituali, da proporre a tutti i fedeli come strumento privilegiato per ascoltare la Parola di Dio e, nel confronto con essa, revisionare la propria vita;

ccorsi vocazionali che aiutino i giovani a saper rispondere alla propria chiamata vocazionale;

d) la direzione spirituale;

e) pellegrinaggi;

fle occasioni d’incontro con le famiglie e i lavoratori in occasione delle benedizioni secondo quanto pre-visto dal Benedizionale;

g) le feste religiose e le varie forme di religiosità popolare.

219.1 È opportuno che anche le comunità religiose presenti in diocesi si attivino per arricchire con i loro carismi specifici queste forme di ministero della Parola.

 

BENI ECCLESIASTICI

 

VI. L’AMMINISTRAZIONE DEI BENI DELLA PARROCCHIA

330) Si ponga particolare cura nella organizzazione delle feste esterne e nella gestione dei loro risvolti amministrativi e contabili, da cui deve trasparire sempre il volto della comunità ecclesiale fedele ai valori del Vangelo e protesa a condividere la gioia nella solidarietà. A tal fine:

a) sia predisposto dalla commissione per la festa un bilancio preventivo da sottoporre all’approvazione del Consiglio Pastorale Parrocchiale e del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici;

b) la commissione potrà procedere alla organizzazione e realizzazione della festa nei limiti del bilancio approvato;

c) terminata la festa, la commissione presenterà ai due consigli il bilancio consuntivo che, una volta ap-provato, sarà portato a conoscenza dei fedeli;

d) la contabilità relativa alle feste esterne sia tenuta in registri appositi;

e) viene confermata la normativa diocesana non in contrasto con le presenti norme201.

330.1 Essendo le feste esterne principalmente un evento di fedeespressione concreta della religiosità popolare di una determinata comunità di fedeli, i fondi necessari al loro svolgimento siano raccolti prin-cipalmente tra i fedeli stessi.

Si limiti, pertanto, il coinvolgimento di enti pubblici o privati, mediante contributi o sponsorizzazioni, soprattutto qualora la loro richiesta o accettazione rischiassero di condizionare fortemente o snaturare la natura prettamente religiosa della festa.

330.2 Non manchi mai, nell’organizzazione delle feste esterne, la sollecitudine verso gli ultimi, alla quale verrà data adeguata collocazione e visibilità nei bilanci.

fedeli vengano, pertanto, formati a considerare che non può esistere pienezza di gioia cristiana laddove questa non venga condivisa anche con gli ultimi e che la loro offerta diventa segno e manifestazione di questa realtà.

Parimenti, i fedeli vengano anche informati sulla misura della quota da prelevarsi dal totale delle offerte per la festadeterminata dal Consiglio Pastorale Parrocchiale al momento dell’approvazione del bilancio preventivo, che verrà destinata ai poveri, anche dei paesi in via di sviluppo, o a sostegno delle opere cari-tative della Diocesi e della Chiesa, sia in forma diretta che non diretta, tramite iniziative di servizio e strutture finalizzate a soddisfare bisogni evidenziati.

201 Cf Rizzo A., Difendiamo le nostre feste religiose popolariLettera pastorale, 1/1/1986.

VIII. I BENI CULTURALI DI INTERESSE RELIGIOSO

340) L’utilizzazione ottimale dei beni culturali di interesse religioso presuppone le seguenti scelte fonda-mentali:

a) la loro effettiva valorizzazione in riferimento all’evangelizzazione, alla catechesi, alla liturgia, alla devo-zione popolare, alla memoria della fede vissuta dal popolo di Dio, alla promozione della cultura cristiana, nel contesto della pastorale ordinaria e delle iniziative per l’accoglienza e il turismo;

b) la loro tutelaconservazionevalorizzazione e il loro incremento da realizzarsi nel rispetto delle norme canoniche e civili;

c) la formazione dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici addetti;

d) la collaborazione con gli enti pubblici e con i privati;

e) la valorizzazione delle specifiche competenze in campo professionale e artistico.

343) I beni culturali mobili siano tutelati, conservati e valorizzati secondo la loro natura e con opportuni strumenti. A tale scopo i luoghi e i mobili in cui essi sono conservati siano provvisti di adeguati dispositivi di sicurezza e siano idonei allo scopo.

343.1 Si conservino con particolare cura i libri, i documenti e le opere d’arte, come pure i paramenti, le suppellettili, i libri liturgici e il patrimonio appartenente alla religiosità popolare, anche se non più in uso.

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