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Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Patagonia e dighe. Enel non è solo un’impresa privata, il 30% appartiene allo Stato italiano.

acqua-2(Firenze) – Un vescovo protesta contro le dighe dell’Enel in Patagonia. È mons. Luis Infanti De La Mora, friulano di origine, dal ‘73 è vescovo della regione dell’Aysèn, in Cile, rappresentante del Consiglio de defensa de la Patagonia (Cdp), una coalizione di 60 organizzazioni. Il SIR lo ha incontrato a “Terra Futura”, la mostra-convegno delle buone pratiche di sostenibilità in corso in questi giorni a Firenze. Il vescovo ha partecipato l’anno scorso all’assemblea degli azionisti dell’Enel per opporsi al progetto di costruzione di cinque grandi dighe sui fiumi Baker e Pascua, per chiedere che i diritti di sfruttamento dell’acqua vengano restituiti al popolo cileno. Ha scritto e pubblicato di recente, anche in Italia, una lettera pastorale intitolata “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana”, una sorta di saggio teologico-scientifico che propone, al posto delle “pesanti” e “obsolete” dighe, soluzioni basate sul risparmio energetico, sull’energia solare, eolica e geotermica. Il progetto, che dovrebbe essere realizzato prima del 2020, produrrà gravi scompensi agli ecosistemi del territorio. Saranno ben 5900 gli ettari di terreno sommersi dai nuovi bacini, in zone in cui sorgono molte foreste primarie. L’energia elettrica che ne verrà ricavata sarà circa il 20% di quella prodotta attualmente in Cile e servirà ad alimentare Santiago e il nord del Paese. Per trasportare questa grande quantità di energia (2.750 megawatt), il consorzio HidroAysén costruirà una linea di torrette e cavi ad alta tensione lunga quasi 2500 chilometri che attraverserà quattro parchi nazionali, otto riserve forestali. In Italia la lotta dei popoli cileni è appoggiata dal Coordinamento “Patagonia senza Dighe”, composto da dieci sigle, tra le quali la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, il Cevi, l’Associazione No.Di., il Comitato italiano per un Contratto mondiale sull’acqua. Oggi, in contemporanea alle proteste in corso in Cile, hanno organizzato una manifestazione a Roma, a Piazza Venezia. A “Terra Futura” il vescovo ha invitato pubblicamente gli italiani, “popolo addormentato”, a “reagire e a lottare a favore del referendum sull’acqua”.

A che punto è l’azione della popolazione di Aysèn contro le dighe? 
“Lottiamo per difendere la terra che amiamo e che alcuni poteri economici e politici vorrebbero violare. Oggi è grave la violazione dei diritti della natura, come ricordato già da Giovanni Paolo II nel messaggio della Giornata della pace del 1990. Come società, in Patagonia e in tutto il Cile, dobbiamo assumerci la responsabilità di prenderci cura della creazione”.

Come vengono portate avanti queste azioni? 
“Attraverso dichiarazioni, manifestazioni di piazza, conferenze, momenti di preghiera, eventi organizzati da giovani, da bambini. L’altro giorno a Santiago del Cile c’è stata una manifestazione con 35.000 persone. Oggi, 21 maggio, come ogni anno il presidente del Cile fa un discorso programmatico, quindi sono previste in tutto il Paese grandi manifestazioni per chiedere che ci ascolti”.

La Chiesa cilena ha preso posizione? 
“Le lotte di questi giorni hanno portato la Conferenza episcopale cilena a fare una dichiarazione pubblica sul tema della creazione, sulle relazioni tra persone e creazione e su quanto sta accadendo ad Aysèn”.

L’anno scorso è venuto in Italia per parlare con gli azionisti dell’Enel. Risposte? 
“Nessuna. Un anno fa ho fatto presente la posizione della Chiesa e di questa coalizione di 60 organizzazioni. Il giorno dopo il presidente dell’Enel Fabio Conti è andato in Cile a parlare con il presidente della Repubblica per chiedergli di decidere in breve tempo i progetti delle dighe in Patagonia. È chiaro che il potere economico vuole influire fortemente sul potere politico. Il fatto che politicamente in Cile la popolazione non abbia, costituzionalmente, la possibilità di partecipare alle decisioni importanti del Paese, continua a perpetuare uno stile dittatoriale, sia che i governi siano di centro, di centro-sinistra o di centro-destra. Se il popolo rimane passivo e in silenzio è il miglior modo per appoggiare queste ingiustizie e forme di neo-colonialismo. Ricordiamo che l’Enel non è solo un’impresa privata, il 30% appartiene allo Stato italiano. L’anno scorso all’assemblea dell’Enel ho chiesto formalmente di parlare con il presidente del Consiglio e il ministro dell’economia. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Siamo assolutamente inascoltati. È chiaro che, secondo le strutture di potere, i poveri, gli emarginati, sono sempre dei ‘signor Nessuno’”.

In Cile qualcuno vi ascolta? 
“Speriamo che vengano date delle risposte al popolo. Perché in questi giorni, durante le manifestazioni pacifiche di protesta a Coihaique, capoluogo della regione di Aysen, ci sono stati degli arresti. Un giorno i poliziotti sono entrati addirittura nella cattedrale di Coihaique per arrestare i manifestanti. Vuol dire che la situazione è molto grave. Rientrerò in Cile dopodomani e vedremo cosa fare”.

Quali danni deriveranno dalla costruzione delle dighe? 
“Prima di tutto è una offesa alla persone che vivono in quella zona. Poi danni ambientali enormi, tra cui l’accelerazione della distruzioni di due enormi ghiacciai – Campo de Hielo Norte e Sur – che aiutano enormemente a mitigare il cambiamento climatico. La linea di trasmissione elettrica dovrebbe passare per riserve naturali, luoghi turistici e zone abitate da popolazione indigene, portando con sé inevitabili danni all’ambiente e alle persone”.

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