Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa


Concilio Vaticano II – Come una partita di calcio

Quando c’è la partita di calcio – scriveva monsignor Albino Luciani nell’aprile 1962 per spiegare ai fedeli della sua diocesi il significato dell’imminente concilio Vaticano II – non è che tutti gli spettatori capiscano e gustino alla stessa maniera. Uno sa le regole del gioco, sa i compiti precisi del portiere, delle ali, dei terzini, del centr’attacco, sa i trucchi e le mosse: quello apprezzerà i colpi riusciti, la tecnica e la bravura delle manovre e degli scatti, si entusiasmerà con intelligenza. Chi, invece, non sa, gusterà ben poco. Il concilio ecumenico, che s’aprirà tra sei mesi a Roma nella Basilica Vaticana, è una specie di partita straordinaria. Giocatori sono oltre duemila vescovi; arbitro, in qualche modo, è il Papa; serve da stadio il mondo intero; tra gli spettatori — a mezzo radio e televisione — saremo tutti noi”.

Il convegno «Ostensus magis quam datus. A cento anni dalla nascita di Albino Luciani», organizzato dal nostro giornale e da «Il Messaggero di sant’Antonio», presso l’Aula vecchia del Sinodo giovedì 8 novembre, è stato l’occasione per ricordare (a chi visse i trentatré giorni) o per raccontare (a chi è nato dopo) chi fu veramente quell’«uomo venuto dal Veneto», e non solo per nascita. Albino Luciani entrò in seminario a undici anni e ne uscì prete a ventitré: vi imparò una severa disciplina di vita e una concezione pastorale della funzione della Chiesa. Una concezione fondata su tre presupposti: distacco dal mondo, obbedienza ai superiori, fedeltà assoluta all’istituzione, tre presupposti che rimasero il faro di tutta la sua vita fino al papato.

A questo quadro, Luciani aggiunse però un tratto molto personale: l’amplissima curiosità intellettuale e l’inesauribile interesse per la lettura (un interesse — ha ricordato Romanato — che impensierì il suo parroco, che arrivò a trepidare per la sua vocazione). La catalogazione della biblioteca di Canale d’Agordo compiuta dal chierico Luciani durante le vacanze estive, ad esempio, testimonia una capacità di lettura, assimilazione e giudizio inconsueti nel clero veneto del suo tempo, specie in un giovane seminarista.

L’amore per i libri diede un timbro inconfondibile alla sua azione pastorale,arricchendola di citazioni e riferimenti: per spiegare situazioni e concetti, Luciani inseriva di continuo, si trattasse di articoli o di omelie, reminiscenze letterarie. Esopo, La Fontaine, i fratelli Grimm, Mark Twain (il prediletto), Charles Dickens, Paul Bourget e Alphonse Daudet, Bernanos e Claudel, Chesterton, Anatole France, Papini, Solovev, Trilussa, Bernardino da Siena, Piero Bargellini e Pierre l’Ermite (né mancarono musica rock e fumetti).

Tutto questo, però, sempre restando in un disciplinato allineamento con la Chiesa del tempo: «Per quanto fosse forte in me la passione di leggere, di conoscere e di essere aggiornato — scriverà poi — non ero un prete di avanguardia o di frontiera; per il mio senso dell’obbedienza, della disciplina e del rispetto del Magistero del Papa e dei vescovi». Albino Luciani non fu insomma solo un prete di montagna. Precocissimo giornalista (nel 1960 si sofferma a lungo su «la parola di Dio “incartata”», cioè sulla possibilità di fare dei giornali un veicolo di evangelizzazione) e poi Papa a suo agio davanti alla telecamera, Luciani fu «un uomo del Novecento». Ebbe sempre la consapevolezza del ruolo centrale del sistema mediatico nella vita contemporanea e della necessità che laici ed ecclesiastici se ne servissero per la loro attività di apostolato. (news.va)

http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/19608_Concilio_Vaticano_II___Come_una_partita_di_calcio.php

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Lavoro dei campi, scuola di fede. Giornata del Ringraziamento 2012

Ringraziamento, il Messaggio
Lavoro dei campi, scuola di fede
«Confida nel Signore e fa’ il bene: abiterai la terra» (Sal 37,3): è il tema della Giornata del Ringraziamento 2012, che sarà celebrata il prossimo 11 novembre, ad un mese esatto dall’inizio dell’Anno della Fede. E proprio da “uno stile di vita radicato nella fede” la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, inizia il proprio Messaggio per la Giornata, ricordando come “a quanti sono immersi nella bellezza e nell’operosità del lavoro rurale” appare in modo speciale che “nella fede riconosciamo la mano creatrice e provvidenziale di Dio che nutre i suoi figli”.
“La valenza educativa propria della Giornata del Ringraziamento – si legge poi nel Messaggio – ha una ricaduta importante nell’attuale società, in cui l’appiattimento sul presente rischia di cancellare la memoria per i doni ricevuti”. E a questo punto i vescovi rivolgono un particolare ringraziamento “alle Cooperative agricole che ridanno vita a terreni abbandonati, in non pochi casi togliendoli alla malavita organizzata, con una forte ricaduta educativa per tutto il territorio dove si trovano a operare” ed indicano nel Progetto Policoro una “chiave esemplare per tutte le comunità.”
Non mancano, infine, un nuovo appello per la giustizia e la legalità, specialmente di fronte “ai braccianti agricoli, in gran parte immigrati”, che si vedono “lavorare in condizioni davvero inique”, ed un invito a “guardare al nostro futuro nel rispetto e nella valorizzazione delle tipicità dei diversi territori che la bella storia d’Italia ha posto nelle nostre mani e che costituiscono l’unico Paese”. “Investire nell’agricoltura – termina il Messaggio – è una scelta non solo economica, ma anche culturale, ecologica, sociale, politica di forte valenza educativa”.

Messaggio per la 62ª Giornata nazionale del Ringraziamento

11 novembre 2012

Confida nel Signore e fa’ il bene: abiterai la terra

«Confida nel Signore e fa’ il bene: abiterai la terra» (Sal 37,3). Questo bel versetto descrive efficacemente il cuore di tutti noi nella tradizionale Giornata del Ringraziamento rurale, che celebriamo agli inizi dell’Anno della Fede, tempo di grazia e di benedizione,  indetto da Benedetto XVI. Le parole del salmo sono l’espressione di uno stile di vita radicato nella fede, con il quale desideriamo ringraziare il Signore per ogni dono che compie nelle nostre campagne e per il lavoro dei nostri agricoltori.

La fede e il mondo agricolo

È l’Anno della Fede, da cogliere nei gesti stessi del lavoro dei campi. Che cosa sono infatti le mani dell’agricoltore, aperte a seminare con larghezza, se non mani di fede? Non è forse la fede nella gioia di un raccolto abbondante, solo intravisto, a guidare le sue mani nella necessaria potatura, dolorosa ma vitale? E quando il corpo si piega per la fatica, che cosa lo sorregge e ne asciuga il sudore se non questa visione di fede, che allarga gli orizzonti e apre il cuore?

Ecco perché in questa festa, occasione attesa per benedire il Signore per i frutti della terra, diciamo il nostro grazie a tutti coloro che operano tra i campi e i filari, che credono nel futuro investendo, anche con grande rischio, i loro sacrifici per il bene della famiglia e della società tutta. Non ci stancheremo mai di far sentire come importante questa Giornata del Ringraziamento, memori dell’esortazione di papa Benedetto XVI a «fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità» (Caritas in veritate, n. 34).

Nella fede riconosciamo la mano creatrice e provvidenziale di Dio che nutre i suoi figli. Ciò appare in modo speciale a quanti sono immersi nella bellezza e nell’operosità del lavoro rurale. Guai se dimenticassimo la relazione d’amore e di alleanza che Dio ha intrecciato con noi e che diventa vivissima davanti ai frutti della terra, per i quali rendiamo grazie secondo il comandamento biblico: «Il Signore, tuo Dio, sta per farti entrare in una buona terra: terra di torrenti, di fonti e di acque sotterranee, che scaturiscono nella pianura e sulla montagna; terra di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni; terra di ulivi, di olio e di miele; terra dove non mangerai con scarsità il pane, dove non ti mancherà nulla; terra dove le pietre sono ferro e dai cui monti scaverai il rame. Mangerai, sarai sazio e benedirai il Signore, tuo Dio, a causa della buona terra che ti avrà dato» (Dt 8,6-10).

La valenza educativa del ringraziare, guardando ai giovani

La valenza educativa propria della Giornata del Ringraziamento ha una ricaduta importante nell’attuale società, in cui l’appiattimento sul presente rischia di cancellare la memoria per i doni ricevuti. Pensiamo in particolare ai giovani, che in tanti stanno riscoprendo il lavoro agricolo: nel ritorno alla terra possono aprirsi nuove prospettive per loro e insieme un modo nuovo di costruire il futuro di tutti noi.

Un grazie particolare va alle Cooperative agricole che ridanno vita a terreni abbandonati, in non pochi casi togliendoli alla malavita organizzata, con una forte ricaduta educativa per tutto il territorio dove si trovano a operare. Infatti, la bellezza di una terra riscattata, che da deserto diventa giardino, parla da sé: non solo cambia il paesaggio, ma soprattutto rincuora l’animo di tutti. Una terra coltivata è una terra amata, sposata, come narra il profeta Isaia, nel celebre capitolo 62. Ce lo ricorda soprattutto il “Progetto Policoro”, la cui opera benemerita non cessiamo di indicare in chiave esemplare a tutte le comunità. Anche nelle regioni del Nord questa esperienza si sta rivelando feconda, ed è bello vedere tanti ragazzi del Sud, che da tempo vivono in condizioni difficili, farsi in un certo senso maestri di itinerari concreti di speranza e di sviluppo.

Certo, i giovani hanno bisogno di adulti che si schierano dalla loro parte, che investono per loro e con loro, offrendo garanzia per il futuro. Gli orientamenti pastorali Educare alla vita buona del Vangelo ci invitano a riscoprire un verbo molto importante: accompagnare i giovani.

La nota pastorale “Frutto della terra e del lavoro dell’uomo”. Mondo rurale che cambia e Chiesa in Italia, del19 marzo 2005, indicava alcune modalità concrete (cfr. n. 24) che intendiamo riproporre:

–   diffondere una azione educativa e culturale che valorizzi la dignità di chi sceglie di rimanere a lavorare in campagna;

–   garantire ai piccoli comuni le condizioni necessarie per una dignitosa qualità della vita, con servizi adeguati e opportunità di scambio;

–   favorire nuove politiche per l’accesso dei giovani al mercato fondiario e degli affitti, strumenti fiscali adeguati, incentivi per mettere a disposizione le terre, sostegno nella fase iniziale dell’attività aziendale, azionariato popolare diffuso;

–   rendere facile l’accesso al credito agevolato per i giovani agricoltori.

Mentre vediamo crescere la presenza confortante dei giovani nell’agricoltura, non possiamo tacere il nostro dolore davanti alle immagini che mostrano molti braccianti agricoli, in gran parte immigrati, lavorare in condizioni davvero inique. Che dire, ad esempio, delle baracche dove spesso sono accolti? Ancora assistiamo a casi in cui la dignità del lavoratore è smarrita, per le condizioni di avvilente sfruttamento in cui versa, come attesta anche il perdurante dramma del caporalato. Già molte volte le Chiese locali hanno fatto sentire la loro voce contro le ingiustizie. Invitiamo le nostre comunità a un’ulteriore vigilanza per favorire la difesa della giustizia e della legalità nel settore agricolo.

La priorità dell’economia rurale per ritornare al territorio

Di fronte alla grave crisi che tocca il mondo economico e industriale, occorre guardare al futuro del nostro Paese andando oltre schemi abituali. È importante guardare al nostro futuro nel rispetto e nella valorizzazione delle tipicità dei diversi territori che la bella storia d’Italia ha posto nelle nostre mani e che costituiscono l’unico Paese. Se è vero che investire «è sempre una scelta morale e culturale», come scriveva Giovanni Paolo II nella Centesimus annus al n. 36, è necessario legare tali investimenti alla cura dell’uomo e del territorio, così da rendere quest’ultimo fecondo di beni, sostenibile per l’ecosistema, rispettato e amato, arricchito di forza per le nuove e per le future generazioni.

Investire nell’agricoltura è una scelta non solo economica, ma anche culturale, ecologica, sociale, politica di forte valenza educativa. Infatti «le modalità con cui l’uomo tratta l’ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta se stesso e, viceversa. Ciò richiama la società odierna a rivedere seriamente il suo stile di vita che, in molte parti del mondo, è incline all’edonismo e al consumismo, restando indifferente ai danni che ne derivano» (Caritas in veritate, n. 51).

Chiudiamo il nostro appello al mondo rurale e agricolo con le belle parole del Compendio della dottrina sociale della Chiesa che, nell’ottica dell’Anno della Fede, ci invitano a cogliere il passaggio di Dio nella fatica e nella bellezza del lavoro dei campi: se «si arriva a riscoprire la natura nella sua dimensione di creatura, si può stabilire con essa un rapporto comunicativo, cogliere il suo significato evocativo e simbolico, penetrare così nell’orizzonte delmistero, che apre all’uomo il varco verso Dio, Creatore dei cieli e della terra. Il mondo si offre allo sguardo dell’uomo come traccia di Dio, luogo nel quale si disvela la Sua potenza creatrice, provvidente e redentrice» (n. 487).

Ci aiuti San Martino, il cui gesto di condivisione del mantello è simbolo di ogni dono perfetto che viene dall’alto e che ci rende solidali.

E ci accompagni il cuore di Maria di Nazareth, che custodisce e medita nella sua storia ogni frammento di esistenza, per elevare un inno di benedizione, un perenne “Magnificat” che canti come il nostro Dio faccia emergere i piccoli e i deboli, precipitando i potenti dai loro troni.

Roma, 4 ottobre 2012

Festa di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia

La Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace


Generare la vita vince la crisi

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 35ª Giornata Nazionale per la vita (3 febbraio 2013)
“Generare la vita vince la crisi”

«Al sopravvenire dell’attuale gravissima crisi economica, i clienti della nostra piccola azienda sono drasticamente diminuiti e quelli rimasti dilazionano sempre più i pagamenti. Ci sono giorni e notti nei quali viene da chiedersi come fare a non perdere la speranza». In molti, nell’ascoltare la drammatica testimonianza presentata da due coniugi al Papa in occasione del VII Incontro Mondiale delle famiglie (Milano, 1-3 giugno 2012), non abbiamo faticato a riconoscervi la situazione di tante persone conosciute e a noi care, provate dall’assenza di prospettive sicure di lavoro e dal persistere di un forte senso di incertezza.
«In città la gente gira a testa bassa – confidavano ancora i due –; nessuno ha più fiducia di nessuno, manca la speranza».
Non ne è forse segno la grave difficoltà nel “fare famiglia”, a causa di condizioni di precarietà che influenzano la visione della vita e i rapporti interpersonali, suscitano inquietudine e portano a rimandare le scelte definitive e, quindi, la trasmissione della vita all’interno della coppia coniugale e della famiglia?  …

CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 35a  Giornata Nazionale per la vita (3 febbraio 2013)
“Generare la vita vince la crisi”
«Al sopravvenire dell’attuale gravissima crisi economica, i clienti della nostra piccola
azienda sono drasticamente diminuiti e quelli rimasti dilazionano sempre più i pagamenti. Ci
sono giorni e notti nei quali viene da chiedersi come fare a non perdere la speranza».
In molti, nell’ascoltare la drammatica testimonianza presentata da due coniugi al Papa
in occasione del VII Incontro Mondiale delle famiglie (Milano, 1-3 giugno 2012), non
abbiamo faticato a riconoscervi la situazione di tante persone conosciute e a noi care, provate
dall’assenza di prospettive sicure di lavoro e dal persistere di un forte senso di incertezza.
«In città la gente gira a testa bassa – confidavano ancora i due –; nessuno ha più
fiducia di nessuno, manca la speranza».
Non ne è forse segno la grave difficoltà nel “fare famiglia”, a causa di condizioni di
precarietà che influenzano la visione della vita e i rapporti interpersonali, suscitano
inquietudine e portano a rimandare le scelte definitive e, quindi, la trasmissione della vita
all’interno della coppia coniugale e della famiglia?
La crisi del lavoro aggrava così la crisi della natalità e accresce il preoccupante
squilibrio demografico che sta toccando il nostro Paese: il progressivo invecchiamento della
popolazione priva la società dell’insostituibile patrimonio che i figli rappresentano, crea
difficoltà relative al mantenimento di attività lavorative e imprenditoriali importanti per il
territorio e paralizza il sorgere di nuove iniziative.
A fronte di questa difficile situazione, avvertiamo che non è né giusto né sufficiente
richiedere ulteriori sacrifici alle famiglie che, al contrario, necessitano di politiche di
sostegno, anche nella direzione di un deciso alleggerimento fiscale.
Il momento che stiamo vivendo pone domande serie sullo stile di vita e sulla gerarchia
di valori che emerge nella cultura diffusa. Abbiamo bisogno di riconfermare il valore
fondamentale della vita, di riscoprire e tutelare le primarie relazioni tra le persone, in
particolare quelle familiari, che hanno nella dinamica del dono il loro carattere peculiare e
insostituibile per la crescita della persona e lo sviluppo della società: «Solo l’incontro con il
“tu” e con il “noi” apre l’“io” a se stesso» (BENEDETTO XVI, Discorso alla 61a Assemblea
Generale della CEI, 27 maggio 2010).

Quest’esperienza è alla radice della vita e porta a “essere prossimo”, a vivere la gratuità, a far festa insieme, educandosi a offrire qualcosa di noi stessi, il nostro tempo, la nostra compagnia e il nostro aiuto. Non per nulla San Giovanni può affermare che «noi
sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» (1Gv 3,14).
Troviamo traccia di tale amore vivificante sia nel contesto quotidiano che nelle situazioni straordinarie di bisogno, come è accaduto anche in occasione del terremoto che ha colpito le regioni del Nord Italia. Accanto al dispiegamento di sostegni e soccorsi, ha riscosso stupore e gratitudine la grande generosità e il cuore degli italiani che hanno saputo farsi vicini
a chi soffriva. Molte persone sono state capaci di dare se stesse testimoniando, in forme
diverse, «un Dio che non troneggia a distanza, ma entra nella nostra vita e nella nostra
sofferenza» (BENEDETTO XVI, Discorso nel Teatro alla Scala di Milano, 1° giugno 2012).
In questa, come in tante altre circostanze, si riconferma il valore della persona e della
vita umana, intangibile fin dal concepimento; il primato della persona, infatti, non è stato
avvilito dalla crisi e dalla stretta economica. Al contrario, la fattiva solidarietà manifestata da
tanti volontari ha mostrato una forza inimmaginabile.

Tutto questo ci sprona a promuovere una cultura della vita accogliente e solidale. Al riguardo, ci sono rimaste nel cuore le puntuali indicazioni con cui Benedetto XVI rispondeva alla coppia provata dalla crisi economica: «Le parole sono insufficienti… Che cosa possiamo fare noi? Io penso che forse gemellaggi tra città, tra famiglie, tra parrocchie potrebbero
aiutare. Che realmente una famiglia assuma la responsabilità di aiutare un’altra famiglia»
(Intervento alla Festa delle testimonianze al Parco di Bresso, 2 giugno 2012).
La logica del dono è la strada sulla quale si innesta il desiderio di generare la vita, l’anelito a fare famiglia in una prospettiva feconda, capace di andare all’origine – in contrasto con tendenze fuorvianti e demagogiche – della verità dell’esistere, dell’amare e del generare.
La disponibilità a generare, ancora ben presente nella nostra cultura e nei giovani, è tutt’uno con la possibilità di crescita e di sviluppo: non si esce da questa fase critica generando meno figli o peggio ancora soffocando la vita con l’aborto, bensì facendo forza sulla verità della persona umana, sulla logica della gratuità e sul dono grande e unico del trasmettere la vita,
proprio in un una situazione di crisi.
Donare e generare la vita significa scegliere la via di un futuro sostenibile per un’Italia che si rinnova: è questa una scelta impegnativa ma possibile, che richiede alla politica una gerarchia di interventi e la decisione chiara di investire risorse sulla persona e sulla famiglia, credendo ancora che la vita vince, anche la crisi.
Roma, 7 ottobre 2012 Memoria della Beata Vergine del Rosario
IL CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2012-10/24-3/Messaggio%20Giornata%20vita%202013.pdf


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