Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa


Il Brasile é negligente nel controllo dei pesticidi

Il Brasile,uno dei maggiori produttori agricoli del mondo, é una delle nazioni piú retrogada nel controllo dei pesticidi. Dei 50 prodotti chimici piú utilizzati in agricoltura, 22 sono proibiti dalla Unione Europea (UE) e dagli Stati Uniti, ma continuano ad essere ampiamente utilizzati nel territorio brasiliano, nonostante i gravi rischi che rappresentano per la salute.  ( Materia di Vanessa Fogaça Prateano- Gazeta do Povo 14.10.2012)

D’accordo con rapporti tecnici presentati quest’anno da varie entitá che corroborano allarmi fatti dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanitá) negli anni anteriori, tra questi pesticidi ci sono agenti che causano cecitá, malformazione fetale, cancro ( specialmente della tiroide e della mammella), pubertá precoce, problemi respiratori e disfunzioni renali. Fin dal 2008, la ANVISA ( Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria) allerta circa la necessitá di proibire l’uso di tali sostanze, ma soltanto adesso, dopo il veto di vari paesi ai prodotti brasiliani coltivati con alcuni pesticidi, la discussione prende peso. L’ANVISA studia come proibire dieci sostanze, oltre alle quattro che giá hanno avuto l’approvazione del loro ritiro dal mercato.

In questa relazione si trova l’ ENDOSSULFAM, i cui effetti sono stati inizialmente rilevati in un villaggio dell’India dove 6.000 persone ( circa il 50% degli abitanti), la maggior parte bambini, presentarono gravi deformazioni fisiche e neurologiche. In Brasile il prodotto deve venire proibito nel 2013 ( d’accordo con la ANVISA), mentre nella UE é giá stato proibito fin dal 1985.

“Dopo la Rivoluzione Verde [ disseminazione di pratiche agricole, tra le quali l’uso di prodotti chimici, che ha permesso l’aumento della produzione negli anni 70 ], oggi stiamo vivendo la Rivoluzione Rossa. É un modello chimico-dipendente che sta cuasando un serio problema per la salute. Giá da molto tempo ci sono evidenze scientifiche su questo”, afferma il ricercatore della Universitá Federale del Mato Grosso, Wanderlei Pignati, il quale ha coordinato uno studio sui pesticidi che fu presentato nella Conferenza delle Nazioni Unite su Sostenibilitá, la Rio+20, in giugno scorso, a Rio de Janeiro.

Oltre il limite

Preoccupa anche l’applicazione di pesticidi oltre il Limite Massimo di Residui (LMR) permesso, d’accordo con la legislazione, perché genera una serie di complicazioni nei lavoratori agricoli e nei consumatori. Un Rapporto del 2010 del Programma di Analisi dei Residui di Pesticidi negli Alimenti (PARA), della  ANVISA, ha rivelato che 28% dei 2.488 campioni di alimentari analizzati contenevano sostanze autorizzate, ma oltre al LMR, o sostanze proibite. Sempre d’accordo con il Ministero della Sanitá, nel 2009 in Brasile, l’uso indiscriminato di pesticidi ha causato 7.677 casi di intossicazione.

“Oggi il Brasile é il maggior consumatore mondiale di pesticidi e esiste molta pressione da parte della imprese fabbricanti di questi veleni affinché questo modello venga mantenuto. C’é uno sforzo da parte dell’ANVISA per controllare e proibire queste sostanze, ma le imprese fabbricanti aprono processi presso la Giustizia per bloccare la discussione”, spiega Ana Carolina Brolo de Almeida, assessore giuridico della organizzazione Terra di Diritti. Nel 2008, quando sono iniziate le discussioni sulla proibizione di 14 sostanze, le imprese hanno ottenuto la sospensione della pubblicazione dei risultati degli studi per due anni. Nel 2010 venne ripreso il processo, ma, dovuto al ritardo, le discussioni non sono avanzate. Sono state presentate interrogazioni via e-mail alla ANVISA, ma finora l’organismo non si é pronunciato.

La polverizzazione aerea é inefficiente e dannosa

Oltre che a permettere l’uso di sostanze che sono giá proibite nei paesi sviluppati, il Brasile adotta un’altra pratica esclusa dalla UE fin dal gennaio 2009: la polverizzazione aerea sulle piantagioni che, con l’intuito di abbracciare la maggior parte possibile della coltivazione, contamina peró anche l’aria, il suolo, le riserve d’acqua (mananciais), le strade ed anche villaggi a chilometri di distanza.

Tattica di guerra

“Usare aerei per spargere veleni é una pratica che ricorda una guerra ( quella del Vietnam). Occorre proibire il piú presto possibile questa pratica”, afferma il medico e ricercatore Wanderlei Pignati, uno dei maggiori specialisti circa l’argomento. La ricercatrice Isabel Fontes Jardim, dell’Istituto di Chimica dell’Universitá Statale di Campinas (UNICAMP), concorda con Wanderlei. Una tesi di dottorato da lei orientata nel 2009 ha dimostrato che, oltre ad essere dannosa per la salute, la pratica é inefficace. “Soltanto l’1% del prodotto applicato colpisce l’obiettivo. I restanti 99% finiscono nell’aria, nell’acqua e nel suolo”.

Specialista in pesticidi e nel loro rapporto con malattie, la medica e ricercatrice della Universitá Federale del Ceará,  Raquel Rigotto, dice che le normative brasiliane, che stabiliscono limiti per tale pratica, sono inefficaci – come la distanza minima di 500 metri da villaggi e 250 metri da mananciais -. “In un ecossitema, questo [i limiti] é molto poco. Ci sono vari aspetti che interferiscono, come i venti, la temperatura, l’umiditá. Non c’é modo di controllare. Per cui la pratica deve essere abolita”.

Studio

I pesticidi causano squilibrio nell’organismo e varie malattie. I malefici dei pesticidi nel corpo umano sono conosciuti da almeno due decenni, anche se soltanto negli ultimi anni i ricercatori sono riusciti a mettere insieme un numero sufficiente di studi per comprovare il loro effetto cumulativo sulla salute lungo il periodo di esposizione. Sono casi acuti (intossicazione da piccole dosi, in un corto spazio di tempo) o cronici, quando avviene manipolazione prolungata di varie sostanze o anche nel ventre materno, il che interferisce sullo sviluppo fetale e causa deformazioni incurabili.

Secondo il Capo del Settore di Endocrinologia dell’Ospedale Evangelico di Curitiba, Mirnaluci Ribeiro Gama, tali sostanze chimiche, chiamate di disruttori endocrini, hanno ilpotere di simulare o di bloccare l’azione degli ormoni prodotti dal corpo, il che genera squilibri metabolici e moltiplicazioni cellulari che possono condurre al cancro. “Ghiandole come la tiroide, testicoli o ovario, come pure il tessuto adiposo, sono i piú frequentemente colpiti”, spiega Mirnaluci.

Estrogenio

La dottoressa, cita ad esempio: avviene con gli ormoni sessuali, in special modo con l’estrogenio. Bambine esposte a pesticidi entrarono nella pubertá prima del tempo. Sostanze presenti in questi agenti chimici, chiamate di xenoestrogeni, ingannano l’organismo e simulano il compito dell’ormonio, inducendo le bambine a mestruare precocemente. Anche l’esposizione all’estrogenio per un periodo superiore a quello programmato dalla natura aumenta il rischio di cancro della mammella, dato che questo ormonio alimenta i ricettori dell’estrogenio delle cellule del seno.

Negli uomini é stato comprovato un aumento dei casi di infertilitá, data la riduzione del numero  di spermatozoidi  negli individui esposti ai pesticidi. Tali pesticidi sono anche una delle cause comprovate del Male di Parkinson, oltre che ad alcuni casi di leucemia, linfomi e mielomi multipli.

(Traduzione del padre Angelo Pansa) 

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Una ricerca denuncia sfruttamento di soia e canna da zucchero nelle terre degli Indios Guarani-Kaiowá nel Mato Grosso del Sud – Brasile

Un rapporto presenta dettagliatamente le catene di produzione nel Mato Grosso del Sud e indica gli impatti negativi della espansione delle piantagioni di soia e canna da zucchero. Il documento aiuta nel dibattito sulle responsabilitá delle imprese nei conflitti socioambientali che coinvolgono i fazendeiros.

(Materia di Verena Glass, della Agenzia di Notizie Reporter Brasil)

 

Il Centro di Monitoraggio di Agrocarburanti (CMA) della ONG Reporter Brasil il mercoledi 24 ottobre ha presentato il rapporto “In terre altrui-la prpduzione di soia e canna da zucchero nelle aree indigene Guarani nel Mato grosso del Sud”. Basato su dati di organismi pubblici e su interviste realizzate in loco, il lavoro ha cercato di fare la mappa della incidenza dei produttori di queste commodities in sei aree dello stato: le Terre Indigene (Tis) Jatayvary, Guyraroká, Takuara e Panambi-Lagoa Rica ( já dichiarate dalla FUNAI), e nelle aree Laranjeira Nhanderu e Guaiviry ( in studio da parte della FUNAI).

La divulgazione del Rapporto avviene nel momento in cui i conflitti delle terre tra indigeni e produttori rurali si stanno aggravando nel Mato Grosso del Sud. Nel periodo tra la realizzazione delle ricerche, nel luglio di quest’anno, e la sua divulgazione, i vari tentativi di rioccupare le loro terre da parte dei Guarani-Kaiowá hanno portato a nuovi confronti e a reazioni estreme da parte dei fazendeiros, con attacchi armati contro accampamenti e con minacce esplicite, come nei casi delle aree di Arrorio Kjorá e Potrero Guasu, entrambe nel municipio di Paranhos.

In agosto, circa 700 Kaiowá ripresero parte dell’area di Arroyo Korá, la cui omologazione é avvenuta nel 2009, ma che fu questionata in Giusatiziua dai fazendeiros (la decisione finale per il Processo é bloccatanel Supremo Tribunale Federale). Subito dopo la ripresa di parte del territorio, l’accampamento indigeno venne attaccato varie volta da parte di pistoleiros, mentre il fazendeiro Luis Carlos da Silva Vieira, conosciuto come “Fazzoletto Nero” (LençoPreto) aveva dichiarato, in intervista registrata in video, che avrebbe capeggiato “una guerra contro gli Indios”. In ottobre, anche la ripresa della terra di Potrero Guasu ha sofferto attacchi da parte di pistoleiros.

Lo scorso lunedí, 22 ottobre, l’accampamento nell’area indigena Laranjeira Nhanderu ( una di quelle contemplate nel Rapporto della Reporter Brasil) venne circondato da fazendeiros i quali, d’accordo con denunce dei Kaiowá, hanno bloccato l’accesso ed hanno iniziato la piantagione della soia sulla strada che porta all’accampamento. Gli Indios affermano che durante l’ultimo raccolto la polverizzazione di veleni sui campi ha giá fatto morire vari animali ed ha intossicato molti bambini dell’accampamento.

Laranjeira Nhanderu e Guaiviry, le due aree non ancora riconosciute dalla FUNAI e che sono state contemplate nel Rapporto, sono un esempio del dannoso ritardo del Governo nel risolvere la situazione conflittuale e per finalizzare i processi di demarcazione delle terre indigene. Nella fine dello scorso anno Guaiviry fu palco di uno dei piú brutali casi di assassinato di leaders indigeni, quello del cacique (capo villaggio) Nizio Gomes. Nel luglio scorso, 18 accusati di aver partecipato nel crimine vennero arreestati dalla Polizia Federale ( dati informativi sui fazendeiros denunciati si trovano disponibili nel Rapporto).

 

Insicurezza Giuridica

Da un altro punto di vista, anche le interpretazioni contrastanti della Giustizia circa i diritti costituzionali dei Guarani-Kaiowá hanno contribuito per il clima di estrema insicurezza tra gli Indios. Il 5 ottobre scorso, il Tribunale Regionale della 3ª Regione di São Paulo ha pubblicato un acordão ( ampio accordo ) abolendo una decisione anteriore che fin dal 2004 garantiva il possesso indigeno del villaggio di Paso Piraju, in Dourados (FUNAI e Pubblico Minsitero Federale –MPF hanno inoltrato un ricorso, e l’esecuzione dello sgombero (despejo) dovrebbe avvenire soltanto dopo la valutazione del ricorso).

Il 29 setgtembre, anche la Giustizia Federale di Naviraí ha dato ordine per il despejo della comunitá di Pyelito Kue/Mbarakay, nel municipio di Iguatemi, il che ha indotto gli Indios ad annunciare, in una lettera, l’intenzione di morire nell’area qualora avenisse l’espulsione. “Sappiamo che non abbiamo piú nessuna chence di sopravvivere degnamente qui nel nostro antico territorio, abbiamo giá sofferto molto e stiamo essendo tutti massacrati e morendo in ritmo accelerato. Sappiamo che verremo espulsi di qui, dalla riva del fiume, da parte della Giustizia Federale, ma non ce ne andremo dalla riva del fiume. Come Popolo Nativo e Indigeno storico, abbiamo solamente deciso che moriremo collettivamente qui. Non abbiamo altra opzione: é la nostra ultima decisione di fronte al despacho (ordine) della Giustizia Federale di Naviraí”.

Il riconoscimento legale, ed anche del settore produttivo, del diritto delle popolazioni Guarani-Kaiowá alle terre ancestrali da loro occupate, dalle quali vennero espulsi sia dalle politiche pubbliche del Governo, sia dall’avanzata dell’ agronegócio ( business agricolo ), é essenziale per la sopravvivenza di queste popolazioni. In questo senso, il Rapporto presenta brevemente dati storici dei processi di rioccupazione delle aree prese in considerazione, indica gli impatti della produzione di commodities e la lista delle proprietá private e dei produttori all’interno di questi territori.

Il mappamento fatto dalla ONG Reporter Brasil aiuta nella discussione circa la corresponsabilitá della catena produttiva di soia e di canna da zucchero nei problemi decorrenti dalla occupazione delle terre Guarani-Kaiowá da parte dell’ agronegócio. É risaputo il fatto che due fabbriche (usinas) nello stato del Mato Grosso del Sud, São Fernando e Raizen, si sono impegnate a non acquistare piú la produzione della canna da zucchero fatta in aree indigene. Questa misura di responsabilitá socioambientale impresariale é un primo passo nel riconoscimento dei diritti indigeni da parte del settore produttivo, segnalando l’urgenza della adozione di tale misura da parte delle altre usinas di produzione di zucchero e etanolo, biocombustibile, traders e cerealisti.

(Traduzione del padre Angelo Pansa).


Il Pubblico Ministero Federale entra con azione per annullare la richiesta di sfruttamento minerario nelle aree indigene

Secondo il Procuratore della Repubblica la misura deve essere applicatain tutto il territorio nazionale

 

Il Pubblico Minsitero Federale dello stato di Roraima (MPF/RR) é entrato con azione civile pubblica contro il Dipartimento Nazionale di Produzione Minerale (DNPM) e contro la Unione affinché siano rifiutate (indeferidas) tutte le richieste di autorizzazione di ricerca mineraria, permessi di lavori di garimpo econcessioni di lavori minerari nelle terre indigene, come pure la sospensione degli effetti giuridici dalle autorizzazioni di ricerca mineraria che siano vigenti nel Dipartimento. La Giustizia Federale ha rifiutato la richiesta di tutela anticipata (liminar), ma il MPF/RR la scorsa settimana é entrato con un ricorso per rivertire la decisione.

Conforme il Procuratore della Repubblica Fernando Machiavelli Pacheco, questa é una grave preoccupazione non solo del MPF/RR ma anche delle Popolazioni Indigene che soffrono con la pendenza di richieste di lavoro (lavra) di produzione minerale. L’argomento é stato sollevato nella VII Assemblea Generale Hutukara Associazione Yanomami (HAY) la quale ha commemorato i 20 anni della Omologazione della Terra Indigena Yanomami (TIY).

D’accordo con il Procuratore, la misura deve essere applicata in tutto il territorio nazionale, dato che esistono, in tutto il Brasile, registri di richieste di sfruttamento minerario, tra l’altro varie giá approvate (deferidas). Conforme Pacheco, non é il caso di Roraima, ma nello stato ci sono 1.200 registri di richieste di sfruttamento minerale in area indigena, pendenti di manifestazione (risposta), che generano precedenza per l’eventuale autorizzazione di lavoro (lavra) da parte del DNPM, organo del Ministero delle Miniere e Energia.

Sempre secondo il Procuratore, non c’é basamento (respaldo) legale per il deferimento di queste richieste. La Costituzione Federale esige la regolamentazione dell’argomento per Legge. Attualmente tale Legge é in tramitazione nella Camera dei Deputati senza che ancora sia stata approvata. Oltre a questo, ci deve essere una autorizzazione specifica del Congresso Nazionale per ogni ipotesi di richiesta di lavras, oltre alla consulta previa e informata degli Indigeni, con carattere risolutivo. “Le Comunitá Indigene colpite possono decidere per la realizzazione o no della lavra, il che si basa nell’articolo 6º della Convenzione della Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT) nº 169”, ha informato il Procuratore.

D’accordo con Fernando Machiavelli Pacheco, il garimpo in terra indigena di maniera illegale e disorganizzata comporta un effetto drastico di distruzione culturale, fisica e ambientale degli Indios.

“ Quando fatto in maniera organizzata e in grandi proporzioni, avremo un etnocidio – che sarebbe la distruzione della cultura di questo popolo – ed é questo che gli indigeni, soprattutto gli Yanomami, temono di piú”, ha affermato il Procuratore.

(Fonte: Procura della Repubblica di Roraima)

(Traduzione del padre Angelo Pansa).


Dichiarazione degli Indios Guarani-Kaiowá minacciati di espulsione dalla loro terra tradizionale

Lettera della comunitá Guarani-Kaiowá di Pyelito Kue/Mbarakay – Iguatemi – Mato Grosso del Sud (MS)

per il Governo e la Giustizia del Brasile.

Noi ( 50 uomini, 50 donnne e 70 bambini ), comunitá Guarani-Kaiowá originarie della tekohã Pyelito Kue/Mbarakay, veniamo, attraverso di questa lettera, presentare la nostra situazione storica e la decisione definitiva di fronte all’ordine (despacho) espresso dalla Giustizia Federale di Navirai (MS), conforme il Processo nº 0000032-87.2012.4.03.6006, del giorno 29 settembre 2012. Abbiamo ricevuto l’informazione che la nostra comunitá verrá attaccata, violentata e espulsa dalla riva del fiume da parte della stessa Giustizia Federale di Navirai (MS).

Cosí, rimane evidente per noi, che la stessa Giustizia Federale genera e aumenta le violenze contro le nostre vite, ignorando i nostri diritti di sorpavvivere lungo le rive del fiume Hovy e vicino al nostro territorio tradizionale Pyelito Kue/Mbarakay. Comprendiamo chiaramente che questa decisione della Giustizia Federale di Navirai (MS) fa parte della azione di genocidio e sterminio storico del Popolo Indigeno, nativo e autoctono del Mato Grosso del Sud; e cioé, la stessa azione della Giustizia Federale sta violentando e sterminando le  nostre vite. Vogliamo lasciare evidente al Governo ed alla Giustizia Federale che alla fine abbiamo giá perso la speranza di sopravvivere degnamente e senza violenza nel nostro antico territorio, e che non crediamo piú nella Giustizia Brasiliana. A chi dobbiamo denunciare le violenze praticate contro le nostre vite? A quale Giustizia del Brasile? Se la stessa Giustizia Federale sta generando e alimentando violenze contro di noi?

Noi abbiamo giá valutato la nostra situazione attuale ed abbiamo concluso che moriremo tutti proprio in poco tempo, non abbiamo e non avremo aspettative di vita degna e giusta sia qui lungo le rive del fiume come lontano da qui. Siamo qui accampati a 50 metri dal fiume Hovy dove sono giá avvenute quattro morti, due per suicidio e due a causa delle percosse e torture da parte dei pistoleiros (killers) delle fazendas.

Da piú di un anno stiamo vivendo lungo le rive del fiume Hovy e non riceviamo nessuna assistenza, isolati, circondati da pistoleiros, ma abbiamo resistito fino ad oggi. Mangiamo soltanto una volta al giorno. Stiamo soportando tutto questo per recuperare il nostro antico territorio di Pyelito Kue/Mbarakay. Infatti, sappiamo molto bene che nel centro di questo nostro antico territorio sono sepolti vari dei nostri antenati, nonni e nonne, bisnonni e bisnonne, lí si trovano i cimiteri di tutti i nostri antenati.

Coscienti di questo fatto storico, noi stiamo giá in cammino e vogliamo essere uccisi e sepolti assieme ai nostri antenati qui stesso dove ci troviamo oggi, e per questo chiediamo al Governo ed alla Giustizia Federale per non decretare l’ordine di sgombero/espulsione, ma sollecitiamo perché venga decretata la nostra morte collettiva e per seppellirci tutti qui.

Chiediamo, una volta per sempre, perché venga decretato il nostro sterminio e l’estinzione totale, oltre che ad inviare vari trattori per scavare una grande fossa per gettarvi e seppellirvi i nostri cadaveri. Questa é la nostra richiesta ai Giudici Federali. Giá stiamo aspettando questa decisione della Giustizia Federale. Decretino la nostra morte collettiva di Guarani-Kaiowá di Pyelito Kue/Mbarakay e ci seppelliscano qui. Visto che abbiamo deciso integralmente di non andarcene da qui né vivi né morti.

Sappiamo che non abbiamo nessuna chance per vivere degnamente qui nel nostro territorio antico, abbiamo giá sofferto molto, ci stanno massacrando tutti e stiamo morendo a ritmo accelerato. Sappiamo che verremo espulsi da qui, dalle rive del fiume, da parte della Giustizia, ma non ce ne andremo dalle rive del fiume. Come Popolo Nativo e Indigeno storico, abbiamo deciso soltanto di venire uccisi collettivamente qui. Non abbiamo altra opzione all’infuori di questa e questa é la nostra ultima unanime decisione di fronte al despacho (ordine) della Giustizia Federale di Navirai (MS).

Con attenzione.

Gli Indios Guarani-Kaiowá di Pyelito Kue/Mbarakay.

( Fonte della notizia: CIMI – Pubblicata da EcoDebate, 25.10.2012 )