Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. Percorso di aggiornamento pastorale del clero

Diocesi di Ragusa   Anno Pastorale 2012/2013

La verità della parrocchia

 Premessa

 Il percorso che quest’anno si è provato a formulare parte dal numero 13 del documento Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, numero che indica quattro atteggiamenti di fondo (ospitalità, ricerca, identità della fede, l’ascolto di Dio e della sua parola), ricordati anche dal nostro Vescovo in Educhiamoci alla Verità. Riflessioni e appuntamenti per camminare insieme, che qualificano il volto missionario delle diocesi e sorreggono tutte le indicazioni del documento della Conferenza Episcopale.

Ogni bimestre, lavoreremo su uno di questi atteggiamenti o su un tema pastorale ad essi collegato, cercando di sviluppare una riflessione capace di incidere sulla prassi pastorale parrocchiale attuale.

Tra gli atteggiamenti, abbiamo privilegiato l’ospitalità, l’identità della fede, la ricerca, senza trascurare il quarto, l’ascolto di Dio e della sua parola, che riteniamo trasversale agli altri tre.

Tra i temi pastorali, considerato che:

«Ogni sacerdote sa bene quanta fatica costa far passare dalla domanda che invoca guarigione, serenità e fiducia alla forma di esistenza che arrischia l’avventura cristiana. […] A questo punto, però, non si può non rileggere con coraggio l’intera azione pastorale, perché, come tutti avvertono e sollecitano, sia più attenta e aperta alla questione dell’adulto.

L’adulto oggi si lascia coinvolgere in un processo di formazione e in un cambiamento di vita soltanto dove si sente accolto e ascoltato negli interrogativi che toccano le strutture portanti della sua esistenza: gli affetti, il lavoro, il riposo» (Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, 9), abbiamo scelto di puntare l’attenzione su due questioni che ineriscono la struttura esistenziale del lavoro, oltre al tema della religiosità popolare collegato all’atteggiamento dell’identità di fede.

Il metodo di lavoro che seguiremo vedrà l’alternarsi di relazioni e laboratori, in un senso o nell’altro.

Calendario

 1. Ottobre-Novembre: Parrocchie vere, comunità ospitali

 [L’ospitalità] «va oltre l’accoglienza offerta a chi si rivolge alla parrocchia per chiedere qualche servizio. Consiste nel saper fare spazio a chi è, o si sente, in qualche modo estraneo, o addirittura straniero, rispetto alla comunità parrocchiale e quindi alla Chiesa stessa, eppure non rinuncia a sostare nelle sue vicinanze, nella speranza di trovare un luogo, non troppo interno ma neppure insignificante, in cui realizzare un contatto; uno spazio aperto ma discreto in cui, nel dialogo, poter esprimere il disagio e la fatica della propria ricerca, in rapporto alle attese nutrite nei confronti di Dio, della Chiesa, della religione. La comunità parrocchiale non può disinteressarsi di ciò che nel mondo, ma anche al suo interno, oscura la trasparenza dell’immagine di Dio e intralcia il cammino che, nella fede in Gesù, conduce al riscatto dell’esistenza. Un tale spazio non si riduce a incontri e conversazioni. Va articolato e programmato nella forma di una rete di relazioni, attivate da persone dedicate e idonee, avendo riferimento all’ambiente domestico. L’ospitalità cristiana, così intesa e realizzata, è uno dei modi più eloquenti con cui la parrocchia può rendere concretamente visibile che il cristianesimo e la Chiesa sono accessibili a tutti, nelle normali condizioni della vita individuale e collettiva» (Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, 13).

 Ottobre: laboratori su Cosa chiede la gente alla Chiesa? Quali le risposte attivate e quali da attivare?

 Novembre: relazione su Quale pastorale per essere comunità ospitali oggi?

 2. Dicembre-Gennaio: Parrocchie vere, comunità dalla chiara identità di fede nel vivere la religiosità popolare

«A nulla però varrebbe accogliere e cercare se poi non si avesse nulla da offrire. Qui entra in gioco l’identità della fede, che deve trasparire dalle parole e dai gesti. Il “successo” sociale della parrocchia non deve illuderci: ne andrebbero meglio verificati i motivi, avendo buone ragioni per ritenere che non tutti potrebbero qualificarsi per sé come evangelici. Lo stesso vale per certe esperienze comunitarie, in cui si avverte lo slittamento dalla spiritualità al sostegno psicologico. Occorre tornare all’essenzialità della fede, per cui chi incontra la parrocchia deve poter incontrare Cristo, senza troppe glosse e adattamenti. La fedeltà al Vangelo si misura sul coerente legame tra fede detta, celebrata e testimoniata, sull’unità profonda con cui è vissuto l’unico comandamento dell’amore di Dio e del prossimo, sulla traduzione nella vita dell’Eucaristia celebrata. Quando tutto è fatto per il Signore e solo per lui, allora l’identità del popolo di Dio in quel territorio diventa trasparenza di Colui che ne è il Pastore» (Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, 13).

 Dicembre: relazioni sulla religiosità popolare.

Gennaio: laboratori per la lettura della situazione e la ricerca di purificazioni e orientamenti.

3. Febbraio-Maggio: Parrocchie vere, comunità in ricerca

 «Cercare i dispersi, azione che connota il pastore e la pastorale, significa provocare la domanda dove essa tace e contrastare le risposte dominanti quando suonano estranee o avverse al Vangelo. Una delle difficoltà più evidenti che la cultura diffusa pone al cristianesimo è quella di spegnere la domanda sulle questioni essenziali della vita, per le quali anche oggi Nicodemo andrebbe alla ricerca di Gesù (cfr Gv 3,1-15). La parrocchia deve fuggire la tentazione di chiudersi in se stessa, paga dell’esperienza gratificante di comunione che può realizzare tra quanti ne condividono l’esplicita appartenenza. Oltre questa tentazione sta il dovere di attrezzarsi culturalmente in modo più adeguato, per incrociare con determinazione lo sguardo spesso distratto degli uomini e delle donne d’oggi. Anche in questo caso, più che di iniziative si ha bisogno di persone, di credenti, soprattutto di laici credenti che sappiano stare dentro il mondo e tra la gente in modo significativo. Laici credenti “di forte personalità”, come dice il Concilio [Gaudium et spes, 31]» (Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, 13).

 Febbraio e Marzo: interventi e laboratori sul rapporto parrocchia – mondo del lavoro.

 Aprile e Maggio: interventi e laboratori sul rapporto parrocchia – responsabilità sociale e vita politica.

«L’esperienza del lavoro percorre oggi strade sempre più complesse, a causa di molteplici fattori, tra i primi quelli riconducibili alle innovazioni tecnologiche e ai processi di globalizzazione. Ci vogliono competenze che possono essere assicurate solo da livelli più integrati, diocesani o almeno zonali, e da dedizioni più specifiche, come quelle promosse dalla pastorale d’ambiente e dalle esperienze associative. Lo stesso vale per l’ambito della responsabilità sociale e della partecipazione alla vita politica. La parrocchia però deve saper indirizzare, ospitare, lanciare ponti di collegamento. Più al fondo, deve offrire una visione antropologica di base, indispensabile per orientare il discernimento, e un’educazione alle virtù, che costituiscono l’ancoraggio sicuro capace di sostenere i comportamenti da assumere nei luoghi del lavoro e del sociale e di dare coerenza alle scelte che, nella legittima autonomia, i laici devono operare per edificare un mondo impregnato di vangelo» (Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, 9).

* Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (pdf) http://www.chiesacattolica.it/cci_new/pagine/1647/noti5_604.pdf

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