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Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Brasile. La politica del governo sta mettendo a rischio la sopravvivenza dei popoli indigeni

Giá fin dall’inizio del governo della presidente del Brasile, Dilma Rousseff, si prevedeva che le scelte politiche riguardanti le Popolazioni Indigene e l’Ambiente avrebbero messo a rischio la loro sopravvivenza, per il fatto che le situazioni di tensione per questioni fondiarie riguardanti le terre indigene e il disboscamento illegale stavano aggravandosi negli ultimi anni del governo di Lula. Per ció che riguarda l’Ambiente della regione amazzonica, i faraonici progetti di sviluppo del PAC ( Piano di Accelerazione della Crescita ) stavano dimostrando una accelerazione nella distruzione del resto di foresta ancora rimasto.

Durante la gestione di Marina Silva come ministro dell’Ambiente nel governo di Lula, il Codice Forestale  presentava alcuni passi in avanti per garantire non solo la protezione del patrimonio forestale dell’Amazzonia, ma anche per l’obbligo di ricomporre le aree che erano state disboscate illegalmente ( ed anche criminosamente con l’impiego di prodotti chimici defolianti, simili all’ Agente Arancio che fu utilizzato nel Vietnam dall’esercito americano), pagamento di multe e divieto di accedere a finanziamenti bancari. E questo non era affatto di gradimento da parte dei grandi proprietari terrieri, delle fabbriche di pesticidi e sementi transgeniche, degli sfruttatori di legname, delle societá di sfruttamento dei minerali e delle imprese di costruzione civile. Appoggiandosi a numerosi membri del Parlamento Brasiliano ( Senatori e Deputati   che

formavano la cosidetta “Bancada Ruralista” ), che tra l’altro costituivano la maggioranza in Parlamento, iniziarono la revisione del Codice Forestale modificando radicalmente il testo. Uno dei punti piú polemici era la richiesta di amnistia per le illegalitá commesse e per il pagamento delle multe, la non obbligatorietá della ricomposizione delle aree disboscate illegalmente, il  riconoscimento della “consolidazione” di tali aree ( vale a dire che potevano continuare a sfruttare tali aree dato che ormai la foresta non c’era piú), e la continuitá di accesso ai finanziamenti. Durante la campagna elettorale l’allora candidata alla presidenza, Dilma Roussaff, prometteva di mettere il VETO alla richiesta di amnistia qualora fosse stata approvata in Parlamento. Purtroppo questo non é avvenuto, essendosi limitata a mettere alcuni VETO parziali dando partita vinta ai Parlamentari della Bancada Ruralista.

Per ció che riguarda le Popolazioni Indigene, il governo di Dilma Rousseff ( come lo era stato quello di Lula), non ha portato avanti i processi di demarcazione e regolarizzazione delle aree indigene, come richiesto dalla stessa Costituzione Brasiliana. Anche per ció che riguarda le aree giá demarcate ed anche in parte omologate, non é stato fatto nulla per “liberarle dagli invasori”

e riconsegnarle ai Popoli Indigeni, mantenendo e aggravando la tensione sociale che, in vari casi recenti, é giunta ad un vero e proprio genocidio. Sintomatico il caso del popolo Guaraní Kaiowá del Mato Grosso del Sud, le cui comunitá si trovano accampate lungo i bordi delle strade al di fuori dei recinti di filo spinato che proteggono le coltivazioni di canna da zucchero destinato alla produzione e all’esportazione dell’etanolo, o alle coltivazioni di soia e mais, anch’esse destinate in gran parte alla esportazione. Coinvolte in questo genocidio e ecocidio ci sono le multinazionali dei carburanti ( come la Shell ) e le multinazionali dei pesticidi e transgenici, in nome di una produzione di alimenti per sfamare le popolazioni del terzo mondo e per il biocombustibile ecologicamente compatibilke che sarebbe l’etanolo, anche questo in gran parte esportato.

Alcuni giorni fa ( il 17 luglio 2012), gli avvocati dell’AGU ( Avvocatura Generale dell’Unione), hanno pubblicato sul Diario Ufficiale la portaria  303/2012 ( che regolamenta l’attuazione di Avvocati e Procuratori nei processi giudiziari che coinvolgono aree indigene in tutto il Brasile). Anche qui, tra i punti piú polemici, ci sono la proibizione dell’aumento delle terre indigene giá demarcate e la garanzia della partecipazione degli stati e municipi in tutte le tappe del processo di demarcazione. Inoltre la portaria proibisce la commercializzazione e la possibilitá di arrendare ( affittare) qualsiasi parte della terra indigena che possa restringere il pieno eserciziodell’usufrutto e del possesso diretto delle comunitá indigene, proibisce il garimpo e lo sfruttamento dei minerali e delle risorse idriche da parte degli indios e impedisce agli indios la riscossione di qualsiasi tassa o esigenza per l’utilizzo di strade, linee di trasmissione elettrica o altri equipaggiamenti di servizio pubblico che si trovino giá dentro le aree demarcate.

L’impossibilitá di aumento della ampiezza delle aree giá demarcate é un altro punto molto critico perché rende inviabili le richieste come quelle della etnia Guaraní Kaiowá del Mato Grosso del Sud, che da anni disputano aree che sono in mano a dei latifondisti a servizio delle multinazionali del petrolio, come é il caso della compagnia RAIZEN della quale fa parte la SHELL. Ma il piú grave é che la portaria conferma che i diritti degli Indios sulle loro terre tradizionali non si sovrappongono agli interessi della politica di “difesa nazionale”, rimanendo garantita l’entrata e la istallazione di basi, unitá e posti militari all’interno delle riserve indigene; l’espansione strategica della rete stradale.  Anche lo sfruttamento delle alternative energetiche e delle “ricchezze di carattere strategico per il Paese nelle Terre Indigene colpite” non dipenderanno dal consenso delle comunitá che vivono in quei territori.

Si ripete la storia del tempo della dittatura militare, nonostante che la presidente Dilma Rousseff  continui a presentarsi come una delle vittime della repressione di tale dittatura.

Nel modo in cui stanno procedendo questi “progetti di sviluppo sostenibile”,  il futuro dei Popoli Indigeni e della foresta amazzonica é in gioco e soltanto un cambiamento delle politiche, oggi  esclusivamente economiche potrá evitare il peggio. Occorre che il governo di Dilma Rousseff  riveda le sue linee di azione e ricollochi sul piatto della bilancia il peso del valore delle vite umane e dell’ambiente, e non solo l’interesse immediatista e immorale di chi sta saccheggiando le risorse del Paese a scapito di tutta la Nazione.

* http://www.cimi.org.br/site/pt-br/

* http://indios.blogspot.com.br/

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