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Centro Missionario Diocesano – Ragusa

La Alta Commissaria dei Diritti Umani dell’ONU afferma che il documento della Rio+20 é un retrocesso

EcoDebate 20.06.2012

Nonostante l’affermazione che il linguaggio dei Diritti Umani consta nel Documento della Rio+20, la Alta Commissaria dell’ONU per i Diritti Umani, Navi Pillay, ieri, 19 giugno, ha commentato che il testo é un retrocesso. “Alcuni temi importanti come la libertá di espressione, di protesta e associazione, i Diritti Umani negli affari e nel mondo impresariale sono rimasti fuori dal documento. Dobbiamo sottolineare che i Diritti Umani devono procedere insieme allo sviluppo sostenibile (…) é fondamentale che siano in primo piano quando noi pensiamo nella economia verde. I Diritti Umani non sono un prodotto commerciale e nemmeno argomento per scambi politici”.

NaviPillay ha detto anche che gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile (ODS) devono includere di forma chiara i Diritti Umani. “Gli strumenti di applicazione, lo sfruttamento delle donne e delle ragazze, i diritti sessuali e del genere, il compito dei Governi nel garantire i Diritti Umani sono alcuni dei temi essenziali che devono avere un posto centrale negli ODS. Ho inviato una lettera a tutti i Paesi del mondo perché mettano le persone al centro delle politiche di Sviluppo Sostenibile”.

Oggi, 19 giugno, Organizzazioni non Governative hanno criticato nella Rio+20 l’uso dei Diritti Umani come elemento di scambio nei negoziati del documento finale della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile presentato dal Governo Brasiliano (*).

Diritti Umani sono usati come “moneta di scambio” per ottenere il consenso nella Rio+20, ha detto Atila Roque, Direttore in Brasile di Amnisty International. Roque afferma che l’ultima bozza di “Il Futuro che Vogliamo” esclude il linguaggio dei Diritti Umani consacrato internazionalmente. Egli ha esemplificato con il cambiamento del termine “diritti sessuali e riproduttivi” con “salute riproduttiva”, citando uno dei punti del documento.

Il Vice-Direttore della Human Rights Watch, Jan England, ha classificato il documento come un retrocesso. Egli critica il ritiro dei doveri impresariali circa gli impatti negativi dei progetti di sviluppo, oltre alla assenza di riferimento al diritto di libera associazione. “É terminata predominando una logica di sviluppo di base puramente economica”.

L’opinione sulla fragilitá del documento é condivisa anche dal Direttore delle Campagne di GrerenPeace in Brasile, Marcelo Furtado. “I temi dello Sviluppo Sostenibile furono aumentati ed i risultati ridotti. Si tratta di un retrocesso in rapporto alla Eco-92”.

(Traduzione del padre Angelo Pansa).

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