Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Sulle Orme del Buon Pastore

Pubblichiamo parte dell’introduzione di mons. Gianfranco Ravasi al libro di mons Antonio Fallico «Sulle orme del Buon Pastore. Breviario di spiritualità partorale per presbiteri e laici» (Edizioni Chiesa-Mondo, pp. 387, euro 20).

GIANFRANCO RAVASI

 L’asse centrale del discorso di Antonio Fallico è, come si diceva, la figura di Cristo che è il paradigma del pastore ecclesiale ma lo è anche del fedele che lo segue per gli aspri sentieri della storia. (…) Si configura, così, una sorta di guida per una spiritualità “pastorale” incarnata, esperienziale, vitale, ossia «l’imitazione, l’applicazione, la messa in opera, nella vita di noi cristiani, del modo di pensare, di volere, di amare, di agire di Gesù Buon Pastore…, una sorta di stile di vita fortemente cristico». Il testo si sviluppa come un itinerario sul quale si riflette la luce di Cristo  Pastore, fatta passare attraverso il «prisma luminoso » di quel capitolo giovanneo e della relativa simbologia. Si provi, ad esempio, a scorrere il «decalogo dell’operatore pastorale» per convincersene: ascoltare la voce del pastore, diventare voce che chiama, la donazione nel servizio, la porta, condurre e pascolare, il cammino-esodo, il sacrificio e dono di sé, cercare gli smarriti, l’unità dell’ovile, la totalità radicale dell’appartenenza a Dio.

L’opera è concepita a trittico. Nella prima tavola ideale si delineano i due volti della ministerialità e della spiritualità pastorale, nello sforzo di ricondurre il mysterium nel ministerium. La seconda tavola è, invece, pienamente dedicata alla spiritualità pastorale nelle sue “cinque vie maestre”: chiamare-accogliere le pecore, conoscere-ascoltare, offrire la vita, costruire l’unità del gregge, prodigarsi per le pecore smarrite (e ancora una volta è evidente che in filigrana scorre il passo di Giovanni 10). Infine, nel terzo quadro si esalta la pienezza della spiritualità pastorale, quando si fondono in armonia preghiera, carità e missione. Abbiamo usato una metafora spaziale e pittorica per presentare questo libro: è una guida per un itinerario spirituale ed è un trittico da contemplare e meditare. Vorremmo anche aggiungere che è un racconto. Fallico stesso ricorda che «Gesù è un racconto dell’amore vissuto ab aeterno in seno alla Trinità. Egli è Amore  che si fa racconto per noi». Ebbene, il racconto spirituale delle pagine che seguiranno riflette lo stile del suo autore. Si ha tutta la passione di don Antonio per un soggetto che egli non ha solo studiato ma amato e vissuto. C’è l’ardore di chi vuole proporre un modello vitale e non un progetto teorico o una “tecnica apostolica”, per usare una sua espressione. Si intravedono le sue letture che spesso intarsiano di citazioni i  vari capitoli. Si scopre la dimensione didattica che indulge alle ripetizioni, che ama le ramificazioni, che non disdegna l’appello vigoroso ed entusiasta. Ma alla fine brilla su tutto l’amore per il Cristo Buon Pastore, la fede in lui, lo slancio per la Chiesa. Alla fine vorremmo, allora, porre come suggello le parole di s. Ignazio di Loyola che Antonio Fallico cita e che potrebbero essere un po’ il motto della spiritualità pastorale da lui proposta: «Lavora come se tutto dipendesse da te e prega come se tutto dipendesse da Dio».

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