Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Brasile. L’olocausto dei Guaraní. Intervista Egon Heck

(Intervista con Egon Heck)

All’inizio, la proposta era un’altra. I signori dell’agrobusiness ( allevamenti e coltivazioni) pretendevano coltivare canna da zucchero solo nelle terre degradate del Mato Grosso del Sud. Ma, in una prospettiva di lucro sempre più alto, essi hanno cambiato idea e adesso litigano per le migliori terre della regione, le aree degli Indios Guaranì. Nelle località meno produttive, spiega Egon Heck, coordinatore del Consiglio Indigenista Missionario (CIMI) del Mato Grosso del Sud (MS) “si riesce a produrre da 70 a 80 tonnellate per ettaro. Invece nelle aree dei Guaranì si producono fino a 120 tonnellate per ettaro. Ed é in questa regione, sottolinea, che i “fazendeiros” e le multinazionali si stanno istallando. Nel frattempo, più di 25.000 Indios Guaranì-Kaiowà vivono confinati in comunità indigene, nello Stato del Mato Grosso del Sud. Se non bastasse questa situazione umiliante, persiste anche l’aggravante di una mentalità avversa (ostile) agli Indios. La élite dell’agrobusiness ha “un vero odio dei Guaranì e, senza dubbio, la sua prospettiva é che gli Indios non esisteranno più”, ha rivelato Heck in intervista telefonica a IHU On-Line.  Ecco l’intervista:

IHU: Quale é la sua valutazione dello Stato del Mato Grosso che sta progredendo economicamente mediante la piantagione della monocoltura della canna da zucchero ma che, allo stesso tempo, ha la sua popolazione indigena morendo di fame e di denutrizione?

EGON: Questa situazione é drammaticamente contrastante. Da un lato abbiamo uno degli Stati con l’ economia più fiorente del Paese, basata sulle colture di mais, allevamento di bestiame e, adesso, la monocoltura della canna da zucchero, che é entrata con molta forza. Dall’altro lato, ci sono molte popolazioni scacciate dalla campagna tra di loro principalmente le popolazioni indigene. Esse sono le più colpite, per il fatto che, in generale, le loro terre sono situate nelle aree più fertili che sono quelle lungo i bordi delle strade. Questa é una situazione di calamità per queste popolazioni, a “Mata Atlantica”, nell’estremo sud dello Stato, le terre Guaranì-Kaiowà. Oggi, nella regione, ci sono più di 20 milioni di capi di bestiame che dispongono da 3 a 5 ettari per capo, mentre gli Indios Guaranì-Kaiowà non giungono ad occupare 1 ettaro per Indio. Così,  con mancanza di terra, centinaia di “Senza Terra” indigeni sono obbligati a spostarsi, oltre che ad essere una clamorosa ingiustizia con questi popoli indigeni e con i lavoratori “Senza Terra”.

IHU: Con lo slancio economico del Mato Grosso del Sud e la costruzione di nuove Usinas (grandi impianti industriali per alcol, etanolo, zucchero), lei crede che gli indici di oppressione tra e contro gli Indios tenderanno ad aumentare?

EGON: Senza dubbio: le piantagioni di canna da zucchero, che oggi stanno in circa 150.000 ettari e in 5 anni raggiungeranno il milione di ettari con la realizzazione di altre 60 Usinas di canna da zucchero,  ci sarà un aggravamento molto grande per gli Indios Guaranì-Kaiowà. Per avere una idea della gravità di quello che sta succedendo nel Mato Grosso del Sud, solo in questo anno 2007 in Brasile sono stati assassinati 50 Indios. Di questi, 40 abitavano nello Stato. Quindi, più del 60% degli assassinati nel Paese avvengono nel Mato Grosso del Sud, e con gli Indios Guaranì-Kaiowà. Questi dati sono in aumento. Il numero di suicidi, per esempio, rimangono intorno ai 50/60 all’anno, ed il numero di bambini che muoiono per denutrizione, é giunto a più di 30, fin dal 2005.

Villaggi o campi di concentramento?

Nelle piccole aree indigene, come Dourados, quasi 13.000 Indios dividono 3.500 ettari di territorio. In Amambai, 1.600 ettari sono utilizzati da 6.500 Indios. In Caarapò (Tey Kue), approssimativamente 5.000 Indios dividono 2.400 ettari, e, in Porto Lindo, altri 4.000 Indios convivono in 2.500 ettari di territorio. Con l’esempio di queste quattro comunità, si può avere una idea del confinamento al quale essi sono sottomessi. Oggi, chiamiamo questi locali di campi di concentramento, un Olocausto Guaranì, dove, di fatto, é in corso un processo di genocidio di questo popolo.

Kaiowà-Guaranì: la pietra nelle scarpe dell’ agrobusiness.

Se non bastasse questa situazione di confinamento, c’é anche l’aggravante di una mentalità estremamente avversa agli Indios. La maggioranza della élite rurale e dell’agrobusiness ha un vero odio dei Guaranì e, senza dubbio, la sua prospettiva é che gli Indios non esistano più. Questa posizione verrà aggravata con la coltivazione intensiva della monocoltura della canna da zucchero nei prossimki anni. Anzi, questo processo é già in corso accelerato, il che fa in modo che gli Indios, in primo luogo, diventino vittime dello stesso lavoro schiavo della canna da zucchero. multinazionali e grandi usineiros hanno già dichiarato la loro preferenza per la mano d’opera indigena, per essere più sottomessa al lavoro schiavo e, allo stesso tempo, più impegnata nella stessa produzione.

Oggi, perché una persona che lavora con la canna da zucchero possa ricavare un reddito ragionevole di 500,00 Reais al mese ( 1 Euro equivale a 2,2 Reais) ,occorre che produca, l minimo, 12 tonnellate di canna al giorno. Questo ritmo di lavoro garantisce una vita utile da 12 a 13 anni, il che é inferiore tra l’altro all’epoca dell’inizio dello schiavismo, nella quale anche gli Indios furono utilizzati nel lavoro delle usinas. All’occasione, essi vivevano, nel lavoro, per circa da 15 a 17 anni.

In secondo luogo, con la coltivazione esacerbata della canna da zucchero, le terre diverranno più valorizzate. In uno dei dibattiti che abbiamo realizzato nella regione, io ricordo che uno dei fazendeiros dell’agrobusiness ha richiamato l’attenzione per il fatto che la resa nella canna da zucchero sarebbe fino a 12 volte di più, per esempio, che nello stesso numero di ettari occupati dal bestiame. Oggi, i fazendeiros chiedono il doppio nell’affitto di un ettaro di terra utilizzata per la coltivazione della canna da zucchero, in rapporto allo stesso spazio che affittano per la coltivazione della soia. Realmente, questo scatena una corsa sfrenata in direzione alle migliori terre. Quanto a questo, faccio un’altra osservazione: si parlava molto che la canna da zucchero avrebbe occupato le aree degradate, nello Stato.  Macché aree degradate! In queste terre si riesce a produrre da 70 a 80 tonnellate per ettaro. Invece nelle aree Guaranì-Kaiowà, nelle migliori terre, si producono fino a 120 tonnellate di canna da zucchero per ettaro. Ed é in questa regione che i fazendeiros, signori dell’agrobusiness e le multinazionali si stabiliranno, anzi si stanno già stabilendo. Grandi gruppi multinazionali, in questo indice di lucro sicuro, stanno comperando terre che danno loro una possibilità di controllo strategico su una grande ricchezza della regione, che é l’acqua, sia dell’Aquifero Guaranì,come pure di tutti i bacini d’acqua che esistono nella regione.

IHU: Oltre alla battaglia per la demarfcazione delle terre, quali saranno i prossimi problemi che le comunità Guaranì-Kaiowà dovranno affrontare?

EGON: La loro difficoltà con la terra é il problema della fame. Il sistema dell’economia Guaranì, che é una economia di reciprocità, orientada alla vita, é totalmente scomparso. Molte volte essi non hanno nemmeno un cortile dove piantare un piede di manioca. Oggi, Dourados, é una favela indigena confinata. Questa realtà della fame tende ad aggravarsi, perché la loro dipendenza sarà sempre maggiore. Attualmente, circa il 90 a 95% delle famiglie Guaranì-Kaiowà sono soggette alla dipendenza delle ceste basiche distribuite dal governo. Se sorge qualche problema con la distribuzione di queste ceste, essi soffrono la fame. Per questo, risolvere le questioni della fame, del recupero delle terre, delle politiche pubbliche integrali articolate nel settore della produzione, del recupero ambientale, richiedono misure urgenti. Gli Indios sono soliti dire che ottennero le loro terre spogliate della foresta, degli animali, della frutta ed fu loro restituito il pascolo, ossia, la terra morta. Questa terra dovrà passare per un processo di tentativo di recupero perché essi possano tornare a vivere con un minimo di dignità.

IHU: Quale é stata la reazione del governo di fronte alla Lettera inviata dal CIMI (Consiglio Indigenista Missionario), che rivendica azioni urgenti per la popolazione indigena? Avete già ricevuto qualche risposta?

EGON: La risposta più immediata fu ricevuta il giorno dopo, quando la Polizia Federale fu a Ñande Ru Marangatu e sequestrò una mezza dozzina di armi di grosso calibro e fucili, che sono esclusivi delle Forze Armate, ma che erano in mano ai pistoleiros, nelle fazendas. Questo fu un primo momento, che però non ha raggiunto un effetto più sostanziale perché, nei giorni seguenti, i pistoleiros continuarono sparando sopra le comunità. Allora, il nostro richiamo, con l’invio della Lettera, fu nel senso che ci sia un giudizio immediato della azione che ha paralizzato la omologazione delle terre. Lula aveva approvato la demarcazione già nel 2005 e,nel Marzo dello stesso anno, l’allora Ministro del Supremo Tribunale Federale, Nelson Jobim, sospese liminarmente l’omologazione. Questo processo, che ci si aspettava che fosse giudicato ancora nel 2005, si trascina fino ad oggi. Nello stesso tempo, aspettiamo azioni efficaci da parte della FUNAI (Fondazione Nazionale per gli Indios) e della Polizia Federale, nel senso di reprimere queste brutali violenze, che hanno l’intuito di terrorizzare gli Indios perché non continuino nei territori. Cos’, abbiamo giudicato fondamentale il rovesciamento di questo quadro per dare pace a queste comunità che, dalla morte di Marçal nel 1983 fino ad oggi, sono sottomesse ad una permanente situazione di fame, violenza, espulsioni e morte.

IHU: Il popolo Guaranì-Kaiowà era giunto ad occupare 3 milioni di ettari dell’attuale territorio del Mato Grosso del Sud. Oggi, questa area si é ridotta a 40.000 ettari. Chi é il maggior oppositore degli indigeni, e come é avvanuto che la situazione delle terre sia giunta a simili proporzioni?

EGON: In parte, questo é frutto del processo storico della occupazione economica di queste terre nella regione, e dalla stessa mentalità Guaranì, per la quale, in certo modo, non aveva senso essere proprietari della terra. Il popolo Guaran’-Kaiowà ha sempre pensato che le terre fossero fatte per vivere. Foresta e animali erano visti come risorse naturali. Ma essi finirono lavorando per consolidare il sistema delle fazendas e della erba mate. Con l’arrivo dell’agrobusiness tutto fu trasformato in pascolo e in piantagioni di soia. Così gli Indios finirono per essere caricati su camion e portati in questi confinamenti. Questo processo della occupazione storica della regione e della occupazione della terra fecero con che essi effettivamente finissero in questa situazione di rimanere senza terre e di non avere, oggi, condizioni oggettive di una sopravvivenza con dignità.

IHU: Come sta andando la mobilizzazione indigena per agilizzare la demarcazione della terra?

EGON: Gli Indios stanno lottando per il riconoscimento e per la riconquista delle terre tradizionali dove abitavano le comunità che furono espulse. Questo processo é in corso. Essi si stanno mobilizzando e, la scorsa settimana, furono a Brasilia. É anche aumentata, tra i Guaranì, la realizzazione di grandi assemblee per pensare in strategie di recupero della terra. Il problema é che questo processo é lento. In questo anno, fu riconquistata soltanto una terra, a Kurusu Amba, nel mese di Gennaio. Senza dubbio, il grande desiderio dei Guarani-Kaiowà é di tornare a vivere il “nade reko”, ossia il modo di vivere guaranì, che é profondamente spirituale, legato alla integralità ed alla armonia con la terra.

IHU: Lei ha già assistito a qualche atto di violenza in queste comunità, o ha rapporti delle situazioni che esse subiscono nei villaggi?

EGON: Sì, sono vari. Queste situazioni di violenza sono quasi giornaliere.. Io accompagno più da vicino le telefonate che fanno loro. Essi ci telefonano disperati, dal bordo delle strade, e raccontano sopratutto le morti per fame. Noi cerchiamo di azionare qualche istanza, come la Assemblea Legislativa, ma l’attuale governo ha sospeso ed ha distrutto quasi 11.000 ceste basiche all’inizio dell’anno. Ciò ha creato una situazione ancora più caotica nelle comunità. In Gennaio e Febbraio  di quest’anno essi hanno sofferto la fame. Direttamente nelle comunità, io non ci sono stato nei momenti in cui avvengono le aggressioni, ma, ogni volta che visitiamo un villaggio, essi raccontano storie di suicidi e di assassinati. A Dourados, per esempio, avvengono i maggiori indici di violenza, che sono aggravati dall’alcoolismo, dalla droga ed anche dal lavoro schiavo nelle piantagioni di canna da zucchero. Oggi, la maggiore gravità é in relazione al processo di disintegrazione sociale del popolo Guaranì-Kaiowà. Gli uomini, generalmente, vanno al lavoro nella usina e vi rimangono fino a 70 giorni, mentre le donne ed i bambini rimangono nelle baracche, mantenendosi con i 100,00 Reais versati come anticipo che essi ricevono per il lavoro.

IHU: Molti giovani indigeni si stanno suicidando. Che cosa significa per lei questo atteggiamento? Rappresenta il punto massimo della disperazione delle persone?

EGON: I giovani sono colro che più vivono questo dramma perché, da un lato, esiste la prospettiva del futuro, ma allo stesso tempo, la radice del passato é abbastanza indebolita dal processo dei rapporti, dei contatti, dalle necessità generate. Allora, tutto concorre a che i giovani Guaranì-Kaiowà rappresentino attualmente l’80% delle morti. Nonostante che i giovani abbiano un sistema educativo bene strutturato, tra di loro, questi dati rivelano la situazione di mancanza di speranza nel futuro e ritrattano, a loro volta, una situazione di mancanza di identità che comincia ad impossessarsi di questa gioventù. Anche alcuni professori Kaiowà-Guaranì si sono suicidati. Ciò dimostra che non é sufficiente avere un pubblico impiego, come professore o come agente sanitario o lavorare nella usina. Sembra che l’orizzonte si stia chiudendo pericolosamente. Sarà possibile dare un respiro a questa prospettiva del futuro soltanto nella misura che la terra, l’identità e degne condizioni di vita possano essere recuperate.

IHU: E come si fa a parlare di diritti umani in queste circostanze?

EGON: Questo é qualcosa che ci questiona profondamente, come società. Il Brasile non solo ha un debito con questi popoli, ma una colpa molto grande, nella misura in cui stiamo permettendo che si impianti un tipo di sistema che nega e chiude la porta alla realtà di questi popoli. Inoltre, é un sistema che concentra tremendamente le ricchezze ed i beni nelle mani di pochi, mentre gli altri rimangono minimamente protetti nelle loro condizioni di vita.  Io dico sempre che il nostro lavoro deve essere più efficace non solo presso gli Indios, ma anche presso la società, nella prospettiva di una trasformazione e di una rottura più profonda, in termini di modello di diritti umani. La Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli Indigeni, che é stata approvata dall’ONU il giorno 13 Settembre, é caduta in un certo vuoto in questa regione, e rimarrà così fino a quando non ci sia uno sforzo da parte dello Stato Brasiliano di rovesciare questo quadro.

IHU: Lei, come percepisce i progetti di legge che trattano dello sfruttamento delle risorse minerali nelle terre indigene, principalmente in Amazzonia?

EGON: Disastroso. Varie aree in Amazzonia sono già loteadas dalle grandi imprese minerarie nazionali e multinazionali. Quando questi progetti fossero approvati, sarà una disgrazia per queste popolazioni. Nella migliore delle ipotesi, essi rimarranno con qualche briciola, e la grande maggioranza degli Indios verrà sottomessa a una fustigazione civilizzatrice di sfruttamento e di valori. Quello che sta succedendo ai Guaranì-Kaiowà nel Mato Grosso del Sud si ripeterà con varie popolazioni dell’Amazzonia, specialmente della regione della Calha Norte, che é la regione dove esistono più giacimenti minerari. Il grande problema é che là le imprese pretendono estrarre i minerali dentro le terre indigene. Anche nelle terre già demarcate verranno regolarizzate le estrazioni.

IHU: La capacità che gli Indios stanno acquistando, mediante gli studi universitari, garantirà loro un futuro differente e potrà modificare il futuro storico di queste comunità?

EGON: Questo é uno degli strumenti che i popoli stanno utilizzando oggi. Essi sono abituati a dire che stanno combattendo i problemi anche con la penna e, soprattutto, con la saggezza propria del popolo, unendo la scienza e la tecnica imparata dalla società non indigena. Così, essi riescono ad elaborare strumenti efficaci di lotta per i loro diritti. Sfortunatamente, forse gran parte degli universitari indigeni finiscano per soccombere a interessi individuali per conseguire uno stato di vita migliore, distanziandosi, molte volte, dalle comunità del loro popolo. Credo però che, tendenzialmente, lo stesso movimento indigeno riesce a fare in modo che i suoi studenti abbiano degli impegni con le loro comunità, allo stesso tempo che si adeguano, sempre più, alle istanze della conoscenza, come scuole e università indigene, rispettando e valorizzando quello che é proprio del loro popolo. Tutto questo mi pare sia uno dei grandi accenni e contributi per la creazione di nuovi modelli di società, di nuove prospettive di Paesi, che noi vediamo, con abbastanza ottimismo, nell’America del Sud. Questo modello indigeno, che passa attraverso il processo educativo, ha contribuito nel senso di costruire nuove forze, elementi organizzativi e prospettive di amministrare con autonomia i propri territori. Nel frattempo, in un processo più ampio, é necessario rivitalizzare i valori, le religiosità, le culture di questo popolo.

IHU: Il governo dello Stato ha discusso, presso il Governo Federale, alternative per risolvere i problemi dei popoli indigeni della regione, sia per ciò che riguarda la demarcazione delle terre che per le violenze sofferte dagli Indios?

EGON: Sfortunatamente, l’impressione che si ha e che noi abbiamo visto da queste parti é che questo é un dialogo mezzo tra sordi, perché le cose non si manifestano in maniera molto chiara ed efficace come dovrebbe essere, per giungere ad un accordo e a conclusioni più effettive in rapporto a questi problemi. Per esempio,esiste, nella questione della terra, una responsabilità del governo dello Stato in rapporto all’ esproprio delle terre ed alla titolazione di aree che erano indigene e che finirono per essere trasferite, dal governo del Mato Grosso, a proprietà private, ed in seguito, dal governo del Mato Grosso del Sud. Questa responsabilità deve essere assunta dai governi e dalla società matogrossense, perché sono stati loro che, in qualche modo, fornirono questo esproprio delle terre indigene.

IHU: Quale é la maggiore sfida per i popoli indigeni del Mato Grosso del Sud?

EGON: La grande sfida oggi é ripensare la questione indigena non come una forma isolata, ma come una grande sfida nazionale e del Mato Grosso del Sud, che richiede a tutti noi una azione urgente ed efficace a breve termine. A lungo termine, é necessaria una prospettiva saggia ed intelligente, oltre che una azione con giustizia ed equità solidaria per la ricostituzione di questi spazi di vita e di felicità del popolo Guaranì-Kaiowà nelle sue terre.

L’articolazione di queste istanze farà in modo che noi abbiamo il coraggio storico di cambiare le nostre mentalità e le nostre strutture sociopolitiche ed economiche. Così, apriremo spazio alla ossigenazione perché questi popoli possano respirare e non solo continuare nella loro lotta,ma contribuire per la costruzione di una nuova storia, con giustizia e solidarietà.

 (Traduzione del padre Angelo Pansa).

Annunci

I commenti sono chiusi.