Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa

Sergio sul Corriere del Mezzogiorno racconta la Missione Possibile alla “Ozanam”

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FONTE: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/catania/notizie/cronaca/2011/10-agosto-2011/cosi-casa-famiglia-diventa-luogodi-creativita-d-incontro-l-altro-1901275179455.shtml di SERGIO BUSA'- Foto: di Sergio Busà

Così la casa famiglia diventa luogo di creatività e d’incontro con l’altro

Non si tratta solo di una comunità terapeutica per disabili psichici ma di un laboratorio continuo per la vita

RAGUSA – Mani che si stringono. Mani che giocano a scoprire i lineamenti e la forma di altre mani, alcune di velluto, altre di carta vetrata, ma entrambe aperte all’incontro. La prima cosa che noti negli ospiti della casa famiglia «A.F. Ozanam» di Vittoria sono le mani. E poi gli sguardi, desiderosi di essere cercati e ricambiati. Basta avere un cuore aperto all’incontro per far parte della famiglia, perché questa è la realtà di Ozanam: non è solo una comunità terapeutica per disabili psichici, è molto di più. Gli ospiti e gli operatori fanno parte di un’unica realtà, dove si costruiscono relazioni e dove, umanamente, si riceve molto più di quello che si dà.  Alcuni giorni trascorsi insieme a loro possono significare molto e possono aiutare a comprendere. È un viaggio che può cambiare le nostre prospettive e distruggere i pregiudizi di una vita.

Quindi, saliamo tutti sul pulmino: si parte, destinazione Scoglitti, in spiaggia a prendere il sole e a fare il bagno. Siamo tutti a bordo e, mentre la strada scorre oltre il vetro dei finestrini, Emanuele, uno degli ospiti della casa famiglia, mette nell’autoradio il suo album preferito, un cd di Sanremo di qualche anno fa. E rotoliamo on the road sulle note della «Cometa di Halley», mentre sui sedili posteriori si parla della Sicilia e delle sue bellezze, della pasta alla norma, delle granite, del sole e del barocco. Il tempo passa in fretta e nonostante un po’ di traffico arriviamo a Scoglitti, scendiamo con attenzione e sistemiamo i nostri ombrelloni in spiaggia. Giovanni si sdraia e si toglie gli spessi occhiali da vista, che come una maschera nascondono alla gente la curiosità con cui osserva il mondo intorno a sé. Maria Grazia invece, stretta nel suo costume, sorride e mi chiede se andiamo a tuffarci in acqua. Gli occhi le brillano, dice che sono bellissimo e assomiglio a suo figlio. Angela resta timidamente sotto l’ombrellone, sembra preoccupata da qualcosa ma poi una volontaria si siede accanto a lei, le stringe la mano e le racconta qualcosa che la rasserena. Emanuele è il più loquace, con il pizzetto da pirata che incornicia un viso dall’espressione cordiale e un po’ furba. Ha un fisico asciutto, è in moto perpetuo, si è già tuffato in acqua e adesso mi chiama per giocare a racchette in riva al mare. Poco lontano Maria Giovanna e Francesco, mano nella mano, prendono un gelato insieme in un bar vicino. E la mattinata scorre così. Come in un gruppo di amici in mezzo a tanta gente, uguali ma diversi, ognuno con il suo carattere e la sua personalità.

 Il giorno successivo il pulmino parte verso la sede dell’ANFFAS, il laboratorio artistico dove gli ospiti della casa famiglia danno libero sfogo alla propria creatività. Dentro, ci sono pennelli e boccette piene di colori stesi sul tavolo, e oggetti di ceramica che aspettano di essere decorati. Alcuni di questi diventeranno bomboniere per lauree, matrimoni e battesimi. È una tappa veloce, perché subito dopo andiamo verso la Fattoria Sociale, dove gli ospiti della casa famiglia Ozanam coltivano ortaggi e svolgono altre attività. Si tratta di un progetto all’avanguardia, promosso in collaborazione col Dipartimento di Salute Mentale e con l’Istituto Agrario Statale di Vittoria. Ozanam è infatti una realtà pubblica, non privata, fortemente connessa al territorio: sono i Comuni e le Asl che dispongono l’ingresso di persone con disagi psichici in casa famiglia, mentre la cooperativa sociale che si prende cura di loro è una onlus, quindi senza scopo di lucro. Senza dubbio, il contatto con la natura e il lavoro creativo possono rappresentare una via verso il riscatto personale di uomini e donne che hanno avuto una vita difficile, e che in qualche modo sono rimasti segnati dalla durezza della vita. È uno stigma che può andare via con la pazienza e con l’amore. Perché quelle mani non abbraccino più il vuoto, ma incontrino altre mani pronte ad accoglierle.
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