Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa


Una preghiera per DOM EDUARDO KOAIK

Carissimi la Diocesi di Piracicaba chiede la nostra preghiera per il vescovo emerito DOM EDUARDO KOAIK
che oggi sta subendo un’altra chirurgia  importante. Dom Eduardo fu il vescovo di Piracicaba che visitó la nostra Diocesi di Ragusa nel 1986,
creando una maggiore fraternitá tra la nostra diocesi e quella brasiliana di Piracicaba,  occasionata dalla presenza di Padre Giovanni Giglio come Fidei Donum. Nel 1985 Il vescovo Angelo, Mons. Calí, P. Nigita, P. Vito Inanno visitarono Piracicaba partecipando il 28 luglio alla Inaugurazione della nuova chiesa  parrocchiale di SantAna costruita da P. Giovanni Giglio che nello stesso tempo era Economo Diocesano. Dom Eduardo da anni ammalato di cancro giá é stato sottoposto a varie chirurgie. Insieme chiediamo al Signore tutte le grazie necessarie per la sua  salute e santificazione! Esprimiamo tutto il nostro affetto a lui e a tutti gli amici di quella Diocesi Brasiliana.
 
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UFFICIO PER LA PASTORALE MISSIONARIA – Auguri Pasquali

DIOCESI DI RAGUSA
UFFICIO PER LA PASTORALE MISSIONARIA
– Via dei Vespri Siciliani, 1-Ragusa   tel. 333.8657598
AUGURI!
   Non sì arriva magicamente alla fede in te, Signore Risorto.
C’è un percorso da compiere, un itinerario che ci attende. È la strada che nasce da un annuncio, ancora doloroso ed oscuro,quello recato da Maria Maddalena: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro!».
È la distanza coperta di corsa da Pietro e da Giovanni per andare a rendersi conto, di persona.
È la constatazione sconvolgente di una tomba vuota, con i teli posati all’interno e il sudario avvolto in un luogo a parte.
È la sosta di Giovanni, il più giovane, che attende all’esterno perché fa entrare Pietro per primo.
Ed è il passaggio attraverso le Scritture, a cui tutti devono sottomettersi.
Ecco, solo dopo tante tappe è possibile vedere e credere.
Vedere i segni e credere in te, risorto e vivo. Vedere le tracce e accogliere la tua presenza.
Signore Gesù, Signore Risorto, conduci ognuno di noi sulla strada della fede perché possiamo incontrarti vivo e lasciarci trasfigurare dal tuo amore. 
                Domenica di Pasqua 4 aprile 2010
RALLEGRIAMOCI PER LA GIOIA CHE CRISTO CI DONA.
CELEBRIAMO INSIEME LA SUA PASQUA E LA NOSTRA PASQUA.
VOLGIAMOCI VERSO DI LUI, IL CRISTO, LA NOSTRA VITA!
BUONA PASQUA 2010!
A nome di sua Eccellenza il Vescovo mons. Paolo Urso,
a nome mio e dell’equipe dell’Ufficio per la Pastorale Missionaria.                                     
  
           Auguri di cuore don Giuseppe Burrafato


Una pagina storica quella visita in Siria e Giordania

Negli ACTA della Custodia di Terra Santa del 2008 una pagina storica rappresentata dalla visita di Mons. Paolo Urso e delegazione Ragusana.
Riportiamo il testo: (link http://www.custodia.fr/IMG/pdf/ACTS_2008-1.pdf  alle pagine 102-103)
 

Mons. Paolo Urso inaugura in Siria lambulatorio della parrocchia francescana di Knayeh sull’Oronte

Un piccolo importante gesto di solidarietà e generosità ci porta in Siria sul confine settentrionale con la Turchia. Una regione agricola piantata ad ulivi che degrada sulla valle dove scorre il fiume Oronte, al-Asy in arabo, che aprendosi la strada tra le rocce del massiccio calcareo prosegue la sua corsa verso la piana di Antiochia e verso il mare. Qui su un’ansa del fiume si raccontava del gigante traghettatore che depredava ed uccideva nelle acque del fiume gli ignari viaggiatori che si affidavano a lui per attraversare la corrente. Un giorno fu convertito da un Bambino diventato sulla sua spalla pesante come un macigno che non riusciva a traghettare. Divenne cosi il San Cristo

foro della nostra tradizione, il gigante buono che per il resto della sua vita traghettava gratuitamente ricchi e poveri per amore di Dio in espiazione dei suoi misfatti. Da qui partivano le zattere che trasportavano fino ad Antiochia i blocchi di calcare cavati sui fianchi della montagna per costruire i monumenti della capitale.

Tra i villaggi abitati in gran parte da musulmani sunniti, sciiti, drusi e alawiti, ci

sono anche due villaggi abitati da cristiani, Knayeh e Jacubiyeh, serviti dai Francescani della Custodia di Terra Santa che vi giunsero per la prima volta da Aleppo nel 1878. I due conventi in posizione elevata emergono sulle case, in basso Knayeh, in alto, Jacubiyeh, ad un tiro di sasso. Con la normale attività parrocchiale e scolastica a Knayeh da molti decenni funziona un piccolo ambulatorio dove una suora francescana riceve i pazienti che giungono per aiuto da tutti i villaggi della regione, con una media annuale di 8000 presenze, per lo più mamme che affidano all’occhio vigile della Suora i loro bambini. Knayeh ha ora un nuovo ambulatorio, in sostituzione delle due stanzette usate da sempre, costruito all’ingresso del convento grazie alla risposta pronta e generosa dei fedeli della Parrocchia di Atina, nella diocesi di Montecassino, che sensibilizzati da Don Domenico Simeoni, hanno inviato i loro risparmi quaresimali; dei fratelli dell’Ordine Francescano Secolare di Roma, sensibilizzati dal Dottor Francesco Mattiocco; e in particolare della Diocesi di Ragusa, in Sicilia che con questa opera ha voluto celebrare il 50º anno della sua fondazione. 103 L’ambulatorio è dedicato a Santa Elisabetta di Ungheria di cui l’anno scorso si e celebrato l’ottavo centenario della nascita. Il 22 aprile, a Knayeh, per l’inaugurazione, con i fedeli della parrocchia, il vescovo mons. Giuseppe Nazzaro e i francescani che operano ad Aleppo, a Latachia, a Damasco e in Libano, era presente anche mons. Paolo Urso con una delegazione di sacerdoti e di fedeli della diocesi di Ragusa in rappresentanza di quanti hanno contribuito alla realizzazione di quest’opera. Con l’inaugurazione dell’ambulatorio, ha aggiunto fra Hanna Jallouf, parroco di Knayeh, si sono conclusi i lavori iniziati una decina di anni fa con il restauro della chiesa parrocchiale e del convento che ospiterà i confratelli della regione per una pausa di riposo e di preghiera tra il verde e la tranquillità della montagna siriana. Il nuovo ambulatorio di cui va giustamente fiero costruito con le offerte dei cristiani d Italia e aperto alle necessità di tutta la popolazione della regione senza distinzione di fede diventa un piccolo simbolo del mondo di pace possibile anche nel Vicino Oriente.

fra Michele

Piccirillo ofm


La mia vita appartiene ai più poveri: Mons. Romero 30 anni dopo

San Salvador (Agenzia Fides) – Centinaia di persone si sono radunate sabato scorso, 20 marzo, nella capitale San Salvador, per commemorare il trentesimo anniversario dell’assassinio dell’Arcivescovo Oscar Arnulfo Romero, conosciuto come “la voce dei senza voce”. Il Presidente di El Salvador Mauricio Funes, scusandosi a nome dei governi precedenti che si sono rifiutati di investigare sull’assassinio di Romero, ha detto: “La cultura ufficiale per trenta anni ha ignorato, ha cercato di ignorare, l’opera e le parole profetiche di Mons. Romero. Ora questo governo vuole riparare questo errore storico, e vuole pubblicamente riconoscere l’eredità di Mons. Romero. Mancava solo il governo a questo sforzo nazionale.” Oggi, data della ricorrenza, ci si attende una grande moltitudine di fedeli provenienti da diverse parti del paese, che si recheranno nella cappella dell’ospedale dove venne assassinato Mons. Romero. Il Comitato Nazionale Mons. Romero (incaricato della Celebrazione), presieduto da Padre Trinidad de Jesús Nieto, ha annunciato che il pellegrinaggio organizzato si dirigerà verso la Cattedrale e avrà 3 momenti di riflessione per ricordare l’insegnamento e le parole di Mons. Romero. L’Arcidiocesi ha pubblicato una sezione speciale sul proprio sito web con tutte le attività per questa occasione, con il titolo “XXX aniversario del martirio de Monseñor Romero”. http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33398&lan=ita


Togliete la pietra – Via Crucis vivente

Evidenziando l’iniziativa illustrata nel sito: http://www.cmv.it/nuke/modules.php?name=Comunita&service=article&sid=2631

Che cosa ci proponete quest’anno per aiutarci e vivere la Passione e morte di Gesù?

Elisabetta. “Togliete la pietra!” è il titolo che abbiamo scelto per sintentizzare la nuova edizione della Via crucis vivente 2010. Guardando il mondo di oggi ci siamo chiesti: è possibile togliere la pietra della chiusura alla vita? Si sa che al chiuso si muore! Più ci rintaniamo nei nostri guai più ci priviamo della possibilità di vivere.
Con questa rappresentazione ci siamo proposti di ricordare all’uomo di oggi che il Cristo, con la potenza del suo amore e chiedendo la nostra collaborazione, può rimuovere quelle pietre che spesso mettiamo sopra i problemi personali e sociali e aprirci alla gioia di vivere. Per dire tutto questo abbiamo cercato di portare in scena, accanto ai fatti che hanno caratterizzato gli ultimi momenti della vita umana di Cristo, l’evocazione di situazioni e problemi che toccano la nostra società: dal disagio giovanile alla droga, dall’ingiustizia verso i più deboli al dramma degli immigrati clandestini… La prima scena sarà, infatti, un’attualizzazione di questi drammi che in qualche modo ci toccano tutti da vicino. Quando il male e il peccato entrano nella nostra vita finiscono per distruggerci, ma quando togliamo la pietra esplode la vita.