Missionari Iblei

Centro Missionario Diocesano – Ragusa


L’OTTOBRE MISSIONARIO A RAGUSA…

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L’Ottobre missionario a Ragusa…laVeglia da organizzare….
Cosa fare? La gente verrà? I soliti noti, come ogni anno? O quest’anno sarà diverso…
Erano queste le domande più ricorrenti, nella vigilia…
In particolare, oltre alle esperienze degli anni precedenti, la preoccupazione più grande era legata ai recenti cambiamenti nell’Ufficio Missionario. Come tutte le volte che si comincia un cammino nuovo, un anno nuovo, le incertezze fioccano.
Allora, ecco che torna la domanda. Cosa bisogna fare?
Fidarsi…In primis di Dio, che ci aiuta a trovare idee e forze nuove. Poi nelle nostre capacità, nell’amicizia che ci lega ai tanti laici impegnati nella nostra comunità e nelle altre parrocchie, nella consapevolezza che sola semina porta al frutto. Un frutto buono solo se orientato al bene di tutti coloro che ne mangeranno.
E poi…La veglia a Ragusa è stata bella, viva, tante persone sono venute a sentire le testimonianze di Simona Antoci e di Valentina Giulino, le quali hanno dato un contributo a sensibilizzare l’assemblea nei confronti di un aspetto che a volte dimentichiamo: la Chiesa è Missionaria. Noi cristiani siamo il popolo dell’incontro, che vive e trova Dio nel fratello che ha bisogno di Lui. Ed il motivo è che Dio sta con gli ultimi, con gli emarginati,
con coloro che hanno subito ingiustizie; e ci insegna che stare dalla stessa parte, perché accogliere Loro è accogliere Dio.
Non noi salviamo il mondo, ma Dio ci salva attraverso l’incontro di chi ha bisogno,se manifestiamo il desiderio di andare verso l’Altro, senza paura ed oltrepassando i nostri pregiudizi e programmi.
Ed allora, anzisolo allora,scopriremo nell’altro di fronte a noi, accanto a noi, un Altro più grande capace di aprire il nostro cuore, capire che al di là dei bisogni materiali ciò che serve è Umanità ed Amore. Insomma, Dio.
Tutto da imparare e da vivere e solo determinati “incontri”possono darci quella forza vitale per rispondere al Suo invito.
Simona ha parlato del progetto “Peruferia” della diocesi di Ferrara, con cui lei è partita, e che ora sta diventando un appuntamento fisso. Un ponte che possiamo attraversare anche noi, se vogliamo, perché aperto a tutti, contattando Simona stessa.
Lei è partita nel 2012, per tre settimane, ed è stata a Huaycàn, periferia nord est di Lima, presso la parrocchia-missione dei Padri Monfortani.
“Io lì ho capito che Dio sta con i poveri, che non potevo fare granché, ma che quell’incontro mi stava convertendo il cuore. Nelle baraccopoli di una città peruviana, ho scoperto che è presente un popolo che cammina e cerca Dio. E Dio si fa trovare per chi lo cerca”.
Simona, oggi, lavora come infermiera all’Hot Spot di Pozzallo, e ci ha parlato dell’incontro con le persone che aiutanel suo lavoro. Un percorso a volte difficile ma spesso commovente, in cui ha potuto sperimentare un’umanità che sorride nonostante abbia perso tutto. Simona ha sottolineato inoltre che sente di essere nel posto giusto, in un luogo dove può continuare quel cammino iniziato nel 2012.
Valentina, psicologa di Medu, ci ha parlato di un canto ascoltato durante il primo sbarco a cui ha assistito. Uomini che, su un barcone, esprimevano nel canto la loro lode a Dio per essere stati salvati.
E poi, Valentina, ci ha introdotto il concetto degli “atti di riparazione”, perché, ci ha detto, “noi cristiani abbiamo il dovere di compiere una giustizia dove, finora, l’ingiustizia ha regnato…“Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati”.
Ancora Valentina ci ha parlato di un sogno, che da poco sta muovendo i primi passi.
Un sogno nato in una sera di pioggia invernale. Quando una cenaper due, lei ed un suo amico, è diventata una cena per quattro. A casa sua, infatti, ha ospitato due ragazzi che erano stati rilasciati quella sera stessa, sotto la pioggia, senza capire dove erano e cosa dovevano fare. Avrebbero dormito per strada, se lei non fosse andata oltre, se lei non avesse usato il cuore per trovare un alloggio temporaneo aquesti ragazzi.
Nella povertà, nella semplicità della parrocchia di San Luigi, tutto questo è avvenuto. Un incontro di tutta la comunità che ha aperto il cuore a un sogno. Un sogno che potrà continuare, se il cuore di questa comunità  rimarrà attaccato alla fiducia in Cristo.
Alcune risonanze dei partecipanti alla veglia:

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Avevo già partecipato alle veglie missionarie a San Giuseppe Artigiano e sempre mi hanno emozionato le testimonianze e l’atmosfera che si creava. Ma venerdì sera alla parrocchia Maria SS. Nunziata, mi ha colto un brivido e l’aria sembrava sospesa. Le testimonianze di Simona e Valentina gradualmente mi hanno rapito e mi hanno fatto rendere conto di una realtà che è attorno a noi e che spesso non vediamo. Facciamo il nostro percorso: casa, lavoro, svago, amici e ci tiriamo fuori dalla sofferenza delle periferie del mondo, finanche nelle nostre città. Ho avuto la sensazione della presenza di Dio nelle parole e nelle esperienze di queste ragazze. Qualcuno che, oltre ad aiutare chi ha bisogno, si coinvolge con loro fino ad ospitarli per una cena in un giorno di pioggia o entrare nelle loro capanne che talvolta non sono dissimili ai pollai delle nostre sicure case di campagna iblee. La spontaneità e la verità usciva veramente dalle loro testimonianze di vita quotidiana dentro l’Hotspot di Pozzallo e di straordinarietà nel dedicarsi alle missioni in giro per il mondo. Ho percepito umanità, coraggio e fiducia: elementi distintivi di un vero cristiano.

Luigi D’Onufrio

 

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Ho partecipato con interesse, coinvolgimento e commozione alla veglia: ascoltando le
testimonianze e le riflessioni condivise, pregando e cantando al Signore ho rivisto e rivissuto alcuni momenti ed esperienze della mia quotidianità o del lavoro che svolgo al servizio degli altri: i passi compiuti, le paure, le gioie condivise, la sofferenza di tanti, troppi che neanche immaginavo, qui, proprio qui dietro l’angolo! Fratelli di altre nazioni e anche tanti italiani in cerca di dignità, di speranza, di cura, di qualcuno che creda in loro e li riconosca quali “figli del Padre e fratelli”! Ho pensato a quanto timore di Dio e con quanto rispetto dell’altro occorre accostarsi ad ogni singola persona, perché ciascuno è “suolo sacro”. Ora, però, provo a guardare innanzitutto me stessa con misericordia. Di fronte alle mie contraddizioni e ai miei limiti, alle mie insicurezze, alle mie paure
decido di accogliermi e accettarmi come sono: non “avevamo” forse solo cinque pani e due pesci quando Gesù sfamò cinquemila persone? Non era forse Mosè “inadatto a parlare” ma abbastanza umile da piacere a Dio? Poiché Lui agisce proprio in chi Gli fa spazio, riconoscendo la propria piccolezza e a lui si affida e in lui confida! Dio ha già seminato, ora cerca figli umili ma fiduciosi che collaborino alla raccolta della messe, andando dove Lui si trova. C’è Dio nel mio fratello. Nel fratello che ha bisogno e mi chiede sostegno o consiglio, nel fratello che mi ringrazia o mi sorride, ma anche nel fratello che con la sua rigidità e il suo sarcasmo mi ferisce, nel fratello che mi accusa
di aiutare chi non se lo merita, dimenticando che anche Gesù era “amico dei peccatori”. Nel fratello che con la sua diversità mi obbliga a rivedere i miei schemi e nel fratello “importuno” che con le sue richieste mi costringe a interrompere il mio lavoro e i miei progetti e “perdere” il mio tempo per stare con lui e così “riempire di eternità” ogni attimo, cercando di capire cosa Dio vuole dirmi anche attraverso di lui. E c’è Dio anche dentro di me, se solo rimango in silenzio per ascoltarlo. Non ho che “cinque pani e due pesci”, Signore, ma se vuoi, dove vuoi manda me.

VALENTINA

 

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NON E’ L’ABITO CHE FA LA GIOIA

Pubblichiamo la LETTERA DI P. SEBASTIANO AMATO, missionario saveriano in Congo, in occasione della Veglia Missionaria diocesana 2017.

 

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Sono P. Amato Sebastiano di Monterosso Almo in Provincia di Ragusa. Mi trovo nel Congo dal 1975 ed oggi mi ritrovo ancora con lo stesso entusiasmo di sempre e con una esperienza di gioia colma da traboccare. A volte mi chiedo perché Dio ha scelto proprio me per un simile dono? Tutto è grazia.

Eccomi a voi in questo momento di Veglia Missionaria con il tema: la messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Negli anni passati (i più anziani se ne ricordano) quando pronunziavamo questa frase, il nostro pensiero era sempre rivolto ai missionari che erano pochi e insufficienti per annunziare il Regno di Dio in un mondo vasto e pagano.  Ed era vero.

Nei miei primi 15 anni di missione mi trovavo a Walungu nella tribù dei Bashi. Tutto era grande: la parrocchia, come territorio,  era più grande della nostra Provincia di Ragusa e oltre metà, zona di foresta, senza strade, quindi da percorrere a piedi; la popolazione era una moltitudine, oltre 150.000 abitanti con ancora una grande percentuale di pagani; il numero dei catecumeni era grande, oltre 5000 l’anno; le scuole costruite o da costruire, organizzate o non ancora, erano numerose, oltre 150;…. Tutto in grande e noi missionari eravamo solo tre. Con la grazia di Dio e la collaborazione efficace di tantissimi laici locali, posso dire che mai abbiamo lavorato così tanto e così bene e non ci sentivamo pochi perché riuscivamo a fare tutto. Anche durante la guerra, molti erano dovuti partire ed eravamo rimasti in pochi, ma sostenuti dalla grazia di Dio e dalla fraternità che si era creata tra i membri di tutte le Congregazioni rimaste, abbiamo potuto lavorare sempre al meglio, come se la guerra ci passasse a lato senza scalfirci.

Adesso in Congo abbiamo vescovi locali, sacerdoti, suore e laici impegnati in gran numero, le parrocchie grandi si sdoppiano per creare altre parrocchie per l’abbondanza di vocazioni che ci sono, almeno in alcune Diocesi più fiorenti. Si vede una Chiesa viva che da oggetto della Missione sta diventando soggetto della missione nel mondo. Oltre ad avere i suoi sacerdoti o i suoi religiosi, tramite le Congregazioni religiose, la Chiesa africana manda missionari e missionarie in tutto il mondo… Noi, come Missionari Saveriani del Congo, ne abbiamo in Cina, in Tailandia, in Messico, Brasile, in Sierra Leone, Camerun, Chad, Mozambico…  e, ogni anno, i nostri seminaristi, senza contare quelli della teologia che si trovano in altre nazioni, ne abbiamo una media che supera i 75.

Io mi chiedo: Come mai questa inversione di rotta: da noi in Italia non ci sono più vocazioni e nel mondo recentemente evangelizzato, ci sono molte vocazioni? Non sarà perché non abbiamo pregato abbastanza? Oppure perché pregavamo con disinteresse pensando che le vocazioni erano per le missioni e che per noi non era necessario? Come se da noi era assicurato che ne avremmo sempre avute? Oppure perché abbiamo perso il senso missionario della Chiesa?

Il giorno che Monsignor Pennisi, vescovo di Ragusa,  mi aveva dato la lettera di presentazione per andare missionario dai Saveriani di Parma, mi disse una frase che oggi capisco meglio.  Io mi scusavo per il fatto di lasciare la Diocesi sapendo che c’era pure bisogno (e in quel tempo di vocazioni ne avevamo abbastanza, anche se non sono mai troppe), e lui mi disse: “Non aver paura, perché, se noi continuiamo ad avere grande spirito missionario e continueremo a mandare missionari nel mondo, il Signore non ci farà mai mancare le vocazioni necessarie per la nostra Diocesi”.

Se oggi la nostra Diocesi di Ragusa ha poche vocazioni sacerdotali, non può essere causato anche dal fatto che il nostro spirito missionario si è fortemente indebolito e non mandiamo più missionari e missionarie nel mondo? A volte pensiamo che le vocazioni sacerdotali e missionarie vengono quando la Diocesi ha molti sacerdoti e può darne come in soprappiù.  Per Monsignor Pennisi era proprio il contrario: a un grande spirito missionario aperto alla evangelizzazione dei popoli nel mondo intero, con tante vocazioni sacerdotali e missionarie, corrisponde nelle nostre Diocesi la garanzia e il dono di tante vocazioni sacerdotali e religiose. Così dobbiamo chiederci questo: se nella nostra Diocesi le vocazioni sacerdotali sono diminuite non è forse anche perché è diminuito nelle nostre parrocchie lo spirito missionario?

In questa veglia missionaria dedicata propria alla preghiera per le vocazioni, preghiamo il Signore perché aumenti il nostro spirito missionario e che in tutte le nostre parrocchie ciascuno si impegni a trasmettere il vangelo al suo vicino, cosciente che la nostra fede aumenta nella misura in cui sappiamo condividerla con altri. Preghiamo perché la nostra pastorale parrocchiale sia sempre più impregnata di spirito missionario ad gentes, per accogliere la dinamicità di una Chiesa in uscita e in cammino verso i più poveri che sono quelli che non conoscono ancora il Vangelo. Preghiamo perché i cristiani prendano a cuore le opere missionarie della Chiesa e le sostengano con le loro preghiere e con le offerte generose, frutto di condivisione e di sacrificio.

Anch’io, dal Congo, mi unisco alla vostra preghiera e insieme invochiamo il Signore dicendo: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai. Ti preghiamo Signore: manda molti e santi operai nella tua messe, sceglili in “tutte le ore del giorno” dalla prima all’ultima ora, in tutti i ceti sociali da quelli ricchi a quelli più poveri, in tutte le nazioni e da tutte le razze… uomini e donne, e che, anche nelle nostre parrocchie e diocesi, non vengano mai a mancare i tuoi santi ministri e annunziatori fedeli della tua Parola, per l’avvento del tuo Regno.

Padre  AMATO SEBASTIANO                  Bukavu   29/09/2017

Bukavu  7/2/2017

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I nostri piccoli progetti sono:

  • Kujifunza ni haki (l’istruzione è un diritto) aiutare i bambini nella retta scolastica, perché tanti non riescono a studiare. (per le scuole elementari, secondo le zone, la media è di 8€ et per le scuole superiori è una media di 15€)
  • Orfanotrofio di Kilomoni. Si tratta dei bambini orfani di mamma morta al momento del parto, che nei villaggi morirebbero senz’altro.
  • Mutuelle de santé (Assicurazione salute). E’ il modo migliore che abbiamo trovato per aiutare tante famiglie per i problemi di malattia. Si adotta una famiglia con la somma di 60€ per un anno.
  • Adozione di un seminarista missionario: qui, contrariamente che in Europa, abbiamo molte vocazioni missionarie di giovani che vogliono servire il Signore e sono disposti a portare il Vangelo dell’amore in tutto il mondo. La messe è abbondante, ma mancano i mezzi sufficienti per sostenerli, farli studiare e prepararli bene ad essere missionari. Un sostegno costante è di 100€ al mese, ma qualunque aiuto è il benvenuto.
  • Intenzioni di sante messe. Anche questo è un buon sostegno per i missionari: far celebrare loro delle sante messe e diventa un modo di pregare gli uni per gli altri nella comunione dei santi.
  • Missioni di Kitutu e di Luvungi (Diocesi di Uvira). Queste due missioni festeggiano per il 2017 il loro giubileo di 50 anni. Qui le feste diventano momenti privilegiati di animazione cristiana verso i pagani e di animazione vocazionale e missionaria per una chiesa aperta sul mondo.
  • I poveri li avrete sempre con voi.  Ogni giorno c’è tanta gente che passa per salutarci e, spesso si tratta di   poveri con i problemi ricorrenti di fame, scuola, salute, alloggio. Si dà sempre qualcosa: poco si, ma mai a mani vuote!!! 

 


Lettera del nuovo direttore, don Santo Vitale, ai confratelli sacerdoti

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Ragusa, 8 ottobre 2017

Eccellenza reverendissima,
Carissimi confratelli.
Per prima cosa ringrazio S.E. il vescovo per la fiducia e il servizio che mi ha affidato
nell’animare missionariamente la nostra Diocesi; mi scuso con tutti voi se fino adesso non vi ho scritto neanche una riga visto che siamo già in pieno ottobre missionario.
Da alcune settimane i membri del Centro Missionario Diocesano hanno consegnato nelle
vostre parrocchie il materiale per l’animazione missionaria con l’auspicio che sia
utilizzato ed esposto nelle bacheche delle vostre parrocchie, con l’aiuto dei delegati
parrocchiali.
Se nella vostra parrocchia non vi fossero dei delegati, dei referenti per l’ufficio
missionario, vi chiedo di invitare qualcuno/a della comunità e di segnalarlo all’ufficio;
insieme cresceremo per custodire ed animare la vocazione missionaria delle comunità.
Nell’allegato trovate il messaggio del papa per questo mese missionario; la veglia di
preghiera in formato word per essere modificata come si ritiene opportuno per poterla
realizzare nei diversi vicariati della diocesi secondo il calendario stabilito a suo tempo con don Giovanni Battaglia; il calendario del Centro Missionario Diocesano con le attività
pastorali programmate, mentre, in seguito verranno comunicate le date per gli incontri
formativi dei giovani, dei delegati missionari delle diverse parrocchie della diocesi, degli
eventi nazionali e delle possibili esperienze nelle missioni.
Sapete, quando inizia qualcosa di nuovo, inizia sempre piccola, sottoterra e solo nel tempo cresce prima lo stelo, poi la pianta con i frutti. Anche per me è la stessa cosa, nel lasciarmi accompagnare, innestare dentro il Centro missionario diocesano accompagnato dall’équipe esistente per poter pian piano crescere e animare missionariamente tutta la diocesi nelle sue diverse strutture. Ho bisogno di tempo per prendere confidenza, cercherò di venirvi a trovare nelle vostre parrocchie, vi chiedo un ricordo nelle vostre preghiere.

Don Santo Vitale
Direttore


Don Enrico Arena, promotore della pastorale missionaria

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Don Enrico Arena 
voleva essere missionario… 
e lo è stato come Dio ha voluto e dove lo ha “mandato”.
Ha aderito al Movimento dei Focolari e ne ha vissuto profondamente la Spiritualità Sacerdotale insieme ad altri confratelli (Focolare via dei Mille).
Ha lavorato da pioniere alla pastorale vocazionale creando il CE.VO. diventato vero vivaio e Comunità di accompagnamento per ragazzi e giovani, parecchi dei quali oggi preti.
Ha lavorato da pioniere alla pastorale Familiare – Matrimoniale creando il primo Consultorio Familiare di ispirazione cristiana.
Ha promosso la Pastorale Missionaria organizzando viaggi in Europa, in Africa e America creando tramite i filmati una conoscenza e sensibilizzazione dell’opera missionaria e la conoscenza di Comunità cristiane operanti nel mondo.
Don Enrico ha creduto nella Pastorale della Comunicazione realizzando reportage da inviato speciale senza frontiere e creando delle trasmissioni ad hoc nelle tivù locali… La sua creatività tecnologica lo portò a realizzare un racconto originale della Seconda Guerra Mondiale raccontata da lui con “effetti ” speciali !
Don Enrico uomo di Dio e per questo uomo tra gli uomini, ha illuminato umilmente i sentieri umani con le beatitudini…


Incontrare Siciliani in America Latina

La Testimonianza di Claudia Distefano in visita alla famiglia Macca, presso la missione francescana di Copiapò – Cile e a p. Gaetano Castello in Argentina.

Quando si fa un viaggio lungo un mese, può capitare di sentire sollievo, nel poter parlare per un giorno o un paio di giorni la propria lingua madre; se poi questa include anche l’accento siciliano, il sollievo aumenta.

Quando si fa un viaggio in Sud America, in stile economico e improvvisato, si prova decisamente sollievo nell’essere ospitati da qualcuno che ti mette a disposizione casa propria a titolo completamente gratuito: wifi e una doccia calda sono in alcune zone davvero quasi un lusso. Aggiungiamo che il nostro viaggio ci ha portato ad essere d’inverno anche a meno 5 gradi sotto zero, con bagni all’aperto e assenza di copertura telefonica. Ecco, in mezzo a tutto questo, di ritorno da 4 duri giorni in Bolivia, ho deciso insieme alla mia amica di passare da una città lungo il nostro percorso in Cile, per incontrare dei giovani missionari di cui mi aveva parlato mia madre Gisela Hein, membro dell’equipe missionaria di Ragusa.

Così abbiamo incontrato Angela e Salvatore Macca, verso la fine del nostro viaggio questo luglio (2017) e verso la fine della città di Copiapò, alle porte del deserto di Atacama. ( Foto 1, 2, 3)

L’impressione è stata di immediata e totale accoglienza. (Foto 8)Nonostante fossimo in fondo delle perfette estranee per loro, hanno dimostrato disponibilità totale, cucinato per noi cibi tipici cileni e organizzato “giri e gite perlustrativi”, dalle baracche ancora semi distrutte dall’alluvione di poco tempo fa, fino alla costa dell’oceano Pacifico, insieme ai loro due splendidi bambini bilingue. (Foto 4,5,6,7,)Unica nota negativa: il pericolo ragni velenosi! Grazie al cielo mai avvistati.

Angela e Salvo si impegnano con la loro energia giovanile, ad evangelizzare e proporre attività di aggregazione, da anni a migliaia e migliaia di kilometri da casa.

Un altro incontro in stile siciliano è stato quello con il sacerdote Padre Cayetano Castello, nella capitale Buenos Aires qualche settimana dopo. ( Foto 9) Ciò che colpisce a prima vista della città è la sua straordinaria grandezza smisurata… Una stessa strada in rettilineo, può essere lunga anche 22 km, senza che per questo si esca dalla città; il numero civico in questi casi arriva fino a 20.000! Molti dei 12 milioni di abitanti vivono in zone di anarchia, dove le strade non hanno un nome e la criminalità trionfa. Padre Cayetano ha spostato tutti i suoi impegni e mi ha mostrato il quartiere in cui opera da decine e decine e decine di anni. Qui i salesiani sono molto presenti con oratori, (Foto 10) scuole ed altri edifici; c’è molto da fare ed ogni giorno centinaia di poveri si mettono in fila per cenare alla mensa. Abbiamo visitato anche il battistero dove è stato battezzato Papa Francesco. (Foto 11 , 12)

Sono grata di avere incontrato questi compaesani siciliani nel bel mezzo dell’America latina.

Il coraggio dello spostamento e il dono dell’accoglienza sono valori preziosi.

Claudia Distefano

 


P. Amato e Suor Iannizzotto testimoni per…”Avere fiducia”

“Avare fiducia” è stato il tema scelto dagli animatori della Parrocchia San Luigi di Ragusa per i 52 ragazzi (11-15 anni) della comunità, in occasione del campo scuola vissuto a Casa San Luca, nei giorni 11/12/13/14 Luglio scorso.
La riflessione sul tema proposto era già stara avviata in Quaresima. Ai gruppi dei ragazzi, che vanno dalla prima media al secondo superiore, era stato lanciata l’iniziativa di preoccuparsi dei problemi dei vari continenti, concentrandosi particolarmente sugli stati dove si trovano i missionari iblei.
I gruppi di questa età sono 11, si chiamano tribù e prendono il nome dei 12 figli di Israele. 11 stati per 11 tribù. Il primo step: conoscere gli stati e i loro problemi; secondo step: conoscere i santi che hanno lavorato in quegli stati (la chiesa del passato); terzo step: contattare i missionari iblei che oggi lavorano in questi stati, per scoprire la fa Chiesa cosa fa ora. I ragazzi li hanno contattato via e-mail e hanno risparmiato qualcosa per donarla a loro.
Tra i tanti missionari che hanno risposto alle e-mail dei ragazzi , siamo stati fortunati ad averne due presenti proprio al campo estivo. Padre Amato (che la parrocchia di San Luigi conosce bene, perché la frequenta spesso quando è in Italia) e Suor Lucia Iannizzotto. Hanno risposto alle domande dei ragazzi con allegria e hanno fatto capire meglio i problemi e le risorse degli stati dove prestano servizio: è stato bello ascoltarli. Soprattutto hanno trasmesso il concetto di comunione tra gli uomini di chiesa: padre Amato quando già pensava di partire era stato colpito dall’entusiasmo durante la cerimonia del mandato di Suor Lucia, dove lui, seminarista, cantava nel coro. È bello sapere che tutto è collegato e che c’è una mano che intreccia i nostri fili in modi che neanche noi conosciamo ma che scopriamo con la nostra vita.
Ecco alcune risonanze su questo speciale incontro.
Simone, 3 media – Mi ha colpito molto quello che fanno per gli altri per farli stare bene e fare capire che esistono anche loro infatti io stimo i missionari per il coraggio che anno ad affrontare malattie e affrontare la vita la in quei paesi che non è facile. Un’altra cosa importante a noi studenti ci secca ad andare a scuola anche se abbiamo tutte le comodità e a scuola arriviamo in 1 minuto e invece loro fanno Km e Km per andarci
Ester 3 media – Le parole di Suor Lucia e Padre Amato sono state molto significative, mi hanno fatto tanto riflettere sul fatto che non abbiamo tutti le stesse cose…mi dispiace che ci sono persone che hanno TROPPO e persone che hanno TROPPO POCO…sicuramente ho cambiato alcuni modi nella mia vita e spero lo facciano anche i miei compagni…è stato un bell’incontro❤
Michela, 2 media – Nei missionari, supratutto su suor Lucia e Padre Amato ho visto uno spirito coraggioso che io non avrei sicuro… Mi ha colpito soprattutto come Padre Amato vede morire tante persone bambini e adulti ogni giorno… E il coraggio di una ragazza cha a 22 anni decide di diventare missionario!
Alessio, 3 media – A me i missionari mi sono piaciuti tutti e due (sono veramente degli eroi che per aiutare quelle persone si sono messe nella loro situazione ). Una cosa che mi ha colpito e il succhia veleno di padre Amato
Simone, 1 media – A me ha colpito che nonostante tutte le sofferenze che hanno patito e tutte le giungle che hanno attraversato erano contenti di essere missionari e non rimpiangere di essere partiti
Luca, 1 superiore – A me ha colpito che grazie alla loro forza spirituale e a quella di dio sono riusciti a salvare tanti bambini e tante comunità. Inoltre mi ha colpito che non si sono mai pentiti di cio che hanno fatto e penso che Non si pentiranno di cio che faranno
Ammamaria Allocca


P. Silvestro Castilletti è salito alla casa del Padre

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L’11 Luglio scorso p. Silvestro Castilletti, missionario cappuccino originario di Ragusa, è morto in Brasile all’età di 98 anni (n. 22 Marzo 1919).

Incardinatosi nella provincia di Rio de Janeiro, ultimo di 12 missionari originari della provincia religiosa dei Frati Minori Cappuccini di Siracusa in Brasile, era partito per l’America Latina  a soli tre anni dall’ordinazione sacerdotale. In occasione di una visita del padre provinciale che passava dal convento di Vittoria, dove p. Silvestro era stato destinato nel dopoguerra, ricevette la chiamata alla missione “ad Gentes”: “Vuoi andare in Brasile?”. E p. Silvestro: “Si, ora!”. E il 24 settembre del 1946.

Il 7 giugno di 2001, Padre Luis Canoa Sicheira, Ministro Provinciale di Rio, incontrandosi a ltambacurì prima di partire dopo una riunione, gli disse: “Frei, scriva le sue memorie”. E p. Silvestro, ormai poco più che ottantenne, inizia a scrivere le memorie di una lunga vita dedicata quasi interamente alla missione, pagine di un diario di bordo che intitolerà con una semplicità tutta francescana “Ricordando”, dove sono raccontati i ricordi di una vita dove la grazia di Dio si mescola con la quotidianità delle vicende umane. P. Silvestro ne racconta tanti e molti di questi li ritiene veri e propri miracoli – come usa dire nei suoi scritti –  episodi che a volte non hanno molta apparenza…”perché Dio aiuta i piccoli”.

P. Silvestro, quasi centenario, ci ha lasciato una grande testimonianza di vita consacrata in particolare alla missione e all’evangelizzazione dei popoli, dalla lontana Itanbacurì a 700 Km da Rio, stato di Minas grande come due volte l’Italia. Nel cuore pulsante di questo paese di montagna, dove ha vissuto con i molti poveri presenti in quella terra, fondata dai PP. Cappuccini per evangelizzare degli indios nativi nel centro della foresta, il suo battito si sentirà ancora…

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